Piano Casa, il Sunia attacca: “Inadeguato per la Sicilia” ed Enna paga il prezzo più alto
Enna-Cronaca - 02/05/2026
“Il diritto alla casa è diventato irraggiungibile per una quota crescente di famiglie”. Roberto Alosi, segretario generale del SUNIA CGIL Sicilia, non usa giri di parole. E quando il sindacato degli inquilini siciliani apre il fuoco contro il Piano Casa varato dal governo Meloni, il pensiero corre inevitabilmente alla provincia di Enna — 152.387 abitanti nel 2025, una delle realtà più povere d’Italia, con un indice di vecchiaia che ha già superato quota 227. Un territorio che non aspettava una riforma astratta: aspettava risposte concrete. E secondo il SUNIA, quelle risposte non sono arrivate.
Cosa promette il Piano Casa
Il provvedimento dell’esecutivo ha numeri ambiziosi sulla carta: 100.000 alloggi entro il 2036, fino a 10 miliardi di euro di risorse pubbliche da usare come leva per attrarre capitali privati, recupero di circa 60.000 unità oggi inutilizzate o degradate, nuove costruzioni per redditi medio-bassi e semplificazione delle procedure edilizie. Nella stessa cornice si inserisce anche l’accelerazione delle procedure di sfratto. Un piano che, visto da Roma, sembra organico. Visto da Enna, appare lontano anni luce.
Il fabbisogno reale: tra 80 e 120 mila unità in tutta la Sicilia
Il SUNIA stima per la Sicilia un fabbisogno compreso tra 80 e 120 mila unità abitative di edilizia popolare e sociale. Un patrimonio pubblico esiste, ma per larga parte è inutilizzabile: degradato, abbandonato, in attesa di interventi che non arrivano. “È da qui che dovrebbe partire un vero piano”, dice Alosi: recuperare, riqualificare, assegnare. A Enna il Comune gestisce i bandi IACP per l’edilizia residenziale pubblica, con graduatorie per assegnazioni temporanee destinate a situazioni di emergenza. Ma i fondi strutturati scarseggiano, e la dipendenza da misure regionali frammentarie — come i bonus nascite attivi in alcuni comuni ennesi — fotografa bene l’assenza di una strategia organica.
Il nodo dei capitali privati: chi protegge il piano, e chi esclude
Il punto di rottura tra il sindacato e il governo è filosofico prima ancora che tecnico. Il Piano Casa punta sui capitali privati come moltiplicatori della spesa pubblica. Il SUNIA li legge come potenziali vettori di speculazione. “Il rischio concreto”, avverte Alosi, “è che una parte rilevante delle risorse finisca per sostenere operazioni immobiliari e rendite, anche attraverso l’ingresso di grandi fondi finanziari, piuttosto che rafforzare l’edilizia pubblica destinata alle fasce più deboli”. Per un territorio come quello ennese — dove il mercato immobiliare già oggi presenta affitti a partire da 200 euro spesso inadatti alle situazioni di emergenza sociale — l’ingresso della logica di mercato nell’edilizia residenziale pubblica non è un’opportunità: è un pericolo.
Salari, spopolamento, insularità: le variabili che il piano ignora
La provincia di Enna non è solo povera in senso assoluto: è povera in modo strutturale. Oltre un terzo degli occupati siciliani guadagna meno di 10.000 euro lordi l’anno. Il lavoro è precario e discontinuo. In questo contesto, anche un canone calmierato può restare fuori portata. Lo spopolamento delle aree interne — fenomeno che colpisce duramente l’ennese, privandolo di giovani, famiglie e redditi — rende ancora più fragile qualsiasi politica abitativa costruita su scala nazionale senza calibrature territoriali. E poi c’è l’insularità, variabile che il SUNIA denuncia come sistematicamente ignorata: costi più elevati, investimenti ridotti, accesso al lavoro difficile. Enna subisce tutto questo in forma amplificata.
L’allarme sfratti: la morosità incolpevole come specchio della crisi
Forse il capitolo più allarmante, per una provincia con i numeri di Enna, riguarda le misure anti-morosità. In Sicilia, tra il 60 e il 70% degli sfratti è riconducibile a morosità incolpevole: famiglie che non pagano perché non possono, non perché non vogliono. Accelerare le procedure in questo contesto — senza intervenire su lavoro povero, precarietà e assenza di sostegni — significa scaricare sulle fasce più vulnerabili il costo di un problema che ha radici economiche e sociali. In una provincia dove l’alto indice di vecchiaia si sovrappone alla povertà diffusa, il rischio è quello di esporre anziani soli e nuclei fragili a conseguenze che nessun piano casa, da solo, sarà in grado di tamponare.
La richiesta al governo: casa, lavoro, coesione
Il SUNIA CGIL Sicilia chiede un cambio di rotta netto: risorse vincolate al Mezzogiorno, misure straordinarie per compensare lo svantaggio dell’insularità, e una visione che connetta politica abitativa, mercato del lavoro e coesione territoriale. Senza questo intreccio, il Piano Casa “rischia di diventare un’occasione mancata, incapace di rispondere ai bisogni delle persone e di fermare l’aumento delle disuguaglianze”. Per Enna, territorio che già oggi conta su fondi strutturali insufficienti e una rete di servizi essenziali sempre più rada, un’occasione mancata ha un costo che si misura in famiglie, in emigrazione, in abbandono. Un costo che la provincia conosce bene. E che non può permettersi di pagare ancora.