Processo all’allevatore Stanzù mandate dell’omicidio del trattorista aidonese Saffila
Enna-Cronaca - 05/11/2012
Lo hanno dichiarato più volte i penti di mafia che l’imprenditore agricolo di Valguarnera Gabrile Stanzù, che si trova in carcere per avere organizzato ed essere stato il mandate dell’omicidio del trattorista aidonese Saffila, avrebbe dato rifugio a capo della mafia gelese, Daniele Emmanuello, poi ucciso nelle campagne di Villaprilo. Per questo motivo viene indagato con l’accusa di favoreggiamento aggravato alla mafia. Per l’accusa si è reso responsabile di avere favorito uno dei mafiosi più pericolosi della Sicilia, Emmanuello, sanguinario capomafia di Gela che è stato uno dei carnefici del piccolo Giuseppe Di Matteo, il dodicenne rapito e poi ucciso sciogliendolo nell’acido nel 1996. Daniele Emmanuello è stato uno dei dieci latitanti più pericolosi di Italia, ed era solito nascondersi nelle masserie della provincia di Enna, fra Valguarnera, Piazza Armerina e Aidone anche in provincia di Messina, specie nella zona di Capizzi. Lo hanno sostenuto nelle loro dichiarazioni i pentiti di Gela Carmelo Billizzi e Crocifisso Smorta, che hanno puntato l’indice contro Stanzù anche per l’omicidio Saffila. La Dda di Messina aveva chiesto il rinvio a giudizio di Stanzù, con l’accusa di aver favorito la mafia, aiutando i fratelli Daniele e Alessandro Emmanuello a nascondersi, mettendo a loro disposizione anche degli appartamenti, fra il 2000 e il 2003, in territorio di Capizzi e Messina.In apertura dell’udienza preliminare il difensore di Stanzù, il penalista Antonio Impellizzeri, ha chiesto prima il rito abbreviato, poi ha sostenuto che esiste un’eccezione di incompetenza territoriale: se favoreggiamento c’è stato, ha sostenuto il difensore in aula, allora sarebbe cominciato nel ’96 ad Aidone. Il Gup ha accolto l’eccezione e trasmesso gli atti alla Dda di Caltanissetta, che dovrà formulare una nuova richiesta di rinvio a giudizio. L’intreccio tra mafia ennese e quella di Gela e altri clan siciliani, è stato evidenziato nel corso di un’inchiesta della squadra mobile ennese, che, attraverso accurate indagini, ha scoperto il possibile mandante del delitto di Franco Saffila, ucciso ad Aidone nel settembre del ‘98. Stanzù per quel delitto è stato condannato in primo grado a 19 anni, organizzato per vendetta e l’avvocato Impellizzeri in questi giorni sta preparando l’appello. Secondo l’accusa, Stanzù avrebbe fatto uccidere Saffila dalla mafia gelese per vendetta, ritenendolo l’assassino del padre.