Cassazione boccia sequestro beni Ato Rifiuti Enna per 8 milioni e 915 mila euro

Enna. La Cassazione ha bocciato il sequestro dei beni dell’Ato Rifiuti per un valore di 8 milioni e 915 mila euro, in quanto rientra in un’indagine su una presunta truffa ai danni della Regione, quindi gli stessi rimangono a disposizione dell’autorità d’ambito. Il tribunale del Riesame aveva ordinato di nominare un custode, ma senza mettere nero su bianco quali siano i suoi poteri e questo ha provocato la decisione della Cassazione. I giudici della Suprema Corte hanno rinviato gli atti al Tribunale del Riesame, in quanto nella decisione non vengono indicati “i compiti e i poteri” che il commissario dovrà avere. “La circostanza che il commissariamento della società sia stato deciso in sede di riesame – scrivono i giudici della Cassazione – non esime il tribunale dal dover indicare i compiti e i poteri del commissario, tenendo conto anche della specifica attività svolta dall’ente e dalla situazione in cui si trovava il vertice della società”. La decisione dei giudici, insomma, ha accolto solo una delle tre ragioni presentate dall’avvocato Massimiliano La Malfa, per conto dell’Ato Rifiuti. Il legale aveva fatto ricorso contestando che l’Ato Rifiuti svolge, per legge, un servizio pubblico di rilevanza sociale che lo caratterizza come organismo pubblico; aveva contestato che sussistessero prove del reato di truffa, motivazione bocciata perché un provvedimento cautelare come il sequestro si può limitare sui “gravi indizi” e non servono prove; e con il terzo punto, accolto, contestava la nomina del commissario giudiziale. I giudici di Enna dal punto di vista tecnico potrebbero esprimere nuove motivazioni, non appena saranno note le motivazioni della sentenza della Cassazione, ed ordinare nuovi sigilli ai beni dell’Ato Rifiuti per cui liquidità ed immobili restano scongelati. L’inchiesta riguarda una presunta truffa da nove milioni ai danni della Regione da parte del Consiglio di Amministrazione , soldi che erano stati usati per pagare gli operatori ecologici e, quindi, evitare un’emergenza rifiuti ed affrontare le spese di gestione, attraverso false comunicazioni societarie e falsi in bilancio. L’inchiesta è ancora alla fase della fine indagine; il Procuratore Calogero Ferrotti dovrà decidere cosa fare se archiviare tutto oppure nei confronti di chi dovrà chiedere un giudizio.