mercoledì , Gennaio 20 2021

Nascere a Enna ai tempi del Covid-19


La seconda ondata della pandemia da Coronavirus non ha trovato impreparati gli operatori del reparto di Ostetricia di Enna. Già nel mese di marzo il reparto era stato individuato dall’Assessorato regionale alla Salute come Centro di riferimento per le pazienti gravide e puerpere Covid positive assieme a soli altri quattro punti nascita (Palermo, Agrigento, Messina e Catania). Nella prima fase nessuna donna gravida era risultata Covid positiva e nell’apposita area Covid avevano partorito solo donne a rischio provenienti dalle zone rosse della provincia ennese. Da ottobre a oggi invece presso l’Area Covid Ostetrica si sono registrati ben 15 parti sia spontanei che con taglio cesareo. Sono giunte a Enna anche gravide provenienti da fuori provincia per ricevere la necessaria assistenza. Il punto nascita di Enna è stato individuato come centro regionale Hub per lo STAM (Servizio di Trasporto Assistito Materno) cui fanno capo le province di Agrigento Caltanissetta e Enna e questo sia per professionalità presenti che per le strutture presenti in Ospedale. L’Umberto I è fornito infatti di rianimazione, neonatologia, farmacia e emoteca.

Dott. Giovanni Falzone

In questa seconda fase della pandemia da Sars CoV-2 il reparto di Ostetricia e Ginecologia, primario il dott.Giovanni Falzone (nella foto), è stato modulato in ben tre sezioni: l’area Covid (situata al secondo piano), l’area Bianca e l’area Grigia con annesse sale parto per ciascuna area (in quella Covid c’è anche la sala operatoria dedicata).
Nell’area Covid vengono ricoverate e/o visitate le donne Covid positive, nella grigia quelle in attesa di tampone molecolare definitivo e di conferma e nella bianca le donne risultate negative. Ogni donna in gravidanza viene, prima di entrare in reparto, sottoposta a tampone molecolare rapido e dopo destinata ad una delle tre aree a seconda del risultato del tampone. Ognuna occupa una camera con bagno proprio (in caso di sovraffollamento solo nell’area bianca vengono sistemate due pazienti per stanza), non possono entrare assistenti esterni e i tempi di degenza sono stati ridotti notevolmente. I tagli cesarei non sono aumentati di numero per le contingenze pandemiche.
Già dalla prima fase il partner assiste al parto della propria compagna grazie alla videochiamata che viene effettuata con i dispositivi (smartphone e tablet) forniti dall’azienda. Il personale che assiste ai parto (spontanei o cesarei) si cautela con i dispositivi di protezione individuale presenti in numero adeguato.
E’ stato osservato che i neonati di madri positive risultano negativi alla nascita e stanno bene.
La positività al virus non impedisce l’allattamento al seno.
A Enna le precauzioni per partorire in sicurezza e vivere in serenità questo momento speciale sono state prese tutte eppure le criticità non mancano. Il personale è infatti -abbastanza- carente e deve dividersi senza promiscuità fra le tre sezioni quindi risulta spesso insufficiente e risulta encomiabile il lavoro che i diversi operatori ogni giorno con grossi sacrifici vi svolgono.
Quel che è certo è che è preferibile sempre un centro come quello di Enna professionalmente e strutturalmente adeguato a ogni imprevisto. Non c’è solo il Covid da dover gestire e i rischi delle varie patologie sono sempre in agguato. Diverse emergenze come una severa emorragia da placenta previa o un raro caso di cardiomiopatia dilatativa acuta in una paziente che aveva da poco subito un intervento di taglio cesareo sono state ben gestite ed affrontate con grande professionalità. Un punto nascita sfornito di rianimazione e neonatologia è sempre da sconsigliare.
In ultimo c’è da aggiungere un dettaglio di non poco conto, prima del Covid-19 si partoriva con accanto il papà e ad aspettare il nuovo arrivato nella camera attigua c’erano i nonni e qualche amica. Si poteva contare sul confronto con le altre puerpere e sulla presenza costante di operatori che spiegavano come cambiare il pannolino, lavare un sederino, fare il bagno al bebè o medicare il moncone del cordone ombelicale. Oggi tutto questo manca e manca anche la possibilità di parlarne apertamente. Si è parlato molto e giustamente della disumanizzazione della morte durante questa pandemia, ma anche la disumanizzazione della nascita è una ferita che può far male ai genitori, ai nonni e chissà, forse anche ai bambini. E dopo? La solitudine delle neo mamme, il senso di inadeguatezza e l’impossibilità del sostegno necessario quanto male faranno? Il Covid 19 ha cambiato l’ordine delle cose caricando le donne, per le cure domestiche e familiari, di un grave fardello. Ancora una volta.


Gabriella Grasso