mercoledì , Luglio 28 2021

Rete ospedaliera. Enna: dentro l’ex CISS di Pergusa, fuori Piazza Armerina e Leonforte?

Al via altri tre cantieri per potenziare la Rete ospedaliera Siciliana. Sono stati stipulati dagli uffici diretti da Tuccio D’Urso, tre nuovi contratti per altrettante opere sul territorio dell’Isola. Fra questi il CISS di Pergusa. All’ex Ciss di Enna si completeranno gli interventi di trasformazione di quel complesso, in un Centro di recupero per i post-covizzati, otto posti di terapia sub intensiva, necessari a potere assistere i pazienti più gravi. Quindi verrebbero utilizzati fondi Regionali, soldi pubblici, per il potenziamento della rete ospedaliera… Ma che nicche e nacchi, si direbbe a Piazza Armerina, un centro di recupero per i post covizzati con la rete ospedaliera? Ma certo che “nacchi”, è pur sempre, ormai, un bene dell’azienda sanitaria. L’ex Ciss di Enna sembrerebbe aver subito negli anni, delle trasformazioni nella sua destinazione, un po come il covid con le varianti. Nel lontano 2012 l’allora Direttore Generale dell’Asp di Enna, dott. Baldari annunciava: “ Lavori per la ristrutturazione del fabbricato ex CISS per adibirlo a centro interprovinciale per la riabilitazione funzionale dei soggetti portatori di disabilità fisiche, psichiche e sensoriali in località Pergusa”.

Qualche anno dopo, per l’esattezza nel 2016, è il parlamentare Giorgio Ciaccio del Movimento 5 Stelle a chiedere lumi sulla destinazione dell’immobile: “la struttura avrebbe dovuto ospitare, un centro dotato di due reparti di medicina fisica e di riabilitazione e riabilitazione cardiopolmonare, oltre a varie camere di degenza, aule per la formazione e una serie di spogliatoi e ambienti di servizio per il personale medico. Il finanziamento iniziale, continua nella sua nota il parlamentare, non ha consentito di ultimare i lavori di ristrutturazione iniziati nel 2006, e nel 2012  l’Azienda ha dovuto elaborare un ulteriore progetto di completamento degli spazi esterni afferente ad un finanziamento, ex art.20 legge 67 del 1988, per un importo complessivo di un milione e 400 mila euro; e un ulteriore specifico finanziamento è stato richiesto per l’acquisizione di tecnologie ed attrezzature per due milioni di euro”.

Però, già nel 2014, l’allora assessore alla Sanità, Lucia Borsellino, aveva chiesto al Ministero un finanziamento per circa 3,4 milioni di euro. Però. Ma, chiedeva la stella: ”i posti letto sono ordinari di ricovero ospedaliero oppure posti letto residenziali/territoriale?“ Cosa cambierebbe, cambierebbero i parametri del personale per l’assistenza riabilitativa ospedaliera rispetto a quella residenziale/territoriale. Andiamo avanti, arriviamo al Novembre 2020, da memoria storica e non solo, ecco un comunicato dell’Ansa: ”Via alla realizzazione di 12 posti di terapia intensiva e 8 di terapia sub intensiva nell’ex Ciss di Pergusa. Alcuni giorni fa, si legge in una nota dell’Asp Enna, era stata fatta la ricognizione tecnica della struttura dall’ingegnere Salvatore D’Urso, soggetto attuatore del commissario delegato coordinatore della struttura tecnica, alla presenza dei vertici dell’Asp di Enna.Oggi è arrivato l’ok definitivo all’uso”, si legge in una nota dell’azienda. D’Urso ha disposto “con la massima urgenza che la gravità della situazione impone”, l’avvio delle attività per realizzare i posti di terapia intensiva e sub-intensiva. Il documento è indirizzato al complesso di ditte esecutrici dell’opera e al direttore generale dell’Asp di Enna Francesco Iudica. Saranno avviati, agli inizi della prossima settimana, i lavori di sistemazione delle aree esterne e dei percorsi di accesso delle autoambulanze, oltre alla sistemazione del reparto di terapia intensiva previsto nel pianoterra e di terapia sub intensiva nelle stanze attigue. Per lunedì prossimo, si attende dalle ditte la comunicazione di avvio dei lavori dell’opera”. Ohhh, ci siamo quasi, ma siamo arrivati al 2021. E infatti, esattamente il 16 Marzo l’Assessore Regionale alla Sanità dichiara quanto segue:  ”Nel 2010, cioè ben 11 anni fa, si sono bloccati i lavori al CISS di Pergusa. Da allora, l’unica novità da registrare è il lavoro del Governo della Regione che ha sbloccato i finanziamenti dell’art. 20 portandoli alla firma dell’accordo di programma con il Ministero, che ha aggiunto ulteriori risorse con l’Accordo di programma quadro approvato dalla Giunta e che ha inserito il Centro nel Piano straordinario Covid19, consentendo così l’ulteriore investimento per circa un milione e ottocentomila euro. E, appunto, solo grazie a quest’ultimo intervento, i lavori potranno iniziare la prossima settimana. Questo consentirà alla struttura, in virtù del lavoro del Governo Musumeci, di poter essere finalmente completata e tornare utile alla collettività. In merito, la Giunta di governo ha inoltre deciso la pubblicazione di un avviso pubblico per individuare un soggetto di livello nazionale che affianchi l’Azienda sanitaria provinciale nella gestione di quello che diventerà un importante hub di riabilitazione”. Bene, avete seguito la mutazione? … e a causa o grazie al Covid-19 siamo arrivati all’ultima mutazione, “centro di recupero per i post-covizzati, otto posti di terapia sub intensiva, necessari a potere assistere i pazienti più gravi”. Intanto, per assistere i pazienti più gravi non basterebbe la terapia sub intensiva bensì quella intensiva.

Pergusa -ex Ciss

Ci si chiede inoltre quali altri reparti verrebbero annessi alla struttura? Un laboratorio analisi? Deve essere presente in struttura, anche questi pazienti necessitano di esami di laboratorio! Una radiologia? Deve essere presente in struttura, necessitano di TAC, radiografie! Un reparto malattie infettive? Ehh ci vuole, il Covid è un virus, infetta! Una cardiologia? Ehh pure, quanti gli infarti ascrivibili alla patologia! Magari mi fermo!! Se la risposta dovesse essere affermativa, si paleserebbe la possibilità di una duplicazione dell’Umberto I, sicuramente “il tutto ascrivibile al periodo dell’emergenza sanitaria”. Ma se davvero fosse così, cioè contestualizzato al periodo Covid-19, sarebbe una spesa ed una scelta “malsana”. Perché allora  non potenziare gli ospedali di Piazza Armerina e Leonforte convertendo a “lungo termine” l’investimento economico e del personale ospedaliero? Ma non si dovevano evitare i reparti doppioni? Chissà, magari, forse, per questo motivo verrebbe “messo nel dimenticatoio del programma del Presidente regionale”, il potenziamento del presidio ospedaliero di Leonforte, così come dallo stesso Presidente promesso, ed “interrotti i lavori dei famosi sei posti di terapia intensiva”, dell’ospedale di Piazza Armerina, tanto pubblicizzati dalla politica territoriale. A chi gioverebbe tutto ciò? Alla politica? All’azienda Sanitaria? Agli utenti? Ai primi due? Facciamoci una domanda diamoci una risposta.

Anna Zagara