Filippo e Maria Giudice. Scultori dell’animo femminile tra cromatismi intensi, perlescenza e sensualità

Filippo e Maria Giudice, coppia nella vita e coppia nelle arti visive

Scultori dell’animo femminile tra cromatismi intensi, perlescenza e sensualità

Giovedì 30 aprile (ore 19.00), presso la Galleria Iblea Symposium (via Sant’Anna n.196 – Ragusa), sarà inaugurata la mostra di Filippo e Maria Giudice dal titolo “Tribute to woman”, curata dal critico Salvatore Parlagreco. L’esposizione sarà fruibile fino al prossimo 14 maggio (da lun. a ven. dalle ore 17 alle 20).

La rappresentazione del femminile, in tutta la storia dell’arte, è stata in massima parte mediata dallo sguardo maschile restituendo in tal modo l’immagine del corpo femminile come oggetto di desiderio e contemplazione, piuttosto che soggetto autonomo, dotato di una sua identità ed espressività.

Per la dimensione artistica di Filippo e Maria Giudice le donne non sono mai solo modelle. Sono muse, diventano complici, assumono presenze creative, da oggetto diventano soggetto. Questi corpi di donne, pertanto, non sono quasi mai presenze casuali, ma studiati accorgimenti compositivi e simbolici per guidare l’osservatore verso una dimensione spirituale o concettuale.

Nel 1965, Filippo Giudice, dopo essersi diplomato all’Istituto Statale d’Arte di Comiso, asseconda la sua accesa passione per l’arte dimostrando la sua versatilità: è scultore, pittore, progettista nel campo dell’architettura, del design di interni e di mobile. Lavora la ceramica, la pietra bianca (la stessa che veniva utilizzata per costruire le facciate degli antichi palazzi in stile barocco della sua terra), la pietra asfaltica, vulcanica, oltre a ferro, rame, bronzo, vetro e legno e legno fossilizzato. Utilizza varie tecniche per l’esecuzione delle sue opere spesso materiali presi dalla natura: foglie, sabbia silicea, polvere di tufo, vulcanica, d’asfalto, rame, bronzo, ma anche prodotti acrilici, olio, cloruro di sodio, acidi e smalti speciali. Nel 1966 sente il bisogno di spostarsi all’estero per arricchirsi di altre formazioni artistiche, anche se la sua vera passione – avuto riguardo alle sue esperienze della prima infanzia in laboratori di artisti comisani – si rivolge a due ambiti ben precisi: la pittura e scultura. Dopo essere ritornato in Sicilia, nel 1969, in occasione di un esame per l’abilitazione all’insegnamento a Palermo, incontra Maria la sua futura moglie, che sposa lo stesso anno diventando una coppia unita non solo nella vita, ma anche nell’arte. Maria Giudice, anche lei scultrice, pittrice, ceramista, designer nel campo dell’architettura, interior design e arredamento, con la sua formazione più classica e una personalità più riflessiva, contribuisce all’attività artistica di Filippo bilanciandone l’esuberanza e l’intraprendenza. Dal 1997 al 2014 hanno vissuto e operato a New York.

«Nei loro dipinti, nelle sculture – nudi, ritratti, pose sospese – raccontano relazioni intense e cariche di significati, emergono come protagoniste di un universo visivo libero, classico e moderno e, nel contempo, simbolismo e surrealismo», spiega Salvatore Parlagreco. «Si trasformano in chiavi di lettura che ci permettono di capire il loro linguaggio espressivo». La presenza di corpi eterei nelle loro opere, appaiono come figure sospese o elementi fluttuanti, interpretabili sia in dimensione simbolica che mistica «per creare atmosfere oniriche, surreali sospese nel tempo, sfidando la percezione della realtà, filtrate dalle due componenti quello maschile e quello femminile».

Giuseppe Nativo


Luogo: Galleria Iblea Symposium , Via Sant’Anna, 196, RAGUSA, RAGUSA, SICILIA