lunedì , Agosto 2 2021

I pericoli nascosti della pizza d’asporto

La pizza è uno dei cibi “italiani” più consumati al mondo, che hanno fatto dell’Italia una delle culle, se non la culla, della gastronomia. Margherita, capricciosa, napoletana, al sugo o bianca, ogni giorno si mangia che è un piacere. Soprattutto al taglio e a casa, con la “consegna a domicilio” che è diventato un must per tutte le pizzerie che si rispettino. L’importante è che arrivi nelle nostre case calda e fragrante, quasi fosse uscita al momento dal forno. Fredda e un po’ dura perderebbe la sua bontà e la sua ragion d’essere. Per cui è fondamentale che il trasporto della pizza sia effettuato nel modo migliore e corretto, salvaguardando oltre al gusto anche e soprattutto l’igiene. Ecco quindi balzare in primo piano la questione dei cartoni che fungono da contenitori per il trasporto. Nel 2010 l’Unione Nazionale consumatori lanciò un allarme, denunciando la possibile presenza nei cartoni di sostanze tossiche per la nostra salute. “Il 90% dei produttori di queste scatole – affermò circa due anni fa l’associazione – utilizza come materia prima cartoni che hanno un
contenuto di macero mai inferiore al 20% e ogni giorno viaggiano in cartoni non a norma oltre 2 milioni di pizze da asporto”. Furono eseguite alcune analisi che rilevarono la presenza di diisobutilftalato, un solvente utilizzato nel riciclaggio della carta per togliere inchiostri e coloranti. “Questa sostanza non solo è nociva – spiegò l’Unc – ma migra facilmente nella pizza. In Italia pur essendo obbligatorio l’uso di carta di pura cellulosa e vietato l’impiego di carta da macero, non esiste l’obbligo di apporre sulle scatole alcuna dichiarazione che attesti la conformità alla norma”. A Somma Vesuviana, in provincia di
Napoli, è stata fondata l’associazione “Porta pizza sicuro”: “L’idea è nata da poco in collaborazione con un altro scatolificio di Napoli, la Dasalcart, con l’obiettivo di fare in modo che si vendano solo scatole per la pizza alimentare secondo i criteri stabiliti dalla legge – ha dichiarato Ciro Martinelli, uno dei fondatori nonchè titolare dell’omonimo scatolificio – Le scatole in cui si trasporta la pizza sono fatte per lo più di cartone, un materiale che spesso
viene riciclato.
La formula della pizza perfetta
Secondo la legge, però, i materiali da riciclo possono essere utilizzati solo per alcuni tipi di prodotti alimentari e tra questi non rientra la pizza. Questo perché il cartone, a contatto con un alimento caldo, potrebbe favorire un’emigrazione di sostanze nocive. Il nostro obiettivo è garantire un prodotto per alimenti sicuro al 100% e dotato di tutte le certificazioni che per legge siamo obbligati ad avere. Nel nostro caso, dunque, la carta è di prima scelta e certificata”. Scatole di cartone per pizza sicure sotto ogni punto di vista, anche perchè “ogni mese vendiamo due milioni e mezzo di scatole – ha concluso Martinelli – e la maggior parte è destinata al territorio nazionale, mentre circa 500.000 all’estero”. E allora continuiamo a goderci una bella pizza a casa, risparmiando qualche euro rispetto alle pizzerie tradizionali, ma pretendiamo di farlo senza correre pericoli per la nostra salute.

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