martedì , Gennaio 18 2022

Enna. Asso-Consum alza il tiro sulla legittimità delle “partite pregresse”

Enna. Asso-Consum alza il tiro sulla legittimità delle “partite pregresse”
di Massimo Greco

Finalmente ci siamo, il momento della verità sulle fastidiosissime “partite pregresse” inserite unilateralmente dal gestore del servizio idrico per la provincia di Enna sta arrivando e di questo dobbiamo darne atto all’Asso-Consum, che sta per attivare le procedure previste dal Codice del Consumo finalizzate ad ottenere dalla competente Autorità Giudiziaria un mirato provvedimento inibitorio nei confronti della società “Acqua-Enna”. Ovviamente, l’Asso-Consum chiederà al Tribunale competente per materia e per territorio di adeguarsi al principio recentemente stabilito dalla Corte di Cassazione che, com’è noto, ancorchè riferito al territorio di La Spezia, ha affermato l’illegittimità di tali voci di costo inserite in fattura. Come spesso capita, allorquando il potere politico è incapace di dare le risposte ai propri consociati è il potere giudiziario a supplire, con buona pace dei sostenitori di Montesquieu. Non è la soluzione che preferivamo, ma di necessità bisognerà pur fare virtù e il silenzio dei Sindaci ennesi in sede di assemblea idrica territoriale è diventato cronico e assordante. Due sono gli aspetti positivi che riteniamo di sottolineare. Il primo, e forse il più importante, è che gli utenti non saranno più costretti a promuovere un proprio giudizio contro il gestore “Acqua-Enna”, ma sarà l’Asso-Consum con questo fondamentale strumento processuale ad agire in nome e per conto di tutti gli utenti/consumatori forniti dallo stesso servizio idrico. Il secondo è che finalmente sapremo se in questi anni ci siamo sbagliati ad urlare periodicamente l’illegittimità delle “partite pregresse”, dovendo solo in questa fase ricordare che non abbiamo mai messo in discussione l’esigenza del gestore di recuperare il deficit finanziario generato da una pianificazione d’ambito non congrua, ma che la cura a tale “disequilibrio” (pari a 22 milioni di euro “spalmati” in 10 anni) doveva trovare risposta, a monte, nel rapporto contrattuale con l’autorità d’ambito e non certo, a valle, nel contratto d’utenza sottoscritto dai i singoli cittadini.