Pergusa, addio all’acqua dell’Ancipa: ecco le alternative per salvare il lago

L’acqua c’è, il lago respira. Ma per quanto ancora? È la domanda che aleggia su Pergusa, lo specchio d’acqua più prezioso della Sicilia interna, riserva naturale di rilevanza europea, protagonista di millenni di storia e oggi, finalmente, di una strategia concreta per sopravvivere ai prossimi decenni.

Il presidente del Libero Consorzio Comunale di Enna, Piero Capizzi, ha riunito attorno allo stesso tavolo tecnici, ingegneri, funzionari e rappresentanti istituzionali per affrontare di petto una questione che non può più essere rinviata: come garantire al lago un livello idrico stabile nel tempo, al di là delle stagioni fortunate e delle annate avare.

L’inverno generoso non basta a dormire sonni tranquilli

Quest’anno il lago sorride. Le piogge invernali hanno fatto il loro dovere e il livello dell’acqua è, per usare le parole degli stessi tecnici, «in un buono stato di salute». Ma chi ha memoria sa quanto può cambiare in fretta la scena a Pergusa. Basta ricordare gli anni recenti, quando la riserva sembrava destinata a trasformarsi in una distesa di argilla screpolata: ci sono voluti oltre vent’anni dall’ultima grande immissione d’acqua del 2003-2004 per rivedere il lago in difficoltà, complici il cambiamento climatico e temperature sempre più alte anche fuori stagione.

Il problema, insomma, non è oggi. È domani.

L’ipotesi Ancipa: sembrava la soluzione, si è rivelata un vicolo cieco

Nelle settimane precedenti alla riunione, aveva preso corpo una suggestiva ipotesi: usare l’acqua in esubero della diga Ancipa per alimentare Pergusa, replicando quanto fu fatto vent’anni fa, quando un milione e mezzo di metri cubi d’acqua vennero immessi nel bacino ridando al lago «vitalità» e una «condizione di benessere che rimase a lungo».

L’idea aveva una sua logica e un precedente illustre. Ma il tavolo tecnico l’ha smontata pezzo per pezzo.

Il primo a farlo è stato l’ingegner Andrea Girolamo Cicero di Enel Green Power, ente gestore dell’Ancipa: niente portate in eccesso, e comunque l’acqua dell’invaso è destinata esclusivamente all’uso potabile. Sicilacque ha poi aggiunto un elemento dirimente: le acque in rete sono clorate, e dunque incompatibili con le delicate caratteristiche ecologiche di un lago che è riserva naturale. Infine, il geometra Filippo Murgano del Genio Civile ha ricordato che anche solo sul piano autorizzativo, la partita passerebbe dall’Autorità di bacino, con tutto ciò che questo comporta in termini di tempi e procedure.

Una doccia fredda, sì. Ma — come si dice in questi casi — necessaria.

La via maestra: i canali di raccolta della pioggia e le sorgenti dimenticate

Accantonata l’Ancipa, il tavolo si è concentrato su soluzioni più silenziose ma potenzialmente più durature. La prima riguarda i canali che raccolgono l’acqua piovana e la convogliano verso il lago: una rete esistente, diffusa nell’area circostante, ma lasciata spesso a sé stessa. Puliti e mantenuti in efficienza, questi canali potrebbero fare la differenza, evitando che la pioggia si disperda nel terreno anziché raggiungere il bacino e ricaricare anche le falde sotterranee. Il nodo, però, è uno: la manutenzione. Costante, non emergenziale, finanziata con continuità. Esattamente il contrario di come si è sempre fatto.

La proposta più originale — e applaudita da tutti — è arrivata dal dirigente del IV settore del Libero Consorzio, l’ingegner Gaetano Alvano: usare le sorgenti naturali in sovrappieno, prima fra tutte quella chiamata «Acqua della Città», che da sempre si disperde senza lasciare traccia. Captarla e dirottarla verso il lago significherebbe immettere acqua pulita, naturale, senza alcun impatto sull’ecosistema. Una soluzione, come si dice, a costo zero ambientale.

Al tavolo si è parlato anche di mappare i pozzi dismessi dell’area e valutarne il possibile recupero.

Capizzi: «Servono azioni a breve, ma anche una visione più grande»

Il presidente Capizzi ha chiuso i lavori con un appello alla continuità e alla visione strategica: «Abbiamo riaperto una discussione che sono certo porterà a mantenere alto l’interesse corale per questo bene naturalistico di grande pregio oltre che identitario per il territorio. È importante attivare un tavolo permanente per monitorare scelte e azioni che devono convergere nella esigenza di preservare questo bene che è di tutti».

E ha allargato lo sguardo oltre Pergusa: «Occorrono azioni a breve termine come quelle che abbiamo discusso oggi ma anche una progettualità più ampia che preveda interventi infrastrutturali, perché la nostra provincia che invasa oltre il 33 per cento dell’acqua di tutta la regione può e deve avere disponibilità certa per l’ambiente, per la popolazione e per il settore agricolo e zootecnico».

Un numero che fa riflettere: un terzo dell’acqua invasata in tutta la Sicilia passa per la provincia di Enna. Eppure Pergusa ha rischiato di prosciugarsi. Qualcosa, evidentemente, non ha funzionato. E qualcosa, ora, deve cambiare.

Il prossimo passo sarà la convocazione di un tavolo permanente per trasformare le idee emerse in azioni concrete. Il lago aspetta.