Amministrative: Cefalù; Lombardo, legge non prevede rinvio

“Meraviglia che l’onorevole Scoma, che e’ stato assessore regionale delle Autonomie locali, protesti contro l’assessore Chinnici chiedendo il rinvio tecnico delle elezioni di Cefalu’. Si sa bene che questo rinvio non e’ possibile. Non e’ consentito il rinvio per l’incandidabilita’ di un candidato a sindaco, ne e’ consentita l’esclusione di questo candidato a sindaco rispetto alla competizione elettorale. Com’era ovvio che fosse, l’assessore Chinnici si e’ comportata conformemente alla legge. La giunta, per intero, ha condiviso la sua scelta. Si e’ fatto cosi’, non si poteva fare altrimenti”.
Lo afferma il presidente della Regione siciliana, Raffaele Lombardo, in merito alle dichiarazioni dell’onorevole Francesco Scoma sul mancato rinvio delle elezioni a Cefalu’, a seguito della decisione della Corte d’Appello di Palermo, che ha dichiarato l’incandidabilita’ a sindaco di Vittorio Sgarbi.

Giampaolo Cicconi, legale personale di Vittorio Sgarbi e, assieme agli avvocati Girolamo Rubino, Massimiliano Valente e Chiara Donà Dalle Rose, difensore del critico d’arte nei procedimenti scaturiti dallo scioglimento del Consiglio Comunale di Salemi, replica al segretario nazionale del Pdl Angelino Alfano:
«Il vero paradosso non è quanto dichiarato dallo stesso Alfano, quanto l’avere il legislatore – con legge n. 94/2009 – novellato il comma 11 del D.Lgs. n.
267/2000.
Il mostro giuridico è stato creato proprio dallo stesso legislatore con l’ingresso di tale legge, palesemente incostituzionale, che, allo stato, consente a Sgarbi di essere ritenuto candidabile e di partecipare alla competizione elettorale di domani, in pendenza del termine per proporre ricorso in Cassazione alle decisioni dei giudici di Marsala e di Palermo.
Del resto, l’incandidabilità di Sgarbi non è stata dichiarata con provvedimento definitivo, e pertanto l’onorevole Alfano avrebbe dovuto astenersi – quanto meno prima del pronunciamento della Cassazione – dal dichiarare che Sgarbi è certamente incandidabile, nonchè di prendere atto che la responsabilità nel caso in esame non è tanto del Presidente della Regione Siciliana quanto del legislatore e delle autorità che si sono interessate della vicenda, le quali – pur violando il diritto di difesa dell’interessato, lasciandogli appena un giorno per la difesa in giudizio – non sono riuscite comunque ad evitare il rischio derivante dall’annullamento della competizione elettorale».

«Dall’esperienza siciliana, anche rispetto alla vicenda di Cefalù, dove io risulterei incandidabile perché non ho previsto che un politico fosse mafioso prima dell’autorità giudiziaria – forse sulla base della faccia – ne ricavo che dovrei affidarmi all’istinto visivo.
Giuseppe Castiglione, per esempio, ha certamente una brutta faccia. Meglio evitarlo.
Per me, giuridicamente, penalmente e politicamente è né più né meno di Giammarinaro, un politico di cui si possono indicare profili di criminalità rispetto a sentenze fino ad oggi assolutorie. Castiglione è stato condannato e poi assolto: è lo stesso. Per questo oggi so che è meglio non frequentarlo.
Anche se fra i primi a darmi solidarietà, scrivendomi una lettera davanti al mostro giuridico compiuto a Salemi, è stato suo suocero, Giuseppe Firrarello che, avendo avuto brutte esperienze, è dalla mia parte. Separati in casa?».