martedì , Settembre 21 2021

Commissione Antimafia regionale ha incontrato il Prefetto di Enna, i comandanti provinciali delle forze dell’ordine ed il Procuratore

Enna. Nella mattinata la Commissione Antimafia regionale ha incontrato il prefetto di Enna, i comandanti provinciali delle forze dell’ordine ed il Procuratore. Il presidente dea Commissione Antimafia regionale Claudio Fava, al termine delle audizioni in Prefettura, ha incontrato la stampa, questo quanto emerso.

Massima riservatezza sulle indagini che la Procura della Repubblica di Enna ha in corso sulla vicenda dei concorsi sull’esternalizzazione degli incarichi legali da parte dell’Asp, a causa del congedo del dirigente legale, in ferie per 365 giorni, il concorso a dirigente legale e un approfondimento su 12 candidati, tutti della lista a sostegno del sindaco appena rieletto Maurizio Dipietro, tutti vicini all’Asp o perchè dipendenti o legati da contratti di lavoro. Lo ha detto il presidente della Commissione antimafia, Claudio Fava, in conferenza stampa al margine delle audizioni che la Commissione ha fatto oggi in prefettura. “Sappiamo solo che la procura ha delegato la squadra mobile per approfondire questi tre filoni. Noi non abbiamo chiesto, né ci sono stati forniti elementi ulteriori. E’ prassi dovuta, di questa Commissione, di attenersi, quando ci sono indagini in corso, alla riservatezza richiesta “. Anche sul fronte dei concorsi comunali nulla di nuovo. “C’è un rapporto ispettivo che è stato consegnato dal’ispettore, inviato dall’assessorato regionale, trasmesso all’assessorato e alla Corte dei Conti – ha detto Fava- Anche questo rapporto è in questo momento riservato ,non estensibile e, dunque, anche su questo, aspetteremo di conoscere nel dettaglio i rilievi e le valutazione che sono state fatte dall’ispettore”.
“La provincia di Enna conferma di fare parte di una geografia criminale che in Sicilia è consolidata con la caratteristica di essere provincia di transito e di investimento anche da parte di altre famiglie criminali palermitane, messinesi, catanesi”. “Le informazioni che abbiamo raccolto ci hanno fornito molti elementi – ha detto il presidente Claudio Fava – sui quali la commissione avrà motivo e ragione per continuare a lavorare. Enna è un luogo in cui hanno ritenuto costruire solidi legami di apparentamento criminale, sufficientemente al riparo da sguardi indiscreti, pensiamo alle riunioni sugli attentati dell’estate 1992. Da allora ad oggi la presenza mafiosa resta una presenza che ha un suo significato e lo conferma l’operazione Ultra che ha riportato alla ribalta la figura di Raffaele Bevilacqua che dal 41 bis viene posto ai domiciliari, forse con una sottovalutazione, non certo degli inquirenti locali, sul grado di pericolosità e pervasività di queste famiglie”. Sono emersi i tentativi di Bevilacqua, attraverso la figlia che era il legale del boss, anche lei indagata, di ottenere il trasferimento dagli arresti domiciliari a Catania a Barrafranca, cittadina della famiglia Bevilacqua. “Quello che viene fuori dall’indagine Ultra è che tutto questo porta a conseguenze dal punto di vista dell’inquinamento territoriale, amministrativo e politico lo dimostra anche la vicenda in cui si trova Barrafranca, che abbiamo approfondito e che ha portato la prefettura a disporre il 12 agosto un accesso. I tre mesi si concluderanno a breve e poi si deciderà se prolungare o meno il lavoro dei commissari. Un quadro di forte compromissione dell’intera struttura amministrativa del Comune di Barrafranca – ha detto Fava durante l’incontro con la stampa – asservita al Bevilacqua. Il sindaco Accardi, che è indagato, viene intercettato durante una videochiamata al capomafia, dal bar del figlio di Bevilacqua e il segnale dal punto di vista dell’autorità giudiziaria è di forte asservimento. Adesso saranno valutazioni che la Prefettura farà e successivamente farà il Consiglio dei ministri, sull’ipotesi di scioglimento del Comune di Barrafranca, nel quale, peraltro, si sono registrate molte parentele tra consiglieri comunali e impiegati con personaggi di spicco del contesto criminale del paese”.

“Il dato che preoccupa la Commissione regionale antimafia, per le conseguenza che potrebbe avere, è la grande capacità di attrarre e disporre di fondi comunitari legati all’agricoltura da parte, non soltanto di famiglia legate a Cosa nostra ma anche l’investimento di altre province che vengono a fare incetta di aziende e terreni per potere poi sfruttare i fondi comunitari attraverso processi di falsificazione di tutto l’iter amministrativo”. Lo ha detto il presidente della Commissione Antimafia, Claudio Fava ad Enna. Il quadro che esce fuori, secondo la Commissione, è quello di una serie di collusioni tra imprenditori agricoli e professionisti, notai, avvocati, disposti a certificare il falso e le disattenzioni degli enti che avrebbero dovuto controllare, tra i quali l’Agea.” In due anni sono stati messi a disposizione di questo territorio, ci ha detto la Guardia di Finanza 80 milioni di contributi della Comunita europea – ha aggiunto Fava – La sensazione e la preoccupazione è che una parte significativa non sia servita a dare ristoro all’economia locale agricola ma sia servita ad alimentare i profitti privati di chi ha costruito un iter criminale attraverso una somma di progressive falsificazioni per ottenere questi fondi, pur non avendone diritto”. Tra questi Fava cita la vicenda di Salvatore Seminara, condannato per associazione mafiosa, al quale sono stati sequestrati, 35 ettari di terreno, i quali buona parte non erano di sua proprietà, messi a disposizioni attraverso fasulli contrati di affitto e i contributi comunitari percepiti sono serviti per spese personali tra i quali l’acquisto di un appartamento all’amante.