giovedì , Gennaio 28 2021

Il singolare caso di Jenny di Troina che fa il suo dovere di maestra in una scuola del pavese, ma viene punita dalla dirigente scolastica

TROINA. Immaginiamo che Silvestro, il protagonista del romanzo Di Elio Vittorini “Conversazioni in Sicilia”, avesse conosciuto Jenny Calabrese, l’insegnante troinese di scuola primaria in un uno dei 188 comuni della provincia di Pavia che si è rivolta alla forze dell’ordine per segnalare il caso di una sua alunna che subiva maltrattamenti in famiglia da parte del padre. Avrebbe trovato una conferma alla sua teoria del Gran Lombardo, che non è uno grande e grosso nato in Lombardia, ma uno o una, che sente di dover compiere, e li compie, non i soliti doveri, ma i nuovi doveri, e più alti, verso gli uomini e i più deboli. Silvestro sa che Troina è uno dei posti lombardi del Val Demone, e lo dice alla madre che gli chiede di spiegarle cosa intende dire per Gran Lombardo, e quindi non si sarebbe meravigliato di vedere in Jenny una ‘Gran lombarda’. Jenny è una giovane donna di 37 anni, che ha vissuto come tanti e tante troinesi l’esperienza dell’emigrazione. E’ nata in Germania nel 1982 a Magonza da genitori troinesi emigrati. “A Magonza ci sono stata fino a quando avevo sei mesi, dopo i miei genitori da Magonza si sono trasferiti a Babenhausen, una piccola città vicina Ulm in Baviera, dove ho vissuto fino a 9 anni. Nel 1991 la mia famiglia è rientrata a Troina”, ricorda Jenny. Jenny trascorre la sua adolescenza nel paese di origine dei sui genitori e cresce come una troinese a tutti gli effetti. “Finite le medie, mi sono iscritta al magistrale di Nicosia dove ho conseguito il diploma di maestra. All’Università di Catania mi sono laureata in psicologia. Adesso mi sto specializzando in psicoterapia all’università di Roma, sono al quarto anno”, continua Jenny. Come molti giovani troinesi, non trovando lavoro, Jenny con la sua laurea in tasca va via da Troina alla ricerca di un lavoro. L’esperienza dell’emigrazione non le è estranea. L’ha vissuta con la sua famiglia in Germania per 9 anni, come l’hanno vissuta gran parte dell’intero paese. Non c’è una famiglia troinese che non abbia fatto quest’esperienza. “Sono andata definitivamente via da Troina nel 2014 per stabilirmi in una piccola città della provincia di Pavia dove insegno in una scuola primaria pubblica ed è qui che è accaduto l’episodio per il quale mi hai chiamato. Puoi fare il mio nome, ma ti chiedo di non scrivere il nome della città e preferirei che non pubblicassi neppure la mia foto per tutelare la privacy dell’alunna. Non avrei alcuna difficoltà per quanto mi riguarda personalmente, ma sai c’è di mezzo una bambina ed è giusto tutelarne la privacy. Non voglio che si risalga alla sua identità”, mi ha raccomandato Jenny, che oltre ad essere una giovane coraggiosa donna troinese che compie i’ nuovi doveri, e più alti’, verso i più deboli, è un’insegnante molto seria e professionale. Non faccio il nome della cittadina del pavese e non pubblico la sua foto. Di quello che ha fatto i suoi concittadini troinesi ne sono orgogliosi. La considerano giustamente un’eroina. Jenny si considera una persona normale che ha fatto semplicemente il suo dovere. “Non ho fatto nulla di straordinario, non mi aspettavo un ringraziamento, ma sicuramente non mi aspettavo una punizione. Ho provato a fare un gioco di squadra con la dirigente scolastica, purtroppo questo non è stata possibile”, mi ha detto con amarezza Jenny, che aveva più volte segnalato alla dirigente scolastica il caso della bambina che veniva a scuola con i segni della violenza subita in famiglia. Nonostante le ripetute le segnalazioni di Jenny, la situazione in cui si ritrovava la bambina non cambiava. A questo punto Jenny denunciava il caso alle forze dell’ordine. Per tutta risposta, la dirigente la sospendeva dal lavoro e dallo stipendio. Ma come per quel mugnaio prussiano che confidava nel fatto che a Berlino ci sarebbe stato un giudice che gli avrebbe dato ragione a lui e torto al prepotente barone che gli toglieva l’acqua del fiume, anche per Jenny c’è stato un giudice che ha dato ragione a lei e torto alla dirigente scolastica.
A Jennj la mia personale simpatia e solidarietà e di tutta la redazione di Vivienna.

Silvano Privitera