martedì , Dicembre 6 2022

EVVIVA SANREMO

Cala il sipario sulla settantaduesima edizione del Festival di Sanremo che ha consacrato un podio multigenerazionale con Mahmood e Blanco primi, Elisa seconda e Gianni Morandi terzo. Ed è forse questo il quadro migliore di Sanremo: una kermesse storica che unisce tutti gli italiani di ogni età nel nome della musica. Sanremo è cartina tornasole dell’Italia che si muove, con i suoi vizi e le sue virtù, giudizi e (purtroppo) pregiudizi, ma anche voglia di coesione e unione. Sanremo è un palco rivoluzionario perché da quel palco che raccoglie milioni di spettatori si possono lanciare altissimi messaggi. Ed è quindi un palco che va maneggiato con cura, cosa che è stato comunque (altrimenti non si spiega tale longevità) fatto sempre negli anni. Sanremo mostra anche il nostro grado di arretratezza bigotta in cui certa Chiesa che non rappresenta certamente Dio ma al più un burocraticismo e certi ambienti “orto-dossi” ma che in realtà sono dei “para-dossi”, è sempre lì pronta con la lente d’ingrandimento a sentenziare su questo o quell’altro aspetto contro la “salute pubblica”. Nel 1958 fu Modugno ad essere “contro” la “salute pubblica” del tempo con quella voce urlata, ma chi oggi non vede Modugno come uno dei grandi della musica italiana? Lungi, comunque, da arditi paragoni, è ancora più squallido quando si trascende dalla gara canora per arrivare a posizioni sul personale quali orientamenti religiosi o sessuali, come se adesso lo Stato debba anche decidere cosa deve piacerci e cosa no (retaggi bui di un “si stava meglio quando si stava peggio” deformato e deformante). Sanremo è sempre stata la casa della libertà perché negli anni ci sono state canzoni che hanno demolito (esplicitamente o implicitamente) certe strutture mentali nostre (andate a vedere cosa si cela dietro “Papaveri e papere” ad esempio). La verità, quindi, è una: Sanremo mostra che abbiamo paura di essere liberi. Tutti aspiriamo alla libertà ma quando l’abbiamo davanti non la riconosciamo e addirittura la ripudiamo o la lapidiamo. Tutti ci riempiamo la bocca della parola libertà ma siamo pronti ad eliminarla agli altri perché “diversi” o comunque non rientranti in una rigida categoria della nostra mentalità poco elastica. Tutti pensiamo alla libertà, ma preferiamo sempre stare sotto l’ala più sicura di qualcuno che ci impone cosa pensare e ci impone come agire (ieri come oggi la Chiesa, certi uomini di partito e altro). Perché, in fondo in fondo, come si suol dire, “gli antichi non si sbagliavano”: non riusciamo noi a raggiungere la libertà perché ormai fagocitati da schemi che ci hanno letteralmente spappolato il cervello, ed è allora molto più facile bollare come “acerba” la libertà raggiunta da altri.
Ecco la potenza di Sanremo, ecco la potenza della musica: un qualcosa che va aldilà dei cantanti e delle edizioni. Troppo limitante, infatti, perdersi in un’analisi delle performance che il prossimo anno avremo dimenticato assieme a qualche nome di cantante. No: Sanremo e la musica è essenzialmente ben altro, una preghiera laica che riesce più di ogni altra cosa a suscitarci emozioni e riflessioni. Ed è questo l’importante. Tutto il resto… è noia.
Alain Calò