martedì , Gennaio 19 2021

Leonforte. Di notte… le stelle

Lunedì 10 luglio al Circolo di Compagnia di Leonforte, Filippa La Porta ha presentato il suo ultimo scritto: Di notte…l e stelle.
Il libro racconta la vicenda di Faisal Igala, ingiustamente incarcerato a Enna per omicidio pluriaggravato. La vicenda di Faisal tocca i temi della stretta attualità: traversate, sbarchi, annegamenti e preconcetti. Faisal , accusato di “aver gettato persone a mare”, conosce Filippa nella casa circondariale “Luigi Bodenza” dove la professoressa La Porta insegna italiano ed è nello sforzo di integrarsi che Faisal studia la lingua del Paese di “accoglienza”. Integrazione, dice il professore Collura, è una parola ignobile perché pretende la rinuncia di sé per diventare come gli altri. Bisognerebbe sostituire integrazione con ospitalità, suggeriscono gli interventi dei professori Rubino e Nigrelli. Faisal ricordando la sua infanzia nel Ghana dice degli studi e delle sberle del padre “fissato con l’istruzione dei figli”. La vicenda di Faisal viene ricostruita sommariamente dall’avvocato Andrea Di Salvo. Faisal si trovava sulla barca della morte, quella nota per l’uccisione dei migranti da parte di altri migranti “per scaramanzia”. Su quel peschereccio partito dalla Libia con a bordo 400 persone e approdato a Lampedusa il 4 agosto del 2011 viaggiavano musulmani e cristiani e fu naturale credere che ad annegare fossero stati i cristiani per mano dei musulmani invece si dimostrò, con l’assoluzione di Faisal, che i riti propiziatori erano stati suggeriti da un pastore cristiano “che teneva una Bibbia in mano”. In altri termini “la matrice cristiana degli omicidi aggravati da futili motivi era facilmente deducibile”, ma si preferì condannare in primo grado il musulmano a quattordici anni. In Appello, scrive Di Salvo, rischiavamo l’ergastolo. I racconti frammentari delle persone e lo shock da idrolisi per aver bevuto l’acqua di mare rendevano tutto assai complicato eppure Il 15 dicembre del 2015 Faisal venne assolto per non aver commesso il fatto. Conoscere queste vicende aiuterebbe certamente l’opinione pubblica a comprendere meglio la quotidianità. Aiuterebbe certamente di più che indossare magliette rosse “per mettersi nei loro panni”.

Gabriella Grasso