Il finto carabiniere bussa alla porta sbagliata: la truffa finisce con l’arresto

Volevano portare a casa settemila euro con la vecchia storia del parente nei guai. Invece hanno trovato ad aspettarli gli agenti della Squadra Mobile. Una domenica da dimenticare per due catanesi che ora devono rispondere di tentata truffa aggravata.

Il modus operandi

Il copione era collaudato, quasi teatrale. Prima la telefonata: un uomo si presenta come carabiniere e racconta alla famiglia ennese che una loro congiunta ha appena provocato un incidente, ha ferito una donna incinta ed è stata portata in caserma. Panico, lacrime, il cuore in gola. Poi entra in scena il secondo attore: un sedicente avvocato, voce rassicurante, che offre la via d’uscita. Bastano settemila euro cash, consegnati a mano a dei “collaboratori” in arrivo, e la vittima dell’incidente non sporgerà querela. Tutto risolto, tutto a posto.

La richiesta di aiuto alla polizia e l’arresto

Peccato che la famiglia, invece di cedere al panico, abbia alzato il telefono e chiamato il numero giusto: la Sala Operativa della Questura di Enna. Da quel momento il copione si è riscritto da solo.

Quando i due presunti “collaboratori” si sono presentati sotto casa, pronti a riscuotere, hanno trovato ad accoglierli il personale della Terza Sezione della Squadra Mobile e dell’Upgsp. Manette, fotografie di rito, e il castello di carte è crollato.

Divieto di ritorno a Enna

Dopo la convalida dell’arresto, per entrambi i soggetti, residenti a Catania, è scattato l’obbligo di presentazione alla polizia giudiziaria. Ma il Questore di Enna, Cono Incognito, ha deciso di andare oltre: tre anni di divieto di ritorno nel comune di Enna. Messaggio chiaro: chi viene a fare affari sporchi in provincia, farebbe meglio a non tornare.