Calascibetta. Processo a pedofilo

Secondo le indagini degli agenti della squadra Mobile, diretti dal vice questore Giovanni Cuciti, che avevano ricevuto una precisa denunzia da parte della madre di un bambino di dieci anni, un disoccupato di Calascibetta , M.T., avrebbe abusato più volte di un bambino di 10 anni, figliastro di suo nipote. Dopo i necessari accertamenti era stata stabilità una perizia psichiatrica per conoscere lo stato mentale del disoccupato ed il perito incaricato dal tribunale, nella sua relazione, ha definito l’imputato parzialmente incapace di intendere e di volere al momento dell’aggressione sessuale al bambino. Il collegio penale, presieduto dal giudice Elisabetta Mazza, dovrà decidere su questa vicenda che vede, ancora una volta, su violenze sessuali nei confronti di minori. E’ stata depositata agli atti la perizia del neuropsichiatra, incaricato dal tribunale, per cui c’è stato un rinvio dell’udienza probabilmente a fine mese. Il medico legale sostiene che M.T. è capace di stare a giudizio, di seguirne il processo, magari di difendersi dalle accuse che lo riguardano mentre l’esperto propende per un individuo che ha una seminfermità mentale. La perizia del neuropsichiatria era stata chiesta sia dalla difesa dell’imputato sia dal pm Francesco Rio. Lo stato mentale dell’imputato viene ritenuto psicologicamente debole, ma bisogna vedere se questo stato psicologico non gli fa capire il fatto di avere abusato sessualmente di un bambino. Ad arrestarlo sono stati gli agenti della sezione reati sessuali della squadra mobile, dopo la denunzia della madre che si era accorta dello stato di tensione e paura che aveva il bambino. L’uomo, al momento del fermo, nel corso dell’interrogatorio aveva confessato, addirittura aveva dichiarato di essere “dispiaciuto” per quello che aveva fatto. La storia era accaduta perché molto spesso M.T. rimaneva in casa con il bambino essendo quasi parenti ed in queste ore di solitudine l’anziano approfittava sessualmente del bambino, dopo averlo portato all’interno di uno sgabuzzino e questa era una situazione che si è ripetuta più volte sino a quando il bambino ha trovato il coraggio di confessarlo. La madre non ci ha pensato due volte ed è andata in Questura a denunziare questa aggressione sessuale per il suo piccolo. Ora è chiaro che la vicenda ruota attorno alle facoltà mentali di M.T.. Bisogna accertare, possibilmente senza ragionale dubbio, che il disoccupato, al momento di queste violenze sessuali, non era in grado di intendere e di volere, tenuto conto che lo stesso è già in stato di interdizione legale da diverso tempo.