Mafia, l’anziano boss che non vuole andare in pensione
Valguarnera - 10/10/2023
Non avrebbe rinunciato al suo ruolo di capo della famiglia mafiosa di Valguernera Sebastiano Gurgone che, nel 2019, a 67 anni, aveva finito di scontare una condanna definitiva.
Il boss che non vuole andare in pensione
Di andare in “pensione” non ci avrebbe mai pensato, come emerso nell’inchiesta, denominata Stiela, coordinata dai magistrati della Dda di Caltanissetta e portata a termine dai carabinieri del Ros e del comando provinciale di Enna che hanno eseguito 7 misure cautelari. Anzi, il boss, stando alla ricostruzione degli inquirenti, avrebbe riorganizzato il suo sodalizio per tornare a fare soldi con le estorsioni.
La condanna definitiva nel 2014
Sono tanti i precedenti del presunto boss di Valguarnera: nel 2014, la Cassazione, al termine del processo denominato Caterpillar, su mafia ed estorsioni, aveva reso definitiva la sua sentenza di condanna. Era imputato insieme ad altre persone, tra cui esponenti di Cosa Nostra ennese, di Caltagirone, Riesi e Messina. Era, insomma, un maxi processo che si è svolto in un primo momento al Tribunale di Enna per poi frazionarsi.
I precedenti
Le indagini sul conto di Gurgone sono diverse, nel 2006 gli agenti della Squadra mobile di Enna lo arrestarono, insieme ad altre due persone, con la “solita” accusa: estorsione. Secondo quanto emerso in quell’inchiesta, gli indagati, avrebbero preteso dalle imprese che si erano aggiudicati degli appalti somme di denaro tra l’1,5 ed il 2,5 per cento del valore complessivo dei lavoro.
Sotto i riflettori finirono due appalti: la costruzione e la realizzazione dell’impianto di depurazione e dei collettori emissari per la città di Enna sito in contrada Sirieri e i lavori di consolidamento delle pareti rocciose delle pendici di Enna in zona Monte Cantina. E sarebbero stati usati metodi violenti per piegare le vittime, tra cui la sistemazione di bottiglie incendiarie nel cantiere.