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Sarà commemorato domani a Valguarnera il colonnello Emanuele Tuttobene ucciso a Genova 40 anni fa dalla brigate rosse

Valguarnera. Alla presenza delle massime autorità civili e militari della provincia, domani mattina 25 gennaio, presso la Chiesa di San Giuseppe alle ore 10,30, sarà commemorato a 40 anni dalla morte, il Ten. Col. Emanuele Tuttobene, ucciso dalle brigate rosse a Genova il 25 gennaio 1980, nell’adempimento del proprio dovere. La sua auto, intorno alle 13,15, venne intercettata dai terroristi che scaricarono le loro armi contro il tenente colonnello e il suo autista appuntato dei carabinieri Antonino Casu. L’attentato venne rivendicato alla redazione del “Secolo XIX” dalle Brigate Rosse – colonna Francesco Berardi. Tuttobene lasciò la moglie, Giuseppina Gilforte, e due figli. Il colonnello Tuttobene, sebbene vivesse da parecchi anni nel capoluogo ligure era molto legato al suo paese natìo Valguarnera, dove ancora oggi vivono alcuni amici e familiari, le nipoti Silvana e Marcella. A distanza di 40 anni è vivo ancora in paese l’eco di quella ferale notizia arrivata come un fulmine a ciel sereno. Una morte così crudele che colpì profondamente al cuore lo Stato e che riempì per diversi giorni le cronache nazionali: Emanuele Tuttobene non era solo un uomo delle istituzioni ma anche uno degli uomini di punta genovese, nella lotta contro il terrorismo. La salma, subito dopo la cerimonia di Stato svoltasi nel capoluogo ligure, fu condotta a Valguarnera ove in forma solenne vennero celebrati i funerali, ai quali parteciparono oltre alla moglie Giuseppina Gilforte e ai due figli, migliaia di persone e parecchie autorità civili e militari. Qualche anno dopo essere stato insignito di medaglia d’oro al valore militare, gli fu intitolata la compagnia dei carabinieri di Piazza Armerina. A distanza di 40 anni rimane ancora vivo il suo ricordo. Toccante la lettera inviata nell’occasione della commemorazione di 10 anni fa, dal figlio Mario:” E’ di grande conforto vedere che a 30 anni dalla sua morte, mio padre è ancora ricordato così affettuosamente nel paese che egli amava tanto e che era per lui un centro di affetti e di memorie, un focolare domestico che lo ritemprava e confortava. Ricordare il passato- scrisse il figlio- significa assicurarci un avvenire migliore. Il dovere della memoria non è tanto un obbligo di pietà verso chi non c’è più, ma un esercizio necessario per la creazione di una società sana. Vorrei che questo incontro fosse vissuto non come il doveroso omaggio ad una vittima del dovere, ma come l’occasione per esaminare e rafforzare ulteriormente, la nostra condivisione dei valori in cui mio padre credeva e che i suoi assassini disprezzavano più di ogni altra cosa”.

Rino Caltagirone