Assoro. Infiltrazioni mafiose in Consiglio comunale?: approvato documento su operazione “Homo Novus”

Ad Assoro si torna a parlare dell’operazione “Homo Novus”, durante la seduta straordinaria di Consiglio indetta ieri pomeriggio. Ed è ovvio che così fosse, così come ovvia è parsa la sala consiliare letteralmente gremita. La notizia delle infiltrazioni al Consiglio comunale assorino ha letteralmente tolto la serenità a quello che prima della settimana scorsa aveva tutte le carte in regola per dirsi un comune virtuoso, scandito da vita tutto sommato tranquilla. A turbare i sogni ora un clima da caccia alle streghe, che porta chiunque a guardare con fare circospetto i volti dei consiglieri, col dito pronto da puntare. Per questo, il sindaco Pippo Bertini – che ha già ribadito l’estraneità dell’apparato amministrativo – ha presenziato ad una seduta lampo del Consiglio, in cui la tensione rendeva l’aria irrespirabile. I cittadini fanno congetture, bisbigliano, questo nonostante il documento congiunto approvato da un consesso unanime, nel quale si ribadisce l’impegno ad intraprendere attività volte a tutelare trasparenza e legalità. Non solo, l’impegno maggiore sarà quello di evitare in maniera categorica eventuali commistioni tra politica e affari, assumendo il ruolo di garante e sospendendo immediatamente l’eventuale insorgenza di simili ipotesi, potenzialmente lesive della dignità di una cittadinanza intera. Da qui la rinnovata fiducia verso istituzioni, magistratura e forze dell’ordine, invitando a una veloce conclusione delle indagini e scemare così ogni sospetto che tanto sta avvelenando il clima politico di questi giorni. Certo non ha nemmeno aiutato certo tam tam mediatico, che ha gonfiato ulteriormente il vento del sospetto sollevato dalla vicenda in sé. Di fatto, dinanzi all’assenza di avvisi di garanzia ufficialmente notificati ai diretti interessati, c’è da chiedersi quanto questo atteggiamento possa essere proficuo per un corretto svolgimento per le indagini. E nella ricostruzione delle vicende, è bene ricordare la delicatezza rivestita dalla presunzione di innocenza da rispettare (fino a prova contraria), perché in piccoli centri come i territori coinvolti dall’operazione una parola o una virgola di troppo sono veri e propri detonatori di ordigni esplosivi potenzialmente letali. In attesa di agnelli sacrificali da immolare sull’altare del sensazionalismo, forse, prima di dare un volto al consigliere incriminato, sarebbe meglio concentrarsi sulla gravità già acclarata dell’operato degli otto arrestati, in attesa di altri sviluppi ufficiali.
A. M.