Troina la strage degli operai della Diga Ancipa, la testimonianza 71 anni dopo
Troina - 10/05/2026
Il 9 maggio del 1955, una tremenda esplosione colpì la galleria di contrada Ruggirà dove stavano lavorando 8 operai. Questa galleria, che ricade in territorio del comune di Cesarò, è una delle gallerie del sistema acquedottistico della diga Ancipa di Troina. Quell’esplosione troncò la vita di 7 lavoratori: Agati Gerolamo (40 anni) di Floridia (Sr), Filardo Francesco Paolo (45 anni) di Castelluccio Inferiore (Pz), Gioia Antonio (35 anni) di Castelluccio Inferiore (Pz), Musti Sebastiano (39 anni) di Castelvecchio Subequo (Aq), Miraglia Giuseppe (41 anni) di Cesarò, Ricciotti Elio (35 anni) di Casola in Lunigiana (MS). Le salme di sei lavoratori furono recuperate subito.
Il racconto di quelle ore
Le spoglie mortali di Ricciotti Elio furono ritrovate il 24 marzo 1956.Sopravvisse solo Barbagallo Antonino di Motta Sant’Anastasia che, trovandosi in prossimità dell’ingresso della galleria, l’esplosione lo sbalzò fuori ferendolo seriamente. Ai funerali dei sei operai caduti sul lavoro, che si celebrarono a Cesarò, partecipò un’immensa folla. Maria Grazia Miraglia aveva cinque anni, e suo fratello Pietro ne aveva tre di anni, quando suo padre morì nell’esplosione della galleria. Di quella tragica vicenda conserva un indelebile ricordo. Crescendo, ha raccolto una considerevole mole di documenti.
Il racconto di Maria Grazia
La mamma, la signora Maria Gaetana Nasca era al terzo mese di gravidanza. Diede alla luce il figlio Peppino sei mesi dopo la morte del marito. Racconta Maria Grazia: “Quel giorno di 71 anni fa c’era maltempo: pioveva e tuonava. Gli operai non volevano entrare in galleria perché temevano per la loro incolumità. I responsabili della ditta li convinsero ad entrare in galleria, rassicurandoli che si trattava di semplici operazioni. Entrarono fino in fondo in galleria ad un km circa dall’ingresso. All’improvviso un fulmine colpì i ventilatore per l’aereazione della galleria e provocò una terribile esplosione. Per sei di loro, che si trovavano in fondo alla galleria, non ci fu scampo”.
L’offerta di denaro ed il rifiuto
I responsabili ed gli avvocati della ditta appaltatrice proposero alla signora Nasca la somma di 100 mila lire e chiudere la questione. Per una vedova con due figli piccoli ed un altro in attesa di nascere, negli anni ’50 del secolo scorso, la vita non era facile. Ma la signora Nasca, che rivendicava giustizia e non soldi, rifiutò con dignità ed orgoglio la proposta e condusse la ditta in tribunale. La ditta fu condannata dal tribunale per omicidio colposo e al pagamento di un indennizzo a favore della signora Maria Gaetana Nasca, vedova dell’operaio Giuseppe Miraglia, caduto sul lavoro, per responsabilità della ditta, che non aveva adottato alcuna misura di sicurezza.