Aidone. Definitive le condanne per Vincenzo Scivoli la convivente e i presunti componenti della sua cosca

cassazioneAidone. La seconda sezione penale della Cassazione ha confermato le condanne ai quattro imputati che erano implicati nell’inchiesta “Nerone” avvenuta ad Aidone dove la cosca guidata da Vincenzo Scivoli, 44 anni, la sua convivente Elena Caruso, 43 anni, avrebbe condizionato le attività imprenditoriali di Aidone chiedendo il pizzo, e chi sgarrava poteva vedere i mezzi di lavoro bruciati. La Mobile ennese e la Dda nissena arrestò Vincenzo Scivoli, disoccupato, difeso dall’avvocato Vincenzo Vitello, condannato in via definitiva a 10 anni e 10 mesi di reclusione; Elena Caruso è stata condannata a sei anni di reclusione in quanto responsabile di estorsione e la stessa condanna è stata applicata a Marco Gimmillaro, aidonese di 41 anni. I due imputati, difesi rispettivamente dagli avvocati Gabriele Cantaro e Carmelo Lombardo, sono stati assolti però dall’accusa di associazione mafiosa.
Una nuova condanna per Riccardo Abati, 50 anni di Piazza Armerina, difeso dall’avvocato Antonio Impellizzeri, è stato condannato a 11 anni e 8 mesi per associazione mafiosa. Per Abati, il Pg della Cassazione aveva accolto per Riccardo Abati, le ragioni del ricorso presentato dall’avvocato Impellizzeri, che aveva chiesto di annullare la sentenza per rideterminare la pena e escludere un’aggravante, ma i giudici romani sono stati irremovibili e hanno confermato la condanna. Vincenzo Scivoli guidava militarmente il suo gruppo e nessuno poteva prendere iniziative per conto proprio perché rischiava l’espulsione dal gruppo; inoltre non aveva problemi a minacciare gli imprenditori, che nei cantieri si trovavano delle bombe incendiarie per far capire che loro volevano il pizzo e non la perdonavano a nessuno. In questo gruppo c’era Ivano Antonio Di Marco, difeso dall’avvocato Sinuhe Curcuraci, che però è stato già condannato in via definitiva a 9 anni di reclusione.