Sanità e demenza nell’Ennese, lettera all’Asp: “L’assistenza è un labirinto per le famiglie”
Enna-Cronaca - 11/10/2026
Le difficoltà nell’accesso alle prestazioni sanitarie, il funzionamento dei centri specialistici e la gestione dei casi più complessi, quando l’assistenza domiciliare non è più sufficiente. Sono alcuni dei temi affrontati in una lettera indirizzata al direttore generale dell’Asp di Enna, Mario Zappia, da Luigi Sansone, residente a Barrafranca, che richiama l’attenzione sulle difficoltà che possono incontrare le famiglie impegnate nell’assistenza a persone con demenza.
La segnalazione descrive un percorso nel quale prenotazioni, servizi territoriali e procedure per l’accesso alle strutture residenziali rischiano di diventare ostacoli aggiuntivi per chi deve garantire continuità alle cure. Una denuncia che pone al centro non soltanto la disponibilità delle prestazioni, ma anche il coordinamento tra i diversi livelli dell’assistenza.
“Tra CUP irraggiungibili, liste d’attesa interminabili, servizi che appaiono e scompaiono e
procedure che complicano la vita alle famiglie, il percorso di cura delle persone con demenza
rischia di trasformarsi in una prova di resistenza. Quando l’assistenza diventa un labirinto, a
pagare il prezzo più alto sono i malati e chi si prende cura di loro” si legge nella lettera.
Dal Cup ai centri per le demenze
Tra le criticità indicate nella lettera c’è l’accesso al Centro unico di prenotazione (Cup), che, secondo l’autore, può trasformarsi in una difficoltà già nelle prime fasi del percorso sanitario. «La prenotazione dovrebbe essere il primo passo verso la cura, non il primo ostacolo da superare», scrive Sansone.
L’attenzione si sposta poi sui Centri per i disturbi cognitivi e le demenze (Cdcd), servizi di riferimento per la diagnosi e il monitoraggio della malattia. Nella sua ricostruzione, il familiare segnala possibili difficoltà nel reperire informazioni aggiornate sull’effettiva operatività dei centri, sulla disponibilità degli appuntamenti e sulle prestazioni accessibili.
Si tratta di aspetti che richiedono riscontri puntuali sulle strutture interessate e sulle agende disponibili, ma che riportano al tema della trasparenza delle informazioni rivolte agli utenti.
Il peso delle procedure sulle famiglie
Un altro passaggio riguarda il ruolo dei distretti sanitari, chiamati a raccordare ospedale, specialisti, assistenza domiciliare e strutture residenziali. Secondo Sansone, la frammentazione delle procedure rischia di trasferire sui familiari una parte consistente del lavoro organizzativo.
«È il familiare che telefona, sollecita, si sposta, raccoglie certificazioni, cerca informazioni e tenta di mettere in comunicazione servizi che dovrebbero dialogare tra loro», osserva nella lettera.
La questione diventa particolarmente delicata quando le condizioni della persona assistita rendono difficile proseguire con le cure a domicilio e si valuta l’inserimento in una Rsa dotata di modulo Alzheimer. Il documento solleva interrogativi sulle modalità di accesso nei casi urgenti, sulla valutazione clinica e sulla disponibilità di soluzioni adeguate quando la famiglia non è più in grado di sostenere il carico assistenziale.
La richiesta di una rete più coordinata
La lettera richiama anche la gestione delle persone con demenza in Pronto soccorso, con particolare riferimento ai disturbi comportamentali e alle difficoltà che possono presentarsi durante le attese. Un tema che, secondo l’autore, richiede attenzione alle esigenze specifiche dei pazienti con deficit cognitivi.
Tra le richieste rivolte all’Asp figurano un Cup accessibile e aggiornato, informazioni chiare sui servizi effettivamente operativi, procedure semplificate per la presa in carico e percorsi definiti per le situazioni che richiedono un inserimento in strutture residenziali. Sansone sollecita inoltre un maggiore coordinamento tra i servizi e l’individuazione di responsabilità precise.
L’obiettivo indicato è ridurre gli adempimenti a carico delle famiglie e rendere più comprensibili i passaggi tra le diverse strutture. «Una sanità che non sa parlare con se stessa non può chiedere ai cittadini di pagare il prezzo del proprio silenzio», conclude il familiare.
Le criticità riportate costituiscono il contenuto della segnalazione e richiedono verifiche rispetto all’organizzazione e alle procedure dei singoli servizi. Il nodo sollevato resta quello della continuità assistenziale: garantire alle persone con demenza e a chi se ne prende cura un percorso nel quale l’accesso alle prestazioni e il raccordo tra le strutture non diventino un ulteriore fattore di difficoltà.
La replica dell’Asp di Enna
L’Azienda sanitaria provinciale di Enna, in una nota pervenuta alla redazione nella mattinata odierna, precisa di aver comunicato di aver già provveduto ad assegnare una psicologa aggiuntiva al servizio e che per il 19 ottobre è stato fissato un tavolo tecnico per affrontare le criticità segnalate in modo coordinato e strutturale.