giovedì , Febbraio 25 2021

Leonforte. Ancora Bibliotecando estate

Mariangela BiffarellaLeonforte. Domenica sera, “cummigliati” nell’antro della villa Bonsignore, i paladini della cultura tavachina si sono mossi per ragionar di Scirocco, il romanzo di Mariangela Biffarella vincitore del premio Bukowski 2014. “Partorì, in un limpido mattino di ottobre…” Il dialetto per diletto e l’italiano cronachistico, la società e l’individuo, la “vanedda” e la casa, la ricchezza più ostentata che reale e la dignità del lavoro nei campi: arsi e ingenerosi di Cannolo, terre paesane trasportate in quel di Mistretta/Leonforte o la Sicilia tutta. Sono questi gli antipodici argomenti che hanno offerto il destro alla poliedrica Giovanna Maria, questo il canovaccio di Sandro Rossino e queste le parole che hanno abitato Rosaria Camiolo, Angela Riggio e Ignazio Vanadia che ha fatto la copertina del romanzo: Case stupefatte cercano il sole. Case donne, case come archetipiche forme, che stringono in un mortifero abbraccio chi non vuole librarsi al di sopra dei loro tetti. Teresa è zoppa ma è anche orgogliosa e si fa “masculazzu” per necessità e non manca di augurare a sua figlia un futuro di indipendenza e libertà. Libertà dai pregiudizi e dalla pochezza di chi nell’altro vuol vedere solo un ruolo e non una irriducibile diversità. In Scirocco si ride con la Milanese: un donnino “tutta scocche e maniglie” che scesa dal continente pensa di poter sfidare lo sguardo libidinoso degli statici “circolanti”. Contadini o nobili decaduti, tutti accomunati dal pensiero della femmina da possedere per potersene vantare. Altri tempi certo, ora tutto è mutato soprattutto a Leonforte. Gli uomini in Scirocco ci sono e sono predatori ma anche teneri, infaticabili padri come il padre di Mariangela, a cui il romanzo è dedicato e squattrinati posatori da fotoromanzo, sono i figli di una società maschilista che arranca a declinare al femminile le possibilità esistenziali da maschio. In Scirocco ci sono le comari, le zitelle e le pettegole. C’è la Sicilia bedda insomma che con poche parole e con lento parlare affascina sempre e ammalia e cunta per il piacere di cuntari.

Gabriella Grasso