Dalla Kore di Enna a Riesi: Stefania Maria Pia Ferro presenta “Fili invisibili del destino”

Esistono fili che non si vedono, ma che attraversano la nostra esistenza. Sono legami silenziosi, fatti di incontri, parole, gesti di attenzione e presenze capaci di arrivare proprio nel momento in cui una persona rischia di smarrire la propria strada.

Sono quei fili invisibili che uniscono persone, esperienze e destini apparentemente lontani e che solo con il tempo permettono di comprendere quanto un incontro possa aver cambiato il corso di una vita.

È questo il significato più profondo di Fili invisibili del destino, il romanzo di Stefania Maria Pia Ferro, 25 anni, protagonista dell’incontro svoltosi il 19 agosto presso l’Auditorium Filippo Scroppo di Riesi, con il patrocinio del Comune di Riesi. L’evento ha visto i saluti dell’assessore Baglio e di Giuseppe Calascibetta.

Una serata che non è stata soltanto la presentazione di un libro, ma un viaggio dentro le fragilità dell’animo umano, dentro la possibilità di rinascere e dentro il valore di quelle persone che scelgono di non voltarsi dall’altra parte.

Dalla ferita alla rinascita

La storia di Stefania nasce da una ferita vissuta durante l’adolescenza, segnata dal bullismo e dalla sofferenza di sentirsi isolata. Un periodo difficile, nel quale anche la fiducia negli altri e nella vita stessa sembrava essersi incrinata.

Ma proprio da quella fragilità è iniziato un percorso di rinascita.

In questo cammino, un ruolo fondamentale è stato quello della famiglia e, in particolare, della madre Concetta. La sua presenza ha rappresentato per Stefania un punto di riferimento costante, soprattutto negli anni più difficili, quando il dolore e le difficoltà sembravano mettere in discussione ogni certezza.

La figura della madre si inserisce così tra quei fili invisibili che accompagnano una persona anche quando non fanno rumore: una presenza quotidiana, fatta di sostegno, vicinanza e amore, capace di rimanere accanto nei momenti in cui trovare la forza per andare avanti sembra impossibile.

Oggi Stefania Maria Pia Ferro può raccontare una storia diversa: ha conseguito la laurea con lode in Ingegneria Informatica presso l’Università degli Studi di Enna “Kore” e prosegue il proprio percorso di studi nella laurea magistrale in Ingegneria dell’Intelligenza Artificiale e della Sicurezza Informatica.

Durante l’incontro è stato evidenziato anche il valore di questo particolare connubio: da una parte la tecnologia, l’innovazione e la ricerca scientifica; dall’altra una profonda attenzione alla dimensione umana, alle relazioni e alla capacità di comprendere le persone.

Un intreccio significativo in un’epoca in cui l’intelligenza artificiale e il digitale entrano sempre più nella vita quotidiana: il percorso di Stefania mostra come la competenza tecnologica possa convivere con una forte sensibilità verso l’essere umano.

 Il primo filo: la famiglia e la nascita della scrittura

Prima ancora che il romanzo prendesse forma, però, c’è stato un altro incontro destinato a cambiare il suo percorso: quello con la Prof.ssa Letizia Ognibene, docente di Lettere alla scuola media “Filippo Cordova” di Caltanissetta.

È tra quei banchi che Stefania ha scoperto per la prima volta la propria attitudine alla scrittura creativa. Inizialmente scrivere non era semplice per lei. Fu proprio la professoressa Ognibene a stimolarla attraverso gli esercizi di scrittura creativa e, in particolare, attraverso un tema sul genere horror. Quella che sembrava una semplice esercitazione scolastica diventò così la prima scintilla di un percorso destinato ad accompagnarla negli anni. La Prof.ssa Ognibene non si limitò a riconoscere quella capacità: continuò a incoraggiarla e, anni dopo, fu tra le persone che lessero e sostennero la prima bozza del romanzo, invitando Stefania a credere nella propria voce e a portare avanti il progetto della pubblicazione. È anche grazie a lei che il filo della scrittura, iniziato quasi per caso tra i banchi di scuola, non si è spezzato.

I fili che cambiano il destino

Ma nessuna rinascita avviene completamente da soli. Ogni trasformazione nasce anche grazie agli incontri che diventano punti di riferimento.

Uno dei fili più importanti della vita di Stefania porta il nome della Prof.ssa Pamela Lucrezia Intilla..

La Prof.ssa Intilla non è stata soltanto un’insegnante, ma un’educatrice nel senso più profondo del termine: una docente capace di guardare gli studenti negli occhi, di cogliere ciò che spesso rimane nascosto e di mettere al centro la persona prima ancora dello studente.

Il suo modo di insegnare nasce dall’ascolto e dalla convinzione che dietro ogni ragazzo ci sia una storia unica da comprendere. Una presenza capace di dedicare tempo, attenzione ed energie alla scuola e agli studenti, anche oltre il semplice orario scolastico, vivendo il ruolo di docente come una vera missione educativa.

Per Stefania, la Prof.ssa Intilla è stata molto più di un’insegnante: è stata quel filo invisibile che, in un momento delicato della sua vita, ha contribuito a ricucire una parte della sua storia. In un momento in cui la sofferenza aveva messo in discussione la fiducia negli altri, la sua presenza ha rappresentato un punto fermo da cui ripartire.

La riscoperta della fede

Stefania racconta anche il proprio percorso di riscoperta della fede, una dimensione che negli anni più difficili aveva attraversato una profonda crisi.

«La mia fede, negli anni più difficili, ha attraversato una profonda crisi. Per un periodo mi sono sentita lontana da quella dimensione, ma con il tempo, con tanta pazienza e attraverso alcuni incontri importanti, ho iniziato lentamente a ritrovarla», racconta Stefania.

Un cammino graduale, fatto di piccoli passi, di tempo e di pazienza. La Prof.ssa Intilla ha rappresentato anche in questo percorso una presenza capace di accompagnarla nella ricostruzione della  fede e della fiducia: fiducia nella vita, negli altri e nella possibilità di affidarsi nuovamente alle persone.

«È stato un percorso step by step. Dopo una ferita profonda, imparare nuovamente a credere negli altri richiede tempo, ma anche incontri autentici come quello con la Prof. Intilla e Palermo, capaci di restituire speranza», aggiunge l’autrice.

Paola: un omaggio alla Prof.ssa Intilla

Se le vicende sono frutto di fantasia, i cuori e i volti che animano la storia sono ispirati a persone importanti della vita di Stefania.

Questo legame tra realtà e letteratura è entrato anche nelle pagine del romanzo. Il personaggio di Paola nasce infatti come omaggio alla Prof.ssa Pamela Lucrezia Intilla.

Paola rappresenta la forza di chi resta accanto a una persona nei momenti più difficili, la presenza capace di ascoltare, sostenere e accompagnare. È il simbolo di quegli educatori che, con un gesto di attenzione, possono cambiare un destino.

Stefania ha raccontato anche una coincidenza particolarmente significativa legata alla pubblicazione del manoscritto:

«C’è una cosa che mi emoziona particolarmente: ho inviato il romanzo alla casa editrice proprio il giorno del compleanno della Prof.ssa Pamela Lucrezia Intilla. Sapevo che era il suo compleanno e non so… forse è una di quelle coincidenze che hanno un significato. In quel giorno così importante per lei, io stavo affidando al mondo una parte così importante di me. E questa cosa, ancora oggi, mi emoziona».

 Marina, il filo autobiografico

Se Paola nasce dall’incontro con la Prof.ssa Intilla, Marina rappresenta invece il filo più vicino alla stessa Stefania.

La protagonista del romanzo è una studentessa universitaria che cammina sul confine fragile tra il desiderio di ricominciare e il peso di un passato fatto di sofferenza, ricordi dolorosi e ferite invisibili.

Marina è l’alter ego letterario dell’autrice: attraverso di lei Stefania racconta il difficile percorso verso la riconquista della propria identità e del proprio valore, trasformando un’esperienza personale in una storia capace di parlare anche agli altri.

 Un altro filo: la Prof.ssa Maria Giulia Palermo

Accanto alla Prof.ssa Intilla, un altro filo fondamentale nella vita di Stefania è quello con la Prof.ssa Maria Giulia Palermo, che ha avuto un ruolo importante nel suo reinserimento al Liceo “A. Volta”.

Con sensibilità, accoglienza e attenzione, la Prof.ssa Palermo ha contribuito a restituire a Stefania un senso di appartenenza e fiducia nel proprio percorso scolastico.

Anche lei rappresenta quell’idea di scuola che non si limita a trasmettere conoscenze, ma accompagna le persone nella loro crescita.


Due docenti, due fili preziosi, un unico messaggio: educare significa lasciare un segno che può durare tutta la vita.


Un romanzo che parla delle ferite della società

Fili invisibili del destino racconta proprio questo: nessuno cresce e rinasce completamente da solo. Dietro ogni persona che trova la forza di rialzarsi spesso ci sono incontri, parole e persone che hanno scelto di esserci.

Attraverso Marina, Paola, Martina ed Elena, il romanzo affronta alcune delle ferite più profonde della società contemporanea: il bullismo e il cyberbullismo, la violenza sulle donne, la donazione degli organi, la diversità e la disabilità, il disagio giovanile, le dipendenze, le morti bianche, la sicurezza sul lavoro, la mafia, il riscatto dei territori difficili, la solidarietà e il ruolo fondamentale della scuola e degli educatori.


L’incontro di Riesi ha lasciato un messaggio forte: ogni persona può essere un filo nella vita di qualcun altro.

Ai docenti il compito di non sottovalutare mai un segnale: un banco isolato, una lacrima, uno sguardo diverso o una richiesta d’aiuto appena accennata possono raccontare una sofferenza profonda.

Ai ragazzi il coraggio di parlare, di chiedere aiuto e di non lasciare che il silenzio diventi una prigione.


Perché ogni persona deve poter ricordare una frase fondamentale:

«Io valgo la pena di essere salvato».


 Il prossimo capitolo

Stefania ha raccontato di aver già iniziato a lavorare alla continuazione del romanzo, approfondendo un  tema centrale.

Ma, pensando al prossimo libro, c’è soprattutto un desiderio personale: avere ancora accanto a sé la Prof.ssa Pamela Lucrezia Intilla e la Prof.ssa Maria Giulia Palermo.

«Ho già iniziato a lavorare alla continuazione del romanzo e, pensando al prossimo libro, c’è una cosa che sento particolarmente: desidererei avere ancora accanto a me la Prof.ssa Pamela Lucrezia Intilla e la Prof.ssa Maria Giulia Palermo. Per me non sono semplicemente le relatrici della presentazione del mio primo romanzo, ma hanno rappresentato e rappresentano due presenze importanti nel percorso della mia vita. Se ci sarà un secondo romanzo, mi piacerebbe davvero che fossero ancora loro a presentarlo insieme a me. Sarebbe per me un modo per continuare quel filo che, nel tempo, ha unito la mia storia, il libro e le persone che hanno creduto in me. Perché alcuni fili, quando sono veri, non si spezzano con la fine di un libro».

A Riesi non è stato presentato soltanto un romanzo. È stata raccontata la forza dei legami umani: quei fili invisibili che nessuno vede, ma che a volte riescono a ricucire ciò che sembrava spezzato e a trasformare una ferita in una nuova possibilità.


Luogo: Auditorium Filippo Scroppo Riesi, Viale Don Bosco, 93016 Riesi , 30/22, RIESI, CALTANISSETTA, SICILIA