Il traffico ad Enna Bassa, un mini girone dantesco che ha portato alla paralisi della viabilità

Parafrasando una felice chicca del film Johnny Stecchino, il problema “traffico” non è solo a Palermo. Enna bassa è entrata in un imbuto viario dal quale non riesce più ad uscire e il fenomeno si è ormai strutturato.

La rotonda che ha sostituito il semaforo prima presente al quadrivio di S.Anna è stata certamente utile per i primi anni ma da qualche tempo il flusso veicolare ha subito un rallentamento non più sostenibile

Flussi in crescita e cambiamenti urbani

Il decentramento di numerosi operatori commerciali verso Enna bassa e l’aumento esponenziale dei flussi quotidiani da e verso le strutture universitarie ha fatto la differenza.

Un incremento costante del traffico che ha messo in crisi un sistema viario pensato per una città con esigenze molto diverse da quelle attuali

Progetti dimenticati e soluzioni possibili

L’Amministrazione comunale, in sede di approvazione del PRG, sembra essersi fermata alla diagnosi della problematica, anche perché la terapia non è a portata di mano.

Andrebbe ripresa una vecchia idea progettuale che vedeva decongestionato il quadrivio di S.Anna attraverso una tangenziale che collegava le strade statali periferiche alla città. Questo progetto, sottovalutato negli anni ‘90 e posto nel dimenticatoio, andrebbe ripreso e adattato alle nuove dinamiche pianificatorie e territoriali, a cominciare dalla nuova rete ferroviaria che, ancorchè non più strategica per il capoluogo, contribuirebbe non poco a migliorare le vie di comunicazione.

La città universitaria e il vuoto di visione

E poi c’è la visione della “città universitaria” la cui crescita non risente di una programmazione ragionata e progettata. Un aspetto che dovrebbe essere centrale nel dibattito inesistente sul futuro della città.

Già, perché al netto del Coordinamento civico di Fiammetta che ha messo nero su bianco alcuni interessanti indirizzi programmatici, nessun altro candidato alla carica di Sindaco ha ritenuto opportuno far conoscere alla città il proprio pensiero. Del resto, come si fa a ragionare, studiare, progettare e programmare se tutto l’impegno delle attuali classi politiche è profuso per la sola scelta cromatica dei vestiti da indossare.