martedì , Aprile 13 2021

Leonforte. Il Venerdì Santo la Matrice chiude per Covid-19

Leonforte. Nel  pomeriggio di venerdì 2 aprile, venerdì Santo, la Chiesa madre veniva chiusa al pubblico per la sanificazione dei locali. Il sindaco, di concerto con l’arciprete e le confraternite, interrompeva le funzioni in corso perché apprendeva di un positivo al Covid-19, presente in chiesa quel giorno e nei giorni precedenti.

La notizia, evidentemente curiosa, passa sul TGR di sabato 3 aprile e suscita un clamore tale nella comunità cittadina,  da indurre il sindaco a smentirla: “Il Tg3 ha comunicato due notizie totalmente false. Nessuna delle due corrisponde infatti al vero. Ci saremmo aspettati maggiore professionalità nella verifica delle notizie da parte di professionisti dell’informazione, a maggior ragione trattandosi di servizio pubblico”. Sabato mattina, da uno screening su base volontaria, venivano tamponati 270 soggetti che nei giorni scorsi avevano preso parte alle funzioni religiose e di questi 4 risultavano positivi. Il sindaco e molti parrocchiani hanno ribadito, con veemenza, la sicurezza dei luoghi di culto scartando l’ipotesi di un contagio in quelle sedi, ma la polemica  ha coinvolto i paesani, che hanno dibattuto sull’opportunità delle funzioni religiose in tempo di restrizioni sanitarie, punitive per ristoranti, bar, piazze e parchi pubblici ma permissive per “altro”. Innegabile è certamente l’accortezza usata per il rispetto del distanziamento e delle norme anti contagio  all’interno delle chiese, ma altrettanto innegabile è l’assembramento che si forma davanti le chiese prima e  dopo le funzioni religiose. Questa ovvietà, denunciata da molti sui social,  ha suscitato parecchia indignazione,  tanto da indurre i presunti untori a dichiararsi rigettando l’ipotesi di un contagio in chiesa inducendo le tifoserie a ricorrere all’hate speech e al rassicurante quanto inutile benaltrismo: “e allora il mercato? E allora i gggiovani? E allora i runner? E allora eccetera, eccetera, eccetera.  Ogni epidemia porta con sé la  paura del contagio: furono i pozzi del Pireo nel V sec. a.C., fu lo straniero che toccò il duomo nella Milano dei Promessi Sposi, furono gli invidiosi che immersero la pietra contaminata nell’acquasantiere della chiesa del Carmelo nel 1624, sono stati i cinesi nel marzo scorso. Il nemico è necessario, serve a rafforzare il potere fragile e a compattare la comunità disgregata. Alla base di queste angosce collettive abitano angosce  primitive e dinamiche sociali semplificate tipo “ingroup vs outgroup” ovvero sentimenti positivi e trattamenti speciali per il proprio gruppo e sentimenti negativi e trattamenti punitivi per il gruppo altrui. Occorrerebbe dare senso alla comunità senza schierarsi, occorrerebbe rassicurare e raffreddare gli animi, sarebbe opportuno insomma  alimentare la speranza e non la paura perché arriverà  la pioggia manzoniana  a lavare  via la peste e dovrà trovare un paese unito, non lacerato da sospetti e calunnie. Avremmo voluto leggere post pacificatori e rasserenanti e invece abbiamo letto parole divisive e di ingiuria. Un’ altra occasione persa.

Gabriella Grasso