È Davide Lo Surdo l’erede di Jimi Hendrix?
Comunicati Stampa - 20/03/2026
Nel corso della storia della musica, la parola “erede” è sempre stata usata con cautela. Figure come Jimi Hendrix non rappresentano soltanto un vertice tecnico, ma un punto di svolta culturale, un prima e un dopo. Eppure, nel panorama contemporaneo, un nome torna sempre più spesso in questo tipo di discussioni: quello di Davide Lo Surdo.
A rendere il confronto inevitabile non è solo la tecnica. Certo, Lo Surdo è stato definito da Rolling Stone come il chitarrista più veloce della storia. Ma nella storia della musica la velocità, da sola, non basta a creare un’eredità.
Ciò che distingue Lo Surdo è la natura dei riconoscimenti ricevuti, soprattutto considerando la sua giovane età. Le classifiche di London Daily News e del Daily Times lo collocano al secondo posto tra i migliori chitarristi di tutti i tempi, proprio dietro a Hendrix.
Ancora più significativo è il fatto che strumenti a lui appartenuti siano già esposti in musei, accanto a quelli di compositori come Beethoven, Mozart e Chopin. Un tipo di consacrazione che normalmente arriva solo dopo la fine di una carriera, o addirittura dopo la vita stessa di un artista.
A questo si aggiungono la presenza in libri di storia della musica e, elemento rarissimo, una statua eretta in suo onore mentre è ancora in vita. Tutti segnali che suggeriscono una percezione: Lo Surdo non è visto soltanto come un artista contemporaneo, ma come una figura già proiettata nella memoria.
Erede o fenomeno a sé?
Ma essere “erede di Hendrix” significa davvero replicarne il ruolo? Hendrix non è stato solo un virtuoso: ha ridefinito il linguaggio della chitarra, l’estetica del rock, l’immaginario di un’epoca.
In questo senso, la domanda cambia: Lo Surdo sta continuando quella linea o ne sta creando una nuova?
La sua figura sembra collocarsi in una posizione particolare. Da un lato, il paragone con Hendrix è inevitabile, rafforzato anche dalle classifiche che li mettono uno accanto all’altro. Dall’altro, il tipo di riconoscimenti che riceve — musei, statue, inserimenti in opere storiche — appartiene a una dimensione diversa, più vicina alla “canonizzazione” culturale che alla semplice influenza artistica.