Palermo. Dipartimento donne UDC: Un nuovo welfare e il principio di parità e pari opportunità
Enna-Cronaca - 26/11/2011
Un nuovo welfare e il principio di parità e pari opportunità, lo richiede il laboratorio di Palermo del Dipartimento Provinciale Donne UDC per la riforma dell’assistenza, coordinato dall’architetto Antonella Russo
Quali policies, quali strategie, quali priorità ed obiettivi perché il principio delle pari opportunità e della parità possa contribuire a rafforzare la coesione sociale uno dei principi fondamentali del Trattato U.E. e della politica comunitaria ? Parlare di coesione sociale è anche come parlare di equità sociale, che rappresenta uno degli obiettivi del Programma governativo del nuovo Premier italiano Mario Monti; gli altri sono la crescita ed il rigore di bilancio.
Si alimentano le speranze nel Governo dei tecnici, salutato favorevolmente dall’opinione pubblica.
E si attende una politica rivolta, ad una maggiore partecipazione dei cittadini, a migliorare le relazioni socio-economiche, a valorizzazione i principi di giustizia ed equità sociale, senza tralasciare quelli della libera iniziativa, principi questi costituzionalmente garantiti. Questo è il passaggio obbligato attraverso cui può svilupparsi ed affermarsi ulteriormente il principio della pari opportunità e parità, che significa anche inclusione, pari dignità e diritto di partecipazione, lavoro e sviluppo della persona sia come singolo che come componente sociale.
Gli strumenti che lo cementano sono la cooperazione, la sussidiarietà, l’impegno profuso nell’agire sociale, l’impresa sociale, la partecipazione, il codice civile, i regolamenti comunitari. I beneficiari sono i singoli o associati cittadini e cittadine, in cerca di occupazione, in attesa di poter fruire di opportunità socio-economiche che contribuiscano a tutelare la dignità umana, a superare stati di disagi e di disadattamenti, a migliorare il tenore di vita, a raggiungere pari livello di soddisfazione morale, sociale ed economico posseduto dagli altri cittadini, che essendo già inseriti o parzialmente inseriti in contesti familiari, sociali, economici, già godono di quei diritti ed opportunità.
Attuare un processo di livellamento in progress, di riequilibrio socio-economico tramite una efficace ed efficiente rete di azioni sociali di assistenza a soggetti emarginati, disabili, abbandonati o violentati, specie se anziani, bambini, donne ovvero a tutti quei soggetti che sono, comunque, in stato di abbandono, disoccupazione o di diseguaglianza, privi di copertura socio-economica, in contrasto con il riconoscimento dei diritti fondamentali e sociali, che si desumono dalla Costituzione e dalle leggi vigenti in materia. Occorre un nuovo welfare, trovando adeguati strumenti, risorse e procedure, ed agendo in un’ottica governativa di sintesi che coniughi esigenze di pareggio di bilancio, osservanza degli obblighi di natura costituzionale e civile, equità sociale ed economica, .
Quali strategie per le politiche complessive e settoriali nello stesso tempo per affrontare problematiche complesse e con quali misure, partendo dalle diverse realtà ,dalle istituzioni locali ?
Non vi è dubbio che nel campo sociale della parità, pari opportunità e delle disabilità vadano rilanciati il principio della sussidiarietà, un nuovo welfare, una gestione efficace ed efficiente dei servizi alla persona e alla collettività territoriale, il ruolo, quindi, del volontariato e della cooperazione sociale, che sembrano denotare elementi di sfiducia e rassegnazione dopo gli attacchi neo-liberistici. Occorre invertire la rotta, specialmente in una terra svantaggiata come la nostra Sicilia,con una nuova programmazione e lungimiranza,un rafforzato riposizionamento, ancorato agli obiettivi di Lisbona 2020.
Richiediamo alla politica una rinnovata policy profondamente orientata verso il sociale ed il rispetto delle condizioni umane e delle diversità e specificità di genere e di stato, rafforzando i diritti fondamentali, civili, familiari e di impresa, l’allargamento dei diritti di pari dignità, opportunità e sviluppo, la tutela dei più deboli, dei disabili, degli emarginati e dei disoccupati. Siamo in viva attesa della Legge Delega sulla riforma dell’assistenza.
Il Dipartimento Pari Opportunità di Palermo evidenzia che i Siciliani stanno vivendo momenti di forte aspettative, incertezze con alta tensione sociale ed economica, dovuta alle turbolenze delle crisi internazionali, alla globalizzazione, alle crisi regionali, che hanno investito gli stati mediterranei del sud-europa, coinvolgendo la parte debole dell’Unione europea, la cui politica economico-finanziaria e sociale ha fatto perno sull’asse franco-tedesco-anglosassone.
E’ mancata una reale politica di Governance delle politiche di convergenza comunitaria e nazionale se non a livello di pretesa del rispetto dei parametri di Maastricht (deficit – debito pubblico – mercati e concorrenza), ma poco orientati sul sociale e su politiche fiscali redistributive. Nessuna attuazione e coordinamento delle politiche comuni di Giustizia, Interni, Esteri e Difesa, di cui i primi 3 hanno forti refluenze sullo sviluppo del sociale.
Occorre anche un nuovo patto tra la parte più riformatrice della società e il mondo laico- cattolico, che ha maturato molta competenza ed esperienza nel campo sociale.
Il dubbio è se la Sicilia abbia risorse adeguate o sappia utilizzare le risorse comunitarie assegnate ed acceleri per riorganizzare le necessarie regole di autonomia (Statuto siciliano). Occorre un forte patto interistituzionale proiettato verso le forze sociali, coinvolgendoli in progetti innovativi e condivisi.
E’ pur vero che la Sicilia ha maturato nuove relazioni interistituzionali in campo della programmazione comunitaria, ha provveduto di recente alla riforma dell’amministrazione, che tuttavia denota ritardi, inefficienze nell’uso di risorse umane, di programmazione e carenze negli adeguamenti legislativi e regolamentari. Siamo in attesa di migliorare l’utilizzo dei fondi comunitari. Nel PO FESR e nel FSE sono previste misure idonee a far decollare progetti orientati sul sociale.
La Politica regionale siciliana è proiettata, nell’ambito del contesto delle politiche comunitarie, nazionali e delle relative normative e programmazioni di medio-lungo arco temporale, a voler perseguire l’attuazione del principio di parità, pari opportunità e di non discriminazione mediante interventi ed azioni coerenti con gli orientamenti e gli obiettivi indicati dalla predette politiche.
Intende, perciò, promuovere ed agevolare un contesto rivolto a tali obiettivi, che possa stimolare la diffusione di una cultura di parita’. A ciò dovrebbero concorrere una nuova politica sociale che favorisca le esigenze personali e familiari e, ove possibile, garantisca le attività di studio, la mobilità da e verso il luogo di lavoro, la gestione familiare.
Dal principio formale di trasversalità del periodo di programmazione 2000/2006 in tutti gli Assi. si transita, nell’attuale periodo di programmazione, verso un riposizionamento del principio medesimo di parità, spalmandolo negli Assi 5 e 6 con una nuova ottica.
La Programmazione 2007-2013, nei Programmi Operativi dei diversi fondi comunitari, persegue una strategia che va oltre la parità di genere e intende promuovere, una politica positiva di non discriminazione e pari opportunità in tutti i settori socio-economici, culturali e familiari.
Occorre un nuovo approccio trasversale che coinvolga istituzioni, soggetti ed uffici a diversi livelli, e con una politica rivolta verso obiettivi di inclusione sociale con azioni specifiche e di contesto per un miglioramento della qualità della vita, per la realizzazione di servizi e politiche sensibili alle differenze, atti a promuovere l’inclusione sociale per il rafforzamento della coesione economica e sociale del territorio e la piena partecipazione di tutti al processo di sviluppo.
L’attuale welfare è in crisi, a causa delle politiche nazionali di rigore imposte dall’Unione europea e dalle politiche di stampo neo-liberiste, cui aggiungiamo i problemi socio-economici, culturali, in cui versa la società civile siciliana, poco incline alle innovazioni accelerate, poco propensa ai rischi imprenditoriali; e povera di elementi di dinamismo evolutivo e competitivo cui, invece, è propensa la società di parte dei territori più evoluti, sia a livello nazionale che comunitario.
Il terzo settore non si allarga e non si impone, ma spesso arretra e configge, anzi, viene espulso da processi decisionali-partecipativi, o talora non accenna a voler partecipare proprio a quei livelli di dimensione territoriale dove sarebbe necessario confrontarsi.
Peraltro il confronto tra il pubblico, il privato ed il terzo settore è previsto dai processi decisionali europei, solo che occorre stabilire confini e limiti nell’autodeterminazione che deve essere liberamente espressa, ma che deve agire nell’ambito di un processo regolatorio, ed il cui principio è costituzionalmente garantito (e lo dovrebbe essere, anche, statutariamente).
Le ultime programmazioni si sono mosse su questo solco. Alcune esperienze sono maturate, più a livello di consultazione che di decisione; eppure alcuni progetti sono partiti e conclusi; mentre, diversi soggetti hanno iniziato ad interloquire con le istituzioni pubbliche e con un sistema di regole condiviso.
TUTELA COSTITUZIONALE
I principi di sussidiarietà, partecipazione ed uguaglianza dei soggetti parimenti coinvolti nell’affermazione dei propri diritti sono rinvenibili nell’art. 2 della Costituzione, sia da un punto di vista formale che sostanziale, in cui viene attribuito alla Repubblica il compito di rimuovere gli ostacoli, che eventualmente potrebbero impedire “il pieno sviluppo della persona umana e l’effettiva partecipazione di tutti i lavoratori all’organizzazione politica, economica e sociale del Paese”.
Emerge dal principio di sussidiarietà la rilevanza dell’importanza del terzo settore, che apre a nuovi sviluppi dell’ampliamento della sfera di partecipazione dei soggetti alla autonoma iniziativa dei cittadini, singoli e associati, potenzialmente coinvolti. Al terzo settore è affidato una specifica missione: partecipare, alla stregua di un ente pubblico, alla definizione ed attuazione delle politiche pubbliche, ma senza alcun accenno alla partecipazione decisoria. Quindi partecipazione senza responsabilità e decisione.
Occorre pertanto strutturare la partecipazione in senso decisorio al settore delle politiche pubbliche, creare sedi istituzionali, strumenti di programmazione e partecipazione (comitati, consulte, conferenze, osservatori.
PROBLEMI DI GOVERNANCE
Chi governa il Terzo settore? Occorre evitare un eccesso di regolamentazione e favorire l’autodeterminazione creatrice per analizzare e valutare i bisogni umani e sociali, come pure familiari e di lavoro, di salute e di solidarietà. Occorre una sintesi, quindi, una rappresentanza unitaria efficacemente coordinata, che si pone come quale unico interlocutore dell’amministrazione pubblica.
Ci auguriamo una nuova versione del welfare per il futuro del nostro paese e della nostra Sicilia, che produca riforme, renda efficaci processi, metodi e strumenti di partecipazione, consultazione e decisione, strutturi tali strumenti, ampli la platea dei soggetti partecipanti, allargando ed affermando ulteriori principi di democrazia e progresso, come sviluppo, solidarietà e sussidiarietà, in una fase storica, sociale, economica e politica, in cui le prerogative ed i diritti del terzo settore appaiono fortemente condizionati da una cultura e prassi delle politiche pubbliche – di stampo conservatore e neo-liberista – che sembrano apparire dominanti.
Per quanto riguarda il sociale, occorrerebbe il supporto di nuove politiche nazionali – legislativamente recepibili nell’ambito della Regione siciliana – al fine di attuare innovative forme di sostegno alle famiglie e agli individui, che versano in povertà reddituale e un nuovo welfare regionalizzato, che sia caratterizzato da azioni incisive e diffuse a livello regionale e locale.
A tali azioni si richiedono interventi migliorativi delle condizioni personali, socio-economiche e di abitabilità urbana con strumenti abitativi di housing sociale a favore di giovani, anziani soli, immigrati, studenti emarginati dal mercato del lavoro, ricorrendo a nuove forme di compartecipazione tra il pubblico e il privato.
Ciò amplia gli spazi di un nuovo welfare, che induca verso il progresso ed il benessere sociale non solo economico, cui concorrono capacità, responsabilità e autodeterminazione dei soggetti, che saranno più intense e diffuse tramite l’uso di reti sociali appropriate e coerenti con le politiche pubbliche perseguite a livello territoriale e locale.
.Vanno, quindi, recuperate le priorità della coesione e della convivenza sociale, per le quali devono essere varati tanti interventi tra i quali costituiscono alto valore aggiunto gli aspetti sociali e quelli concernenti l’immigrazione, i contatti, le informazioni e le comunicazioni, gli scambi culturali e quelli socio-economici di imprese e cooperative sociali, evitando, ove necessario, gli scontri e le tensioni, superando le eventuali incomprensioni tra le diverse classi sociali, culturali, e le possibili intolleranze tra le etnie, affrontando e migliorando il degrado ambientale ed urbano, talora anche sociale ed umano, a causa della carenza di risorse e strutture per i servizi alla persona, o della inefficace vigilanza sull’arredo urbano, la sua manutenzione e sulle condizioni di sussistenza e/o persistenza di determinati diritti di cittadinanza e di permessi di soggiorno.
Le città e le provincie siciliane, previa la necessaria regìa e governance dell’Amministrazione regionale, devono assumere la gestione delle emergenze e della sicurezza, che possono scaturire dalle parti più deboli dell’immigrazione e di determinati strati sociali (violentatori, drogati, delinquenti, rifugiati, minori, donne violentate o vittime di tratta e prostituzione, o comunque emarginate dalla società e dal regolare mercato del lavoro).
Tra i tanti condizionamenti, il welfare-locale deve anche tenere conto delle ristrettezze imposte dai tagli della finanza pubblica, che vanno fronteggiati col supporto del capitale sociale (volontariato e non profit), che deve costituire una risorsa di valore, unitamente alle regole, alla sicurezza e agli strumenti contrattuali e finanziari innovativi (impresa e cooperativa sociale, micro-credito, agevolazioni fiscali, contratti di lavoro domestico, imprenditoria femminile).
Occorre, dunque, una forte spinta propulsiva da parte delle politiche pubbliche socialmente orientate e fortemente innovatrici. Si impone,nel contempo, una riforma del codice civile in materia di associazioni, fondazioni e altre istituzioni a carattere privato senza scopo di lucro, nonché istituzione dell’Agenzia per il terzo settore, (che sarebbe auspicabile anche in sede regionale, al fine di realizzare pienamente la loro personalità giuridica attraverso una rafforzata autonomia statutaria, e di semplificare gli adempimenti burocratici, nonché consentire l’esercizio, sia pur con le necessarie limitazioni, di un soggetto con forma di impresa sociale e cooperativa). .
Attraverso misure atte a supportare l’esercizio dell’impresa sociale si possono allargare le tipologie di attività, prevedere agevolazioni fiscali e stimolare l’accesso al lavoro, anche giovanile, in questo tipo di impresa, come strumento e veicolo di sviluppo, che produce insieme beni, servizi ed equità sociale, utili elementi innovativi e redistributivi, che contribuiscono al raggiungimento delle finalità del nuovo welfare, in cui si coniugano i principi etici, sociali, umani ed economici verso una sinergia tra il pubblico ed il privato., al fine del superamento delle diseguaglianze sociali e della crescita, come delineato negli obiettivi di Lisbona 2020. Verso, dunque, un’economia di responsabilità sociale, che produca ricchezza e, nello stesso tempo, rispetti anche la dignità dell’uomo e redistribuisca equamente secondo il principio di giustizia sociale.
Il tasso di disorientamento giovanile in Sicilia, i livelli di gap formativi, di istruzione e di disoccupazione esigono un ripensamento di un welfare fortemente regionalizzato, e, se necessario, ancorato ad una programmazione delle risorse (anche locali),di impiegare per valorizzare alcuni settori: le produzioni agricole, il turismo sociale, la gestione dei beni culturali, i servizi nel campo sanitario-ospedaliero,i progetti di supporto per lo sviluppo di interrelazioni con gli immigrati, per la loro tutela, educazione e scambi culturali, apprendistato,per il lavoro autonomo o in cooperative ed imprese sociali.
Tra il pubblico ed il privato, per il Dipartimento delle Pari Opportunità UDC -Palermo,(1) occorre pertanto percorrere una terza via, quella del sociale, che dovrebbe contribuire a farci superare le stagioni della flessibilità e del facile licenziamento privato (principio tipicamente liberale) e del precariato (prodotto tipico di politiche assistenziali con elargizione di un sussidio a tempo determinato, che prescinde dalla valutazione dei costi). Ciò non appare più possibile, avendo anch’esso contribuito alla dilatazione della spesa pubblica corrente, senza analisi dei costi e dei benefici, se non di quelli puramente gratuiti.
Aspettiamo alla prova l’attuale governo di Mario Monti, avendo tra i suoi obiettivi affermato quello dell’equità sociale, oltre a quelli di rigore, risanamento e sviluppo.
Le reti locali delle donne impegnate nelle azioni per le Pari Opportunità faranno la loro parte.
Silvio Di Giorgio
sisaldi@alice.it
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