lunedì , Settembre 27 2021

Sono 75 i rinvii a giudizio per la truffa perpetrata a danno dell’Agea

Sono settantacinque i rinvii a giudizio per la truffa perpetrata a danno degli Enti che concedono contributi in favore dell’agricoltura. L’udienza preliminare dell’inchiesta “Armenti d’oro”, che a gennaio 2018 aveva portato in tutto l’ennese e in alcuni Comuni del Messinese a misure cautelari e sequestri patrimoniali per allevatori e responsabili di sportelli che si occupano delle pratiche per i finanziamenti in agricoltura. Le accuse contestate a vario titolo andavano dall’associazione per delinquere alla truffa aggravata ai danni dell’Agea e dell’Ue, falso e, solo per alcuni indagati, riciclaggio e autoriciclaggio. Gli indagati inizialmente erano stati 85 e per 80 di loro la Procura di Enna ha chiesto il rinvio a giudizio, proscioglimento per l’ex vicesindaco di Nicosia Carmelo Amoruso, responsabile di un’associazione di categoria che si occupava di delle pratiche di finanziamento. Il Gup del Tribunale di Enna ha prosciolto tutti gli indagati dall’accusa di associazione per delinquere finalizzata alla truffa, ed ha dichiarato prescritte le ipotesi di falso e truffa antecedenti al novembre del 2013, disponendo 75 rinvii a giudizio. I reati contestati sarebbero stati commessi utilizzando i “Caa”, centri di assistenza agricola di Enna, Messina, Catania, Palermo, e Trapani, per l’acquisizione dei titoli che permettono di ottenere i contributi comunitari che vengono concessi sulla base dei terreni posseduti o utilizzati dagli imprenditori agricoli. Le indagini, partite nel 2014, sono state coordinate dalla Procura di Enna e condotte dai carabinieri e dalla Guardia di Finanza. Per i terreni dei quali veniva attestato il possesso o l’utilizzo, sarebbero stati presentati falsi contratti e false dichiarazioni di concessione in comodato. Esaminate le richieste di “titolo Pac” di società ed imprenditori coinvolti, gli inquirenti avevano attivato una serie di controlli incrociati ed i rilievi aero-fotogrammetrici del territorio. La truffa complessivamente ammonta ad oltre 4 milioni di euro.