Villarosa, al ricercatore Zito un finanziamento da 1,3 milioni per studiare le malattie autoimmuni

di Giacomo Lisacchi

Un prestigioso riconoscimento accende i riflettori sulla ricerca biomedica siciliana. Il villarosano Antonino Zito, ricercatore del Dipartimento di Scienze e Tecnologie Biologiche, Chimiche e Farmaceutiche (Stebicef) dell’Università di Palermo, ha ottenuto un importante Starting Grant nell’ambito della call nazionale del Fondo Italiano per la Scienza (FIS), programma destinato a sostenere giovani scienziati impegnati in progetti ad alto contenuto innovativo.

Il progetto, dal titolo “Immune cell type-specific Dysregulation in X-linked gene dosages as an Etiological factor of Autoimmune diseases”, avrà una durata di cinque anni e sarà finanziato dal Ministero dell’Università e della Ricerca con circa 1,3 milioni di euro.

Lo studio sulle malattie autoimmuni

L’obiettivo della ricerca è approfondire i meccanismi molecolari che determinano le differenze di genere nella predisposizione alle malattie autoimmuni, un gruppo di patologie che colpisce in misura nettamente maggiore la popolazione femminile.

«Le malattie autoimmuni sono patologie complesse e clinicamente molto eterogenee – spiega Zito –. Esse vengono causate da precise alterazioni dei meccanismi molecolari di autotolleranza immunologica, che si traducono in risposte immunitarie dirette in modo anomalo contro il proprio stesso organismo».

Il ruolo del cromosoma X

Uno dei punti centrali dello studio riguarda il cromosoma X, che negli ultimi anni è emerso come elemento chiave per comprendere le cause della maggiore suscettibilità femminile alle patologie autoimmuni.

«Rispetto ai maschi, gli individui di sesso femminile presentano un rischio significativamente più alto di sviluppare queste patologie. Basti pensare che nove pazienti su dieci affetti da lupus eritematoso sistemico sono donne», sottolinea il ricercatore.

Il cromosoma X contiene oltre 800 geni, molti dei quali coinvolti direttamente nella regolazione del sistema immunitario. Secondo diverse evidenze scientifiche, il dosaggio genetico legato a questo cromosoma potrebbe rappresentare uno dei fattori determinanti nella comparsa delle malattie autoimmuni, anche se molti aspetti restano ancora da chiarire.

Un nuovo laboratorio di genetica

In qualità di Principal Investigator del progetto, Zito coordinerà un programma di ricerca che prevede la creazione di un laboratorio di genetica di nuova generazione e la formazione di un team altamente specializzato.

«Utilizzerò i fondi ministeriali per avviare un laboratorio dedicato e per costituire un gruppo di ricerca qualificato – afferma –. Condurremo sperimentazioni molecolari avanzate su modelli murini e linee cellulari, integrate da analisi computazionali che prevedono anche l’impiego di algoritmi di intelligenza artificiale».

Il progetto coinvolgerà inoltre una rete di collaborazioni nazionali e internazionali, tra cui il laboratorio della professoressa Laura Lentini dell’Università di Palermo.

Il riconoscimento dell’Università di Palermo

L’assegnazione del finanziamento rappresenta un importante risultato sia per il ricercatore sia per l’Ateneo palermitano. «Un traguardo che mette in luce l’alto valore competitivo della ricerca condotta da Zito e l’importanza del rientro di giovani talenti per l’innovazione scientifica del nostro territorio», commenta il direttore del dipartimento Stebicef, Antonio Palumbo Piccionello.

Secondo Zito, una migliore comprensione dei meccanismi genetici e cellulari alla base delle differenze di genere nelle malattie autoimmuni potrà contribuire allo sviluppo di nuovi approcci terapeutici personalizzati.

«La precisa caratterizzazione molecolare di tali fattori è cruciale per comprendere il legame causale tra specifiche alterazioni cellulari e l’elevata suscettibilità femminile. Questo potrà aprire la strada a nuove strategie immunoterapeutiche nell’ambito della medicina personalizzata di genere», conclude il ricercatore.