giovedì , Ottobre 21 2021

Rotazione dei preti nella diocesi di Nicosia: dubbi e perplessità

Nello Stato Italiano il Presidente della Repubblica sei mesi prima della cessazione della propria carica entra nel “semestre bianco”, una sorta di periodo “cuscinetto” in cui il Capo dello Stato, vedendosi limitati i poteri, non scompagini l’equilibrio politico-istituzionale dello Stato. Anche nella Chiesa, per certi versi, Papa Francesco ha voluto fare in modo che i Vescovi “imparino a congedarsi” e non si vedano, al compimento del 75mo anno di età, cessati dal proprio incarico come un atto burocratico. Scrive, infatti, il pontefice, alla luce della richiesta da parte dei Vescovi di rinunciare al proprio ruolo al compimento dei 75 anni, che la rinuncia «deve essere considerata parte integrante del servizio stesso, in quanto richiede una nuova forma di disponibilità». E, per far ciò, continua il papa, bisogna letteralmente prepararsi «spogliandosi dei desideri di potere e della pretesa di essere indispensabile». Non è un semestre bianco ma, per certi versi, lo potremmo vedere. A Nicosia il Vescovo compirà a breve questo passo ma non è questo di cui si sta parlando tra la popolazione, bensì di un gesto fatto in questi giorni e che ha praticamente riscritto la geografia dei parroci nella Diocesi. Questo gesto non è stato accolto con grande giubilo da parte del popolo, ma anzi si stanno alzando dei focolai di protesta a destra e a manca che ci portano a sollevare dei dubbi. Alla luce di quanto auspicato dal Papa, un tale gesto, che sembra assimilabile ad una “job rotation” aziendale, era necessaria? La domanda sorge spontanea anche richiamandoci alle parabole. Spesso si usa la figura del buon pastore che guida il proprio gregge, eppure qui troviamo greggi che hanno cambiato 4 pastori in 6 anni! Un’altra cosa che salta all’occhio, questa in un’ottica di inclusione di cui proprio Papa Francesco si è fatto promotore, che gli unici due preti non italiani presenti nella lista della rotazione non rivestiranno il ruolo di parroco, bensì di collaboratore pastorale, una sorta di tappa buchi, o, ancor meglio, “tappa messe”. Non volendo ovviamente fare ingerenza noi nelle questioni della Chiesa (già ci basta quando la Chiesa la fa a noi), non sarebbe stato un bel messaggio di inclusione, di accoglienza, di essere tutti parti di una grande famiglia proprio vedere dei parroci provenienti da altre comunità? Anche alla luce del fatto che già questi preti hanno svolto un compito anche abbastanza lodevole nelle comunità finora assegnategli? Basta scorrere Facebook o andare in piazza e parlare tra la gente e si nota che c’è un certo malcontento tra le persone che non si spiegano il perché di questa mossa a poco tempo dalla cessazione del proprio ruolo di Vescovo. È forse una “danza”, un “valzer” d’addio? Speriamo che la lettera con cui è stata disposta questa rotazione non resti una fredda comunicazione, quasi un atto burocratico, ma che, da Buon Pastore, il Vescovo sappia accogliere il proprio gregge, parlare con loro e confrontarsi sul tutto per una soluzione migliore. Perché la similitudine del pastore con le pecore è una similitudine, non va presa alla lettera, ovvero il pastore che decide per le pecore senza cervello. Fino a prova contraria il Vescovo è un pastore di pecore con cervello e che, in un’ottica di Chiesa vista come comunità e non come qualcosa “calata dall’alto”, meritano qualcosa di più di un semplice avviso.

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Nomine e avvicendamenti nella Diocesi di Nicosia