Omicidio di mafia a Pietraperzia, ucciso a fucilate allevatore ed il suo cane

Questa notte a Pietraperzia Vincenzo Di Calogero di 41 anni, allevatore incensurato, è stato ucciso con tre colpi di fucile, uno alle spalle e due al torace, uno forse a bruciapelo, assieme al suo cane. Il corpo è stato trovato da alcuni familiari in contrada Celumbello, nella periferia del paese. Hanno visto il gregge di famiglia rientrare senza di lui e si sono messi in macchina a cercarlo, facendo il macabro rinvenimento a due passi dalla zona del pascolo. Immediatamente hanno dato l’allarme.

Pietraperzia – Hanno visto ritornare alla fattoria il gregge senza il padrone ed il suo cane preferito e questo li ha allarmati tanto è vero che dopo un’ora di attesa, intorno alle 20 si sono precipitati in caserma per denunciare la sua scomparsa, quella di Vincenzo Di Cataldo, allevatore pietrino di 41 anni, con piccoli precedenti penali. A trovare il corpo senza vita di Vincenzo Di Cataldo e del suo cane preferito, intorno alle 22, sono stati due cugini; viveva con i genitori e proviene da una famiglia dove vi sono due fratelli e due sorelle, nel quartiere Mandre dove vi abitano gli ultimi residui della pastorizia. Si tratta di un omicidio di stampo mafioso nella forma, ma potrebbe essere scaturito nei contrasti che sorgono nel mondo agricolo, nella battaglia dei pascoli, nella dinamica potrebbe anche essere considerato un omicidio d’istinto. L’assassino o gli assassini hanno sparato colpi di fucile calibro 12, caricato a pallettoni che lo hanno raggiunto al torace, forse i primi due, ed alle spalle, un quarto colpo è stato riservato al cane di guardia. Il corpo è stato trovato da due cugini in contrada Celumbello, a tre chilometri dal paese,in una zona impervia , dove si trova una piramide di pietre. Trovato il corpo è stato allertato il magistrato di turno , il Sostituto Procuratore, Francesco Rio, ed il medico legale,il dottor Cataldo Raffino, che ha effettuato l’esame esterno del cadavere, poi lo stesso è stato trasportato all’obitorio del cimitero di Enna, dove lunedì o mercoledì sarà effettuata l’autopsia da parte dello stesso dottor Raffino. E’ chiaro che in un delitto di questo genere le prime 48 ore sono sicuramente le più importanti, fondamentali per cercare di trovare delle tracce concrete, una strada che possa portare all’identificazione dell’assassino o degli assassini, perché gli investigatori sono convinti che ad operare siano stati in due nel preparare l’agguato. Parenti ed amici sono stati immediatamente convocati in caserma per cercare di ricostruire la giornata dell’ucciso. Per certi aspetti Vincenzo Di Cataldo era un pastore metodico in quanto partiva con il suo gregge intorno alle 9,30 del mattino, dove avere sbrigato i lavori nel suo ovile, quindi rimaneva fuori sino intorno alle 18 per poi tornare nella fattoria di famiglia dove c’era l’ovile per il gregge. Ecco perché nel vedere ritornare il gregge senza il padrone e senza il cane, i familiari si sono allarmati e subito hanno dato l’allarme , denunziando la scomparsa e, quindi, da qui sono partiti le ricerche alle quali hanno partecipato tutti, anche i vigili urbani ed i parenti che sapevano benissimo dove erano i luoghi dove Vincenzino andava a pascolare con il suo gregge. Omicidio di difficile lettura perché il mondo agricolo, il mondo degli allevatori hanno dei codici di comportamento che somigliano molto al mondo mafioso e qui si spera che non ci siano comportamenti omertosi nelle ricerca dell’assassino.