Camminando per le strade di Troina, anche, luogo di memorie

TROINA. Camminando per le strade di Troina, capita di incontrare gente che viene da lontano per vedere i luoghi dove, durante gli anni 1949-1953 della costruzione della diga Ancipa, dei suoi parenti vissero e morirono sul lavoro, nei cantieri e nelle gallerie della diga. Per figli e nipoti di quanti persero la vita per incidenti sul lavoro in quegli anni lontani, Troina è il luogo della memoria di cui sentono il bisogno di venire a vedere almeno una volta nella vita. Accompagnato dal suo amico Mauro Di Ciccio, è giunto ieri a Troina Lucio Benedetti di Rocca di Mezzo, un paesino abruzzese della provincia dell’Aquila. Del Comune di Rocca di Mezzo, Di Ciccio e Benedetti sono, rispettivamente, vicesindaco ed assessore. “Quando il mio amico Mauro mi propose un viaggio in Sicilia, con le rispettive mogli, ho posto una condizione: Troina deve essere una tappa obbligata del nostro viaggio in Sicilia. Troina è il paese in cui, il 5 dicembre 1950, morirono, in una galleria della diga Ancipa, i miei due zii materni: Vito ed Amabile Colarossi”, mi ha detto Lucio Benedetti. Alla memoria dei due sfortunati fratelli Colarossi, che morirono alla giovane età di 26 e 27 anni, il presidente della Repubblica Italiana, Giorgio Napolitano, ha conferito, il 15 dicembre 2008, la medaglia d’oro al merito civile. A leggere il motivo del conferimento dell’onorificenza, la morte eroica dei due giovani fratelli Colarossi è del tipo di quella che il sociologo francese Emile Durkeim, nel suo classico studio sul suicidio, definisce suicidio altruistico: ”A seguito di un’esplosione avvenuta durante la costruzione di una diga, i due fratelli Colarossi non esitavano ad addentrarsi in un galleria satura di gas nel tentativo di soccorrere i colleghi rimasti bloccati nella stessa, ma decedevano per asfissia, sacrificando la vita a più nobili ideali. Luminosa testimonianza di generoso spirito di abnegazione e di nobili sentimenti di fratellanza umana”. I primi troinesi che Lucio Benedetti incontra sono due anziani con i quali s’intrattiene a parlare di quel tragico episodi di 60 anni fa. E’ per Lucio un’emozione forte: “In quei due anziani troinesi, ho avuto la sensazione di incontrare i miei due zii Vito ed Amabile che mi aspettavano da tempo. Se fossero vissuti, i miei due zii avrebbero avuto oggi la stessa età dei due anziani troinesi che ho incontrato nella piazza della parte alta del paese”. La morte di due giovani in un paese lontano è una tragedia per la famiglia e, nei piccolo centri come Rocca di Mezzo dove ci si conosce tutti, per l’intera comunità. Vito ed Amabile erano due giovani di carattere aperto e cordiale che li rendeva simpatici a tutti. Lucio ci parla anche di sua madre e di suo nonno: “Mio nonno ci teneva che i suoi due figli Vito ed Amabile studiassero. Trovò per Vito ed Amabile una sistemazione all’Aquila, dove c’erano le scuole superiori. Mia madre, che era sorella più grande, andò all’Aquila con i suoi due fratelli più giovani per accudirli. Il legame affettivo tra loro tre era molto forte. All’Aquila i miei due zii conseguirono i diplomi di geometra e perito minerario.Erano ancora dei ventenni quando lasciarono Rocca di Mezzo per venire a lavorare nella diga di Troina. La loro morte fu un colpo durissimo per mia madre e mio nonno”. Anche se non era ancora nato quando morirono i sui due zii, Lucio conserva un commovente ricordo di quel grave lutto che colpì la famiglia di sua madre.

Silvano Privitera