mercoledì , Aprile 14 2021

Amministrative 2020. Enna si rimetterà il cappello?

Il 15/6/2015 Enna andò al ballottaggio e fra Vladimiro Crisafulli e Maurizio Dipietro, scelse Maurizio Dipietro. Dipietro ebbe la meglio, con 7425 voti pari a 51,9%, sul favorito della vigilia: Vladimiro Crisafulli.
E ora? Oggi, dopo cinque anni chi sceglieranno gli ennesi? Enna è fra i comuni coinvolti nelle amministrative 2020, insieme a Agira, Centuripe, Nicosia, Pietraperzia e Valguarnera Caropepe; il 24 maggio, con possibilità di ballottaggio il 7 giugno ad Enna si sceglierà il nuovo sindaco.
La volta scorsa gli ennesi urlarono: “Libertà. Libertà” convinti di aver avuto la meglio sul Sistema, incarnato da Crisafulli. Crisafulli, ex deputato, ex senatore del PD e pure coordinatore del Partito Democratico è stato l’Irriducibile, nonostante le inchieste della magistratura e il processo interno al PD; ha comandato e comanda, tirando i fili dei tanti pupi sparsi sul territorio ed è il padre del quarto polo universitario della Sicilia, la Kore. Enna scegliendo l’antagonista, cinque anni fa, volle tentare di sciogliere i fili e provare a essere senza Vladimiro, inteso Mirello o anche “Cappiddazzu”, ma ha arrancato e pare che molti hanno cominciato a declinare un what if carico di pentimento.
Le ambizioni di Mirello hanno portato l’università, l’equilibrismo precario di questa amministrazione cosa ha portato? quali progetti per il futuro? 
Mirello, per interposta persona, ci sarà anche questa volta? I soliti chiacchieroni lanciano ballon d’essai e “irrevocabili dimissionari” appaiono all’orizzonte. Mirello in dote porta e offre “una solida dotazione di professori e di ricercatori mediamente molto giovani, un ateneo che ha già un riconosciuto prestigio anche all’estero, una struttura di supporto amministrativa e tecnica molto preparata e attentamente diretta, una reputazione accademica forte e crescente in Italia e nelle classifiche internazionali” dice l’ex presidente della Kore, Cataldo Salerno. Contro il Potere sempiterno e mutaforme si leveranno barricate? Si proverà a smontare il Palazzo? Il Pif di turno inviterà a buttare fuori “a calci” l’uomo di chi comanda e vince anche col sorteggio?
Oggi in Italia c’è un drammatico vuoto di potere “in sé”, scriveva Pasolini. Come siamo giunti a questo vuoto? O, meglio, come ci sono giunti gli uomini che volevano cambiare le cose? La loro inconsapevolezza è assoluta; il potere, che essi pensano di gestire procede senza di loro e a loro resta solo l’illusione di poter cambiare quello che è già determinato da altri, altrove.

Gabriella Grasso