Incidente ferroviario nell’Ennese, la Cgil: “Così si rischia la tragedia, saltata filiera dei controlli”

Una tragedia sfiorata, che riaccende con forza il tema della sicurezza lungo la rete ferroviaria e nei cantieri legati alle infrastrutture. È durissima la presa di posizione della Fillea Cgil di Enna dopo l’incidente avvenuto ieri, 17 marzo, sulla linea Palermo-Catania, nel tratto tra Enna e Leonforte.

La vicenda

Un treno regionale, il 5491 con circa 50 passeggeri a bordo, ha travolto un furgone rimasto bloccato su un passaggio a livello regolarmente chiuso ma situato subito dopo una curva, con visibilità ridotta. L’impatto è stato violento. Solo per una combinazione fortuita non si registrano feriti né tra i viaggiatori né tra gli occupanti del mezzo. Il macchinista, secondo le prime ricostruzioni, non ha avuto lo spazio necessario per frenare.

L’incidente ha paralizzato la circolazione ferroviaria tra Enna e Leonforte Pirato per ore: tecnici di Rfi al lavoro per rimuovere il veicolo e mettere in sicurezza la linea, mentre per i pendolari è stato attivato un servizio sostitutivo su gomma. Le indagini sono in corso.

Ma per il sindacato degli edili della Cgil il punto va oltre la dinamica specifica. «Siamo di fronte a una tragedia sfiorata», afferma il segretario generale Salvo Carnevale. «E c’è un aspetto che per noi è già chiaro: non si può scaricare la responsabilità sui singoli».

La denuncia della Cgil

Il cuore della denuncia è proprio questo: in contesti ad alto rischio, sostiene la Fillea, l’errore umano non può diventare l’unica chiave di lettura. «Quando accadono episodi di questa portata – prosegue Carnevale – significa che non ha funzionato l’intera filiera del controllo, dell’organizzazione del lavoro e della prevenzione».

Un attacco diretto a quello che il sindacato definisce un approccio ancora troppo diffuso: considerare la sicurezza come variabile subordinata a tempi, produttività e pressioni operative. «La sicurezza – insiste – non può essere affidata alla sola attenzione individuale».

Il principio indicato dalla Cgil è netto: in un cantiere, e più in generale in ogni contesto operativo complesso, «il lavoratore non deve mai trovarsi nella condizione di poter sbagliare». Questo implica procedure chiare, coordinamento tra tutti i soggetti coinvolti, valutazione preventiva dei rischi e sistemi di controllo realmente efficaci, oltre a carichi di lavoro sostenibili e formazione continua.

Lo scaricabarile sui lavoratori

Sul fondo resta una critica strutturale al modello organizzativo: «Filiere frammentate, appalti, subappalti, catene di comando non lineari – conclude Carnevale – finiscono troppo spesso per scaricare sui lavoratori l’ultimo anello di responsabilità che invece è organizzativa e datoriale».

L’incidente di ieri, senza conseguenze drammatiche solo per caso, diventa così un campanello d’allarme. «Non servono dichiarazioni di circostanza – è la chiusura del sindacato – ma controlli veri, prevenzione effettiva e rispetto rigoroso delle norme. Quando salta la prevenzione, fallisce l’intero sistema».