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Aidone: Lost and found – persi e ritrovati! 10 anni fa il rientro degli acroliti di Kore e Demetra

Era il 13 dicembre 2009 e Aidone era in festa, le strade del centro storico pulite e prive di macchine parcheggiate, chiese aperte con giovanissime guide pronte ad accogliere i visitatori, mostre e concerti, apertura di nuovi bar, imprese artigianali e Bed&breakfast, e tante, tante macchine con scorte che portavano uomini politici e personalità di ogni genere, come mai ne aveva visto il paesello; e promesse, tante promesse che alimentavano grandi speranze in un futuro luminoso. Da anni, scolaresche, associazioni, in testa l’Archeoclub, gente comune, magistrati e infine politici, avevano intrapreso una lotta contro i grandi musei americani per recuperare i tanti beni archeologici depredati da cinici tombaroli, rivenduti per poche centinaia di migliaia di lire e riapparsi nelle aste internazionali dove venivano battuti a suon di milioni di dollari. Finalmente si vedevano i risultati e con il bel manifesto “Morgantina 2009-2011. Il ritorno delle dee” la Soprintendenza e l’Assessorato regionale inauguravano la stagione dei grandi rientri: a breve sarebbe stata la volta degli Argenti di Eupolemos e poi quella della statua della dea, comunememte chiamata Venere di Morgantina o di Malibù, la sede del Paul Getty Museum che l’aveva acquistata per vari milioni di dollari.
L’Archeoclub, sezione di Aidone e il club per l’Unesco di Enna non hanno voluto che passasse in silenzio una simile ricorrenza; in collaborazione con l’amministrazione comunale e la direzione del Parco archeologico di Morgantina e Villa Romana del Casale e con il contributo di associazioni locali e nazionali, hanno organizzato la giornata evento “Morgantina lost, and found” per celebrare la ricorrenza decennale del ritorno dei preziosi reperti “persi e ritrovati “ e fare il punto della situazione. Ospite d’onore il generale di Brigata Roberto Riccardi, che oggi è alla direzione del Comando dei Carabinieri per la Tutela del Patrimonio Culturale, TCP, che nel 2019 ha festeggiato i suoi cinquantanni di vita. Il generale è anche giornalista e scrittore e nella sua ultima fatica, “Detective dell’arte”, narra le storie degli scavi clandestini, dei furti su commissioni, dei tombaroli e dei falsari di professione, degli interessi delle mafie e dei gruppi terroristici e dell’azione di contrasto da parte delle forze dell’ordine con la costituzione e l’azione della struttura investigativa, il nucleo dei Carabinieri TCP, che fa scuola in tutto il mondo. Il generale Riccardi ha riconosciuto il ruolo che gli aidonesi, che ha chiamato soldati della dea, hanno avuto nel sollecitare la restituzione di quelli che ritenevano i loro tesori, ma hanno avuto anche il merito di smuovere una situazione che sembrava immutabile; insieme ai nostri, infatti, rientrarono una sessantina di altre opere in vari musei italiani, provenienti da molti musei americani. A proposito di questo, nel corso del dibattito il procuratore della Repubblica, Silvio Raffiotta, che nella vicenda rivestì un ruolo di primissimo piano, ha proposto ai membri dei club Unesco presenti di farsi portavoce affinché l’icona della dea di Morgantina venga adottata dall’UNESCO come simbolo della politica delle restituzioni e delle lotte portate avanti dal Nucleo dei Carabinieri TCP. “Questo Museo, oltre ad esser lo scrigno della memoria di Morgantina, è diventato, suo malgrado, lo scrigno dell’opera del nucleo tutela e della politica delle restituzioni” e l’icona della dea di Morgantina rappresenta tutti i cambiamenti avvenuti in questi anni. La proposta è stata immediatamente accolta da Marcella Tuttobene presidente del Club per l’Unesco di Enna che ha promesso di farsene portavoce e di indire una sottoscrizione. Purtroppo il nostro Museo non è stato defraudato solo dai tombaroli e dai mercanti d’arte clandestini, ma molta parte dei suoi reperti più prezioni si trovano ancora nei musei di Agrigento e di Siracusa, sedi delle precedenti soprintendenze a cui apparteneva Morgantina. É stato più facile ottenere le opere preziose dai musei americani che li avevano, anche se in modo fraudolento, acquistati a carissimo prezzo, che dai musei siciliani in cui erano stati custoditi dopo il loro ritrovamento. Per non citare che le più note: le monete d’oro lasciate in eredità dal dottore Caltagirone, e consegnate alla dottoressa Fiorentini dal Professore Malcom Bell, che sono sparite nei caveau del museo o della Soprintendenza di Agrigento; il tesoretto di monete di argento rinvenuto a Morgantina nel corso degli scavi legali si trova a Siracusa, ma nell’uno né l’altro museo hanno mai mostrato l’intenzione di volerli restituire. Forse è necessario cominciare una campagna di pressione come si fece allora. A proposito di monete rimaste in altri musei il giudice Raffiotta ha raccontato un episodio interessante accadutogli nel 1998, quando venne a sapere che un tetradramma di argento proveniente da Morgantina era comparso in un’asta pubblica. Come magistrato telefonò al generale Conforti che riuscì a bloccare l’asta, dopo cinque anni la moneta fu restituita a Siracusa, che se la tiene stretta!
Ha introdotto i lavori il direttore del Parco archeologico di Morgantina e della Villa Romana del Casale Liborio Calascibetta, che ha annunciato di avere portato a termine e consegnato in Regione il bilancio per il 2020 e il Regolamento del Parco, gli atti propedeutici alla sua costituzione, che dovranno essere approvati dall’Assessore Regionale. Dopo di che sarà costituito il Comitato Tecnico Scientifico, formato, oltre che dallo stesso Direttore, dal Sovrintendente, dai sindaci dei comuni interessati, dagli esperti designati dall’Assessorato e da quelli nominati dai Comuni. Insomma se tutto va bene passerà ancora un anno per vedere realizzata l’autonomia del Parco! É intervenuto anche il Soprintendente di Enna Nicola Neri che ha collaborato a stilare gli atti citati in qualità di commissario; ha moderato gli intervendi ed il dibattito l’instancabile Serena Raffiotta, l’archeologa e guida turistica che ha fatto di Morgantina e del suo museo la sua bandiera e che ha recitato un ruolo da protagonista nella restituzione della testa di ADE, l’ultimo acquisto del Museo, anch’esso restituito dal Getty Museum di Malibù.
I numerosi ospiti sono stati rifocillati graziosamente nel salone della Rocca di Cerere Factory, accompagnati nella visita guidata al Museo di Aidone e infine intrattenuti con il concerto del Quartetto di archi dell’Orchestra da Camera E.C.O. di Enna.

Il rientro di queste opere d’arte dai vari Musei americani è stato un fatto di grande rilevanza a carattere nazionale e nel nostro caso ha destato forse eccessive speranze per la rinascita dell’economia del territorio. Sembrava che la loro sola presenza, in modo miracoloso, potesse rappresentare un volano di sviluppo e potesse frenare l’emorragia dei giovani che emigravano alla ricerca di un futuro economicamente sicuro. Non si è verificato nulla di tutto ciò: i giovani, e anche i meno giovani, hanno continuato ad emigrare trovando in giro per l’Italia o all’estero opportunità e sicurezze tali che inducono a non sperare più in un loro rientro. I turisti di passaggio sono aumentati, ma la società tutta, senza esclusione di responsabilità, non ha saputo cogliere le opportunità per cercare di trattenerli ed intrattenerli; le strutture turistiche ricettive sono rimaste carenti, le infrastrutture da terzo mondo. Non si è capito che l’offerta turistica non poteva e non può essere affidata alla sola presenza di Beni Culturali seppure di pregio.
La condizione delle infrastrutture, soprattutto quelle stradali, che in quei giorni occupò gran parte del dibattito, con promesse di soluzioni mirabolanti (chi non ricorda la strada parallella che avrebbe dovuto accompagnare il tratto dal Ciappino al Cimitero di Aidone?), è rimasta tale e quale, e forse anche peggiorata; se si escude la sistemazione superficiale del manto stradale in occasione del Giro d’Italia del 2018, i progetti di ampliamento e diversificazione della rete stradale sono rimasti confinati nei cassetti polverosi della Provincia che non c’è più. Si sono alternate tre amministrazioni comunali, l’ultima da pochi mesi; alla direzione del Museo e del sito archeologico c’era allora l’architetto Caruso, e poi la dottoressa Maniscalco, entrambi presenze attive e con un grande rapporto di vicinanza; con la costituzione del polo museale abbiamo subito l’assenza di una direttora esiliata nelle camere alte del palazzo Trigona, lontana e inavvicinabile; infine la costituzione del Parco archeologico ha visto l’avvicendarsi in un anno di due direttori.
Tutto ciò oggi induce a una riflessione per capire cosa non ha funzionato. Il sindaco di Aidone, Nuccio Chiarenza, ha affrontato questo aspetto annunciando che la loro iniziativa di promozione turistica è finalizzata a creare e proporre una offerta integrata che coniughi la visita al Museo e al sito di Morgantina con percorsi naturalistici, enogastronomici e di animazione culturale. I tempi urgono, il timore è che nel momento in cui si troverà una qualche soluzione efficace non ci siano piu aidonesi per sfruttarla e godersela.
Franca Ciantia

**per quei pochi che vogliano approfondire ciò di cui stiamo parlando:

Gli Acroliti di Morgantina risalgono al 530 a.C.,  sono il più antico esempio conosciuto di tecnica acrolitica, ma anche uno dei più raffinati esempi di scultura greca di influsso insulare. La tecnica acrolitica consisteva nell’accompagnare a statue di materiale povero (pietra o legno), la testa, le mani e i piedi in materiali più pregiati, come il marmo. I frammenti, due teste, tre mani e tre piedi, sono attribuiti alle statue di Demetra e Persefone, di dimensioni poco più grandi del naturale; rappresentano le divinità in posizione seduta, frontale e affiancate. Il sito di provenienza è stato identificato nella contrada di San Francesco Bisconti, dove si trova un complesso di sacelli allineati e distribuiti su tre livelli di terrazze. Dopo una storia rocambolesca, la restituzione al Museo di Aidone è avvenuta il 13 dicembre 2010. Oggi sono esposti con un allestimento tendente a suscitare l’emozione dell’epifania della divinità. L’allestimento è stato curato dall’architetto Russo, le dee sono state “vestite” dalla stilista siciliana Marella Ferrera.
UNA STORIA ROCAMBOLESCA CON UN FELICE FINALE: Nell’estate del 1979, cominciò a circolare in Aidone la notizia di una singolare scoperta: una serie di elementi di sculture in marmo – due teste con alcune mani e piedi – sarebbero state trovate da scavatori clandestini in contrada S. Francesco Bisconti. Iniziati gli scavi in autunno, non ci furono riscontri del rinvenimento ma si scoprirono le prime strutture di un grande santuario dedicato a Demetra. Qualche anno più tardi, a New York, fra gli appassionati di arte antica si diffuse la notizia dell’acquisto, da parte di un collezionista non identificato, di elementi di statue in marmo di età arcaica.
Fu un membro della missione archeologica americana di Morgantina, nel 1986, a identificare le sculture, anche grazie alla testimonianza di chi le aveva viste ad Aidone subito dopo il rinvenimento: erano esposte, in prestito da parte del collezionista che le aveva acquistate, al Paul Getty Museum di Malibu, in California. Le fotografie inviate dallo studioso a Malcolm Bell, direttore della missione americana di Morgantina, permisero per la prima volta il riconoscimento dell’età (VI a.C.) e dello stile dei pezzi e la loro attribuzione a statue di Demetra e Kore.
La consegna, nel 1987, delle fotografie da parte di Malcolm Bell al Soprintendente di Agrigento, Graziella Fiorentini, consentì l’avvio delle indagini. Dopo la denuncia della Procura di Enna, nell’estate del 1988, che segnalava la presenza delle statue trafugate da Morgantina al Paul Getty Museum, queste furono in fretta restituite al collezionista di New York, ancora non identificato.
Tra il 1988 e il 1989, le indagini del Procuratore di Enna, Silvio Raffiotta, riuscirono ad identificare i testimoni che avevano visto le sculture subito dopo lo scavo, gli intermediari che le avevano trattate sul mercato clandestino, l’antiquario di Londra, Robin Symes, che le aveva vendute e il compratore, il collezionista miliardario Maurice Tempelsman, noto anche per essere stato l’ultimo compagno di Jacqueline Kennedy Onassis.
Nessun esito, tuttavia, sortirono le trattative condotte dal Ministero dei Beni Culturali con l’attiva partecipazione del Comitato Interministeriale per la Restituzione delle Opere d’Arte; ma nel 2002, Maurice Tempelsman donò le sculture al Bayly Art Museum dell’Università della Virginia, vincolando il lascito al rispetto di due condizioni: l’assenza di pubblicità sulla donazione e sul nome del donatore e il divieto di restituire le opere all’Italia prima di cinque anni.
All’inizio del 2008, decorso il periodo imposto dal donatore, l’Università della Virginia, dopo il primo e unico convegno dedicato alla presentazione delle sculture, ne ha curato la restituzione all’Italia.

Franca Ciantia


news di riferimento:

Ad Aidone gli acroliti di Dèmetra e Kore restituiti dagli USA
Le Dee Demetra e Kore avviano il Progetto Morgantina 2009-2011 Enna nuovo polo archeologico Sicilia
Aidone. Ritorno degli acroliti: prima giornata ecologica

Video: Aidone il rientro della Venere Dea Demetra di Morgantina


Video: Morgantina Aidone. Il ritorno delle Dee (Acroliti)