L’ombra del Padre Padrone a Enna: tre anni di abusi e minacce nel silenzio di una casa-prigione

Emergono altri particolari drammatici ed inquietanti nell’inchiesta della Procura di Enna che ha portato all’arresto di un uomo, originario del Catanese ma residente nel capoluogo, per abusi sessuali contro una minorenne, la figlia della ex compagna. Una vicenda raccontata nei giorni scorsi da ViviEnna che ora si arricchisce di nuovi dettagli, rivelando i contorni di un regime di terrore domestico durato anni.

L’uomo non si sarebbe limitato a essere un predatore ma avrebbe agito come un vero e proprio “padre padrone”, architetto di un sistema di oppressione che ha soffocato un intero nucleo familiare. Per tre anni, dal 2023 fino allo scorso 27 gennaio, quella casa sarebbe stata teatro di una doppia violenza: quella fisica e quella psicologica, usata come arma per blindare il silenzio.

Il muro del silenzio e il ricatto affettivo

Le indagini, condotte dalla Polizia della Procura della Repubblica di Enna, hanno svelato come l’indagato avesse imposto regole ferree. Il “segreto di famiglia” – gli abusi iniziati quando la vittima aveva appena undici anni – era protetto da un ricatto atroce: le percosse e la minaccia di far intervenire gli assistenti sociali. L’uomo avrebbe usato la paura più grande di una madre e delle proprie figlie – quella di essere separate per sempre e collocate in strutture diverse – per assicurarsi l’impunità.

L’indagine e la svolta del Codice Rosso

Il castello di menzogne e coercizione è crollato grazie all’applicazione rigorosa dei protocolli del Codice Rosso. Gli investigatori, sotto la direzione della Procura ennese, hanno ascoltato la giovane vittima in audizioni protette, alla presenza del Pubblico Ministero, e hanno raccolto testimonianze chiave che hanno confermato il quadro di maltrattamenti esteso anche alla madre e alle altre sorelle minori. Fondamentali sono state alcune conversazioni intercettate e trascritte, che hanno fornito la prova definitiva della colpevolezza dell’uomo.

La fine dell’incubo

Il Gip del Tribunale di Enna, valutando la gravità degli indizi e la pericolosità del soggetto, ha emesso un’ordinanza di custodia cautelare in carcere. Il 27 gennaio gli agenti hanno messo fine a questo incubo, prelevando l’uomo e conducendolo in carcere