L’omicidio della madre ad Aidone, pena ridotta in Appello a 9 anni per Maria Gozza

La Corte di Assise di Appello di Caltanissetta, presieduta da Daniela Troja, ha emesso il dispositivo di sentenza nel processo d’appello a carico di Maria Gozza, la donna di Aidone condannata per aver ucciso la propria madre, Vittoria Malaponti, casalinga di 69 anni.

La provocazione per accumulo

La sentenza ha accolto l’appello della difesa, riconoscendo all’imputata la circostanza attenuante della cosiddetta “provocazione per accumulo”, con una significativa riduzione della pena: da 14 anni di reclusione — già frutto della concessione delle attenuanti generiche in primo grado, che avevano evitato l’ergastolo — a 9 anni e 4 mesi. Il giudice di secondo grado ha inoltre riformato la sentenza di prime cure escludendo la condanna al risarcimento del danno di 2.500 euro riconosciuto in primo grado alla parte civile, la sorella della vittima.

La vicenda

I fatti risalgono al 16 novembre 2021, quando i vicini di casa, insospettiti, chiamarono il 112. Le due donne vivevano sole da trent’anni, da quando Vittoria Malaponti era rimasta vedova, nell’abitazione di Aidone, sostenendosi con la pensione e il reddito di cittadinanza. In un primo momento Maria Gozza aveva parlato di suicidio, salvo poi ammettere le proprie responsabilità. Secondo quanto accertato, la figlia avrebbe accoltellato la madre e poi l’avrebbe colpita alla testa con un battitore per la carne.

Le umiliazioni

Al centro del processo d’appello, la ricostruzione del contesto familiare in cui la tragedia era maturata. Secondo la difesa, il rapporto tra madre e figlia era stato segnato per decenni da continue e sistematiche umiliazioni. Nonostante questo, Maria Gozza aveva lottato per emanciparsi, riuscendo a conseguire prima il diploma e poi la laurea in naturopatia.

L’avvocato dell’imputata

Subito dopo la lettura del verdetto, l’imputata è scoppiata in un pianto che ha commosso i presenti. Il suo difensore, l’avvocato Carmelo Lombardo, che ha assistito la donna in entrambi i gradi di giudizio, ha espresso soddisfazione per l’esito: «È stata giustamente riconosciuta l’attenuante della provocazione per accumulo, un istituto che la cassazione ha codificato per adeguare la pena in presenza di condotte ingiuste, anche solo moralmente, sedimentate nel tempo. Purtroppo rimane la consapevolezza di una donna che dovrà convivere con questo peso e con questo senso di colpa — per dirla con Dostoevskij, il suo destino sarà il castigo e la sua pena sarà l’ergastolo del cuore per la perdita della madre che nonostante tutto aveva tanto amato».