Violenza sessuale su due minorenni, condannato a 9 anni e 4 mesi di reclusione
Enna-Provincia - 18/06/2026
Il Giudice per l’Udienza Preliminare del Tribunale di Enna, Ornella Zelia Futura Maimone, ha condannato a nove anni e quattro mesi di reclusione un uomo residente in un Comune dell’Ennese, ritenuto colpevole di violenza sessuale aggravata e corruzione di minorenne ai danni di due bambine, anch’esse dello stesso paese, che all’epoca dei fatti non avevano ancora compiuto i quattordici anni.
I fatti contestati
Secondo quanto ricostruito nel corso del procedimento, l’uomo avrebbe costretto con violenza una delle due vittime a subire atti sessuali in più occasioni, tra novembre e dicembre 2021. Per la seconda vittima, gli abusi si sarebbero consumati il 5 gennaio 2022, approfittando del fatto che la bambina si trovava ospite presso la sua abitazione e a lui affidata. A questi episodi si aggiunge il reato di corruzione di minorenne: dal gennaio 2022 fino all’aprile 2023, l’uomo avrebbe compiuto ripetuti atti sessuali in presenza di una delle vittime, costringendola ad assistere attraverso videochiamate su WhatsApp, con l’intento di coinvolgerla e ottenerne apprezzamenti a sfondo sessuale.
Una pena più severa di quella chiesta dall’accusa
La condanna supera quanto richiesto dal Pubblico Ministero, che aveva sollecitato sei anni e otto mesi. Il Giudice ha inflitto una pena più alta perché ha valutato i fatti come di particolare gravità e forte disvalore sociale, riconoscendo al contempo alcune circostanze attenuanti generiche, ritenute però equivalenti alle aggravanti contestate. La pena — nove anni e quattro mesi — è già ridotta di un terzo rispetto a quella base, beneficio automaticamente riconosciuto all’imputato per aver scelto il rito abbreviato, ovvero un procedimento che consente di definire il processo senza dibattimento in cambio di uno sconto sulla pena. Qualora la sentenza non venisse impugnata, scatterebbe un’ulteriore riduzione di un sesto, portando la pena definitiva a sette anni, nove mesi e dieci giorni.
Le misure accessorie e il no alla giustizia riparativa
È stata inoltre ordinata la confisca e la distruzione del materiale sotto sequestro, oltre alla condanna al risarcimento del danno in favore delle parti civili e al pagamento delle spese processuali. Nel corso del procedimento la difesa aveva chiesto l’accesso ai programmi di giustizia riparativa, ma il Giudice ha respinto la richiesta ritenendo che tale percorso avrebbe potuto esporre le bambine a ulteriori danni psicologici e fisici.
La soddisfazione dei legali e la lettera alla Curia
Le due vittime erano rappresentate dagli avvocati Arnaldo Faro e Concetta Maria Rosa Bonanno, entrambi del Foro di Agrigento, che hanno espresso piena soddisfazione per l’esito del processo, sottolineando come il Giudice abbia riconosciuto la particolare lesività delle condotte infliggendo una pena superiore a quella richiesta dall’accusa. A seguito della sentenza, i genitori delle bambine hanno deciso di trasmettere gli atti alla Curia vescovile, affinché vengano adottate le misure necessarie a impedire all’uomo qualsiasi contatto con minori in ambienti ecclesiastici, luoghi che egli frequenta tuttora.