A Enna più pensionati che lavoratori, un segnale d’allarme per l’economia, Cisl propone un patto
Enna-Cronaca - 11/11/2025
In provincia di Enna i pensionati superano gli occupati: è quanto emerge dall’ultimo rapporto dell’Ufficio studi della CGIA di Mestre, basato su dati Inps e Istat riferiti al 2024. Il dossier fotografa una situazione strutturale di forte fragilità per i territori dell’interno siciliano – Enna, Caltanissetta e Agrigento – dove il numero delle pensioni erogate eccede quello degli occupati.
La situazione ennese
Nel dettaglio, Enna si colloca al 75° posto nella graduatoria nazionale con 56.938 pensioni a fronte di 49.268 occupati, registrando un saldo negativo di 7.670 unità. Un dato che, pur meno pesante rispetto a quello delle altre due province confinanti, conferma la tendenza di un territorio in difficoltà nel mantenere il proprio equilibrio demografico ed economico.
A Caltanissetta, infatti, le pensioni sono 83.050 contro 68.388 lavoratori (saldo –14.662), mentre Agrigento chiude la classifica con 147.525 pensioni e 126.005 occupati (saldo –21.520). Complessivamente, nelle tre province del centro Sicilia il numero dei pensionati supera quello degli occupati di oltre 43 mila unità.
“Questi numeri non sono solo statistiche – commenta Carmela Petralia, segretaria generale della Cisl Agrigento Caltanissetta Enna – ma la fotografia di un territorio che rischia di reggere sempre più sulle spalle dei pensionati un sistema economico debole e frammentato. Se il numero delle pensioni cresce più velocemente di quello degli occupati, si restringe la base produttiva, si riducono i contributi versati e aumenta il peso delle prestazioni sociali.”
Un segnale d’allarme che, secondo la Cisl, non riguarda solo la sostenibilità previdenziale, ma l’intera tenuta sociale del territorio. Dove aumentano i pensionati e diminuiscono i lavoratori, osserva Petralia, “crescono lo spopolamento, la precarietà, il lavoro nero e la fuga dei giovani. Non è una guerra tra generazioni – aggiunge – ma la dimostrazione che senza lavoro stabile e di qualità non si garantisce il futuro di nessuno, nemmeno dei nostri anziani.”
Un patto per rilanciare l’occupazione
La Cisl chiede di avviare strategie territoriali condivise e un patto di responsabilità per l’occupazione, che coinvolga enti locali, parti sociali, associazioni datoriali, scuole, università e terzo settore. Obiettivi prioritari: utilizzare in modo trasparente le risorse del PNRR, del Fondo di Sviluppo e Coesione (FSC), dei fondi europei (FESR) e delle Zone Economiche Speciali (ZES) per finanziare progetti ad alta intensità occupazionale.
Tra le proposte: potenziare le infrastrutture materiali e digitali, sviluppare politiche industriali legate alle filiere locali (agroalimentare, energia, edilizia green, cultura), favorire la formazione professionale attraverso la collaborazione con università e ITS, contrastare il lavoro irregolare e promuovere l’occupazione giovanile e femminile.
Servizi, sanità e cultura per fermare la desertificazione sociale
Ma il rilancio, per Petralia, passa anche dai servizi: “Senza interventi strutturali e coordinati rischiamo di piombare ancora di più nella desertificazione sociale ed economica. Servono sanità pubblica efficiente, soprattutto nei presìdi territoriali e nella medicina di prossimità, trasporti che colleghino meglio i comuni e i poli sanitari, un piano di promozione turistica e progetti culturali capaci di generare sviluppo e inclusione.”
La Cisl ribadisce infine la necessità di puntare sul dialogo e sulla concertazione:
“Solo attraverso il confronto e la partecipazione delle comunità – conclude Petralia – potremo evitare che questo squilibrio tra pensioni e occupati diventi la normalità.”