giovedì , Ottobre 21 2021

Nella saga di una famiglia troinese di ricchi proprietari terrieri raccontata da Sorge nel romanzo “Se avessi avuto gli occhi neri”

Nella saga di una famiglia troinese di ricchi proprietari terrieri raccontata da Sorge nel romanzo “Se avessi avuto gli occhi neri” i mutamenti della società da inizio ‘900 ad oggi.
Nel romanzo “Se avessi avuto gli occhi neri” di Gianfranco Sorge, Troina è lo sfondo in cui si svolge la saga di una famiglia di ricchi proprietari terrieri dai primi anni del Novecento fino al primo decennio del nuovo secolo XXI. Anche da quando la famiglia non abita più a Troina, nello sfondo del racconto Troina è una presenza costante, anche con le sue tradizioni gastronomiche. Ad averlo scritto è stato un medico, dirigente dell’azienda sanitaria di Catania.
Nel racconto delle vicende della famiglia Sperlinga Della Torre si parla della condizione delle donne siciliane, del mutamento del modello di famiglia, del dramma di chi nasce in un corpo sbagliato perché la sua identità di genere è un’altra, del movimento di emancipazione femminile e del riflusso nel privato dei movimenti di contestazione giovanile.
La triste condizione della donne siciliane è ben rappresentata dalla bella Stella Santoro, di buona ed agiata famiglia sulla quale ha messo gli occhi e mani Sebastiano Sperlinga Della Torre e la farà sua con violenza. Sebastiano vuole anche terre e palazzi della famiglia Santoro. Per Sebastiano, Stella è una preda da destinare alla riproduzione della sua schiatta e alla cura della sua persona. Alla “servitù”, come nella parlata troinese veniva chiamata la cura che la moglie doveva assicura al marito. La famiglia di Stella è costretta a cedere alla prepotenza di Sebastiano e ne viene sconvolta a tal punto che la mamma Nunziata si suicida.
Da Stella, Sebastiano pretende che gli dia un figlio maschio. Ma la prima ad arrivare è una figlia femmina. Grande è la sua delusione per la nascita di Santuzza e se la prende con Stella che non è capace di dargli un figlio maschio. Oltre ad essere arrogante, avido, rozzo e brutale è di ignoranza crassa perché, pur essendosi laureato in legge. Non sa che a determinare il sesso non sono i cromosomi della donna ma quelli dell’uomo.
Ancora più grande è la sua delusione quando viene alla luce Carmelo che ha gli occhi di un bell’azzurro, come quelli di Stella. Lui li voleva neri come i suoi. Fin dall’infanzia Carmelo manifesta tutto il suo disagio nell’avere un corpo di maschio. Questo lo rende inviso a suo padre, che lo caccia via appena diventa maggiorenne.
Mamma Stella aveva capito e ha tentato invano di proteggere Carmelo dalle angherie alle quali lo sopponeva Sebastiano per cancellarne l’identità di genere femminile. Vivere con Sebastiano è un inferno. Stella prova più volte a farla finita tentando di suicidarsi, ma senza riuscirci.
Va meglio a Santuzza che da Catania, dove intanto da Troina si era trasferita la famiglia, se ne va a studiare psicologia a Padova dove incontra i movimenti di liberazione femminile, si sposa e mette al mondo Aurelia, che da grande farà il medico in un grande ospedale di Milano. Santuzza, che si fa chiamare Suza, muore all’età di 49 per un tumore al cervello
Più tormentato è il percorso di Carmelo, che trasferitosi prima a Milano e poi a Londra, vuole fare lo stilista e modificare il suo corpo di maschio in quella di femmina. E alla fine ci riesce diventando Melissa e una famosa ed apprezzata stilista nel Regno Unito e in America. A Londra incontra un suo compagno di scuola elementare conosciuto a Catania, gay, che, studente di sociologia a Trento, ha militato in Lotta Continua, che poi lasciato per abbracciare la concezione del mondo della filosofa e romanziera americana Ayn Rand, secondo la quale l’egoismo è l’ideale di vita e il capitalismo è la forma morale della società.
La zia Melissa e la nipote Aurelia portano nel cuore Troina e la rivedranno, quando si ritroveranno perché chiamati a prendersi cura della nonna Stella di 85, che ha tentato un altro suicidio, e del centenario nonno Sebastiano che non c’è più di testa e vuole morire nel sonno. Due goccine in più per la nevralgia alla schiena di cui soffre, versate da Aurelia sul bicchiere d’acqua che, Sebastiano messosi a letto per dormire, beve per aiutarlo nel trapasso.
Silvano Privitera