Tribunale Nicosia: in 5 mila alla manifestazione contro la soppressione. Amministrazioni hanno annunciato dimissioni in massa di giunte e consigli comunali
Enna-Cronaca - 09/09/2013
Nicosia. Più di 5 mila persone hanno partecipato stamani a Nicosia alla manifestazione per chiedere che il tribunale locale non venga soppresso. Tra di loro i sindaci di 20 comuni del comprensorio dei Nebrodi, rappresentanti dell’associazionismo, del mondo imprenditoriale e sindacale. “Dalla manifestazione- ha detto Michele Pagliaro, segretario generale della Cgil Sicilia – si alza forte la voce della comunità locale per chiedere alle istituzioni, in primo luogo alla Regione, di intervenire per evitare che il tribunale venga cancellato. Per questo obiettivo – ha aggiunto- la protesta continuerà e varcherà anche lo Stretto. E’ inaccettabile – ha sottolineato Pagliaro- che un importante presidio per la legalità venga meno, rendendo di fatto più difficile l’amministrazione della giustizia nell’area. La legge che ridisegna la geografia giudiziaria va
rivista – ha concluso Pagliaro – tenendo conto delle esigenze dei territori e comunque, come avvenuto in altri casi, chiediamo che il provvedimento di soppressione del tribunale di Nicosia venga revocato”.
Già dalle 5 del mattino gli autotrasportatori hanno piazzato tir e mezzi pesanti a ogni ingresso della città senza però realizzare un vero e proprio blocco stradale: si transita, ma con forti rallentamenti. Dal palazzo di giustizia si è mossa un corteo, guidato da una ventina di sindaci, non solo dei Comuni ricadenti nella circoscrizioni giudiziaria di Nicosia ma anche in quella di Mistretta (Messina), altro Truibunale destinato alla chiusura dal 13 settembre. Il sindaco di Nicosia, Sergio Malfitano, non è sceso in strada ma si è arrampicato sul tetto del Municipio. I sindaci e altri esponenti delle amministrazioni comunali hanno annunciato le dimissioni in massa di giunte e consigli comunali nel caso in cui non venisse concesso una proroga ai due Tribunali. Il corteo e’ stato salutato dalle campane di tutte le chiese di Nicosia, che hanno suonato per 15 minuti. E ieri sera, in occasione della processione della Madonna della Catena, il sacerdote che due giorni fa era salito sul tetto della cattedrale, ha tenuto davanti al Tribunale una breve omelia, e ha parlato del rischio di una rivolta qualora le istanze dei cittadini non venissero accolte. Il sacerdote ha quindi benedetto i dimostranti che da quattro giorni presidiano il palazo di Giustizia.
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Anche il COISP – Sindacato Indipendente di Polizia – era stamani presente alla manifestazione generale in difesa del Tribunale di Nicosia. Santino Li Calzi, Segretario del COISP della città dell’Aquila ma Sperlinghese d’origine, ha fatto visita ai poliziotti della Sezione di Polizia Giudiziaria del Tribunale di Nicosia per portar loro il saluto e la solidarietà di Franco MACCARI Segretario generale del sindacato indipendente di Polizia e di Giuseppe Milano segretario ennese del COISP. Proprio in questi giorni, a seguito della paventata chiusura di 31 Tribunali e 31 Procure della Repubblica, di 220 sezioni distaccate di Tribunale e di 667 Uffici del Giudice di Pace, con il conseguente dislocamento del personale assegnato o applicato alle sezioni di polizia giudiziaria delle procure della Repubblica presso i Tribunali cui sono trasferite le funzioni degli uffici soppressi, il COISP ha inviato una nota al Ministero dell’Interno con cui si stigmatizza il disinteresse del Dipartimento della Pubblica Sicurezza nei confronti del personale di Polizia in quanto non si è preoccupato di fornire una adeguata informazione alle OO.SS. dimostrando indifferenza verso i rapporti con le rappresentanze sindacali del personale, ed ha anche testimoniato di non avere a cuore, nemmeno in piccola misura, le sorti dei tanti poliziotti interessati dalla soppressione degli Uffici in questione, e le problematiche che gli stessi dovranno sopportare trovandosi trasferiti in sedi anche notevolmente distanti da quella ove prestavano servizio e senza la benché minima indennità o, stante appunto il disinteresse del Dipartimento della P.S., alcuna possibilità di essere assegnati ad altri Uffici di polizia. Per tali motivi il COISP si schiera apertamente al fianco dei numerosi poliziotti, ma anche del personale delle altre Forze di Polizia in questa dura battaglia.
“Il Ministro della giustizia Annamaria Cancellieri travalica la volontà dei cittadini infischiandosene della votazione pressocchè unanime delle Camere che si erano espresse per il rinvio di due anni sulla soppressione e la chiusura dei tribunali”. È il vice presidente vicario del Parlamento siciliano Antonio Venturino ad esprimersi in questi termini dopo aver preso contezza del grave disagio cui vanno incontro oltre 900 tribunali cosiddetti minori che assicurano in tutta la penisola uno dei diritti sanciti dalla carta europea dei diritti fondamentali, che all’articolo 47 si esprime proprio in tema di equità di giustizia. “Sto in questi giorni incontrando centinaia di cittadini della provincia di Enna che giustamente protestano per la soppressione di un tribunale, quello di Nicosia, che per il territorio rappresenta un insostituibile baluardo della presenza dello Stato. Oggi assisto ad una politica autoreferenziale, che ha come unico obbiettivo quello di farsi i fatti propri a discapito dei cittadini. Cancellare con un colpo di spugna un tribunale come quello di Nicosia, che serve un territorio isolato da un punto di vista orografico accorpandolo alla corte di Enna, è l’ennesimo delitto di una politica sorda, capace di attaccarsi al pretesto di una spending review che taglia solo i diritti dei cittadini, anziché i privilegi della politica. Il disegno globale a mio avviso è quello di privatizzare anche il sistema giustizia, a tutto svantaggio della cittadinanza. Mi piacerebbe sapere se il guardasigilli ha analizzato il provvedimento alla luce del disastro che provocherà al sistema giudiziario, che necessità si di uno snellimento, ma non merita di essere gambizzato”. Il Vice Presidente dell’Ars Venturino si rivolge inoltre al governatore dell’isola Rosario Crocetta: “Invito il Presidente Crocetta a farsi portavoce insieme agli altri presidenti delle regioni italiane che come noi vivono questo disagio, a portare la questione sul tavolo del presidente del Consiglio Enrico Letta”.
Le associazioni Arci e Libera sostengono la protesta dell’intera comunità di Nicosia, che ha proclamato per oggi, lunedì 9 settembre, una giornata di sciopero generale per esprimere il proprio dissenso alla chiusura del Tribunale: da qualche giorno sono attivi un presidio permanente e altre iniziative di protesta a cui hanno già aderito tutti i dieci comuni ricadenti nella competenza territoriale del Tribunale. Si tratta dell’unico tribunale siciliano ad essere soppresso, uno dei più efficienti del Paese, e che si ritrova a cadere sotto la scure della logica del risparmio a ogni costo ai danni dei cittadini. I Comuni della zona, le cittadine e i cittadini, avvocati, associazioni, scouts, in queste si stanno opponendo pacificamente al trasferimento dei fascicoli, e chiedono che non si sacrifichi sull’altare dei tagli alla spesa pubblica un presidio di legalità fondamentale in un territorio già violentato dalla comprovata presenza mafiosa. In uno Stato democratico, in uno Stato che voglia vincere la sfida di un futuro libero dalle mafie, è inconcepibile che l’apertura o la chiusura di un Tribunale debbano sottostare a logiche di mercato, come se il perseguimento della Giustizia fosse un prodotto su cui risparmiare e non piuttosto un diritto garantito dalla Costituzione della Repubblica, quella stessa Costituzione che è la radice più forte del diritto di cittadinanza e che è tutelata proprio dai Tribunali della Repubblica che oggi si vogliono chiudere. Per queste ragioni esprimiamo la nostra preoccupazione per la grave decisione di non concedere una proroga al termine ultimo fissato per la chiusura del Tribunale di Nicosia (13 Settembre 2013) e facciamo nostro il grido di allarme lanciato dalle cittadine e dai cittadini della provincia di Enna contro una riforma ingiusta che mette in pericolo la salvaguardia della giustizia e della legalità e quindi della democrazia.