Enna. Al via processo per favoreggiamento dell’immigrazione
Enna-Cronaca - 28/12/2012
Si è aperto al tribunale di Enna il processo a carico di sette persone che sono accusate di favoreggiamento e sfruttamento dell’immigrazione clandestina, addirittura la Procura sostiene che gli imputati avrebbero fatto entrare clandestinamente centinaia di extracomunitari. Gli imputati sono i barresi Fabio e Aldo Li Volsi, ambedue di 46 anni, Giuseppe Baiunco di 54 anni, il pietrino Eros Potente, 31 anni, i cingalesi residenti a Catania Mostafa Abu Bakar di 34 anni, detto Mark, e Arman Chockdar di 31 e il catanese Giovanni Pio Pirrotta di 43 anni. Tutti sono accusati per aver violato le norme sull’immigrazione, traendone profitto dall’ingresso illecito di tanti extracomunitari, dal 2007 al 2009; clandestini, per la Procura, che erano costretti a pagare da 200 a 300 euro a testa. Fabio Li Volsi da solo è accusato anche di ricettazione di elettrodomestici di provenienza illecita, mentre il solo Potente è accusato anche di spaccio di stupefacenti dal 4 al 26 ottobre 2009. I sette imputati sono difesi dagli avvocati Franco Puzzo, Antonio Impellizzeri, Franco Nicoletti, Gaetano Giunta, Giovanni Zagarese, Fabio Presenti e Isabella Giuffrida, dei fori di Enna e Catania. Il processo si è aperto con un rinvio, per consentire un “termine a difesa” al neodifensore di Potente, l’avvocato Gaetano Giunta del foro di Catania. Gli imputati dovranno presentarsi il 27 febbraio dinanzi al tribunale collegiale, presieduto da Vittorio Giuseppe La Placa. Gli arresti si concretizzarono a seguito di un’indagine accurata degli agenti della Digos, diretti dall’attuale capo di gabinetto della Questura Giada Pecoraio. Secondo queste indagini extracomunitari e cittadini rumeni sarebbero arrivati in varie province della Sicilia attraverso una possibile organizzazione criminale in grado di “facilitare” gli spostamenti degli immigrati dietro compensi. Fabio Li Volsi e Potente si sarebbero occupati di agevolare l’ingresso e la permanenza dei clandestini, con la collaborazione di datori di lavoro compiacenti, fra cui ci sarebbe stato Baiunco. Dal canto suo, il cingalese Mark era ritenuto, secondo gli investigatori, “capace” di far arrivare in Italia centinaia di persone provenienti dal Nord-Africa.