Catania. Congresso nazionale Centro Servizi Volontariato

Povertà delle famiglie siciliane e matrimoni combinati tra cittadini stranieri, sono stati i temi portanti di scottante attualità emersi a conclusione dei lavori del primo congresso nazionale organizzato dal Centro Servizi per il volontariato Etneo, in collaborazione con le Facoltà universitarie di Scienze della formazione e Scienze politiche. Per due giorni oltre 200 giovani si sono confrontati con i maggiori esperti dell’area psicologica, sociologica e antropologica declinando tutti gli aspetti più complessi e critici della famiglia. Molto apprezzato l’intervento della professoressa Mara Tognetti Bordogna, dell’università di Milano che ha trattato il tema: “Identità e qualità della vita. Le famiglie straniere in Italia”. I dati emersi evidenziano la forbice tra nord e sud in termini di matrimoni combinati e misti: si va dal 1,9 % al sud al 17% al nord. Complessa e farraginosa la macchina burocratica italiana rispetto alle direttive europee in termini di riconoscimento di matrimoni misti e matrimoni combinati. La Lombardia si riconferma la regione con più matrimoni misti; in tutta Italia ne sono stati registrati 13.000 con punte di 20.000. “Rimane, a giudizio della sociologa, molto sommerso che non è possibile registrare. In crescita anche le unioni poligamiche circa 15.000 anche se c’è il fermo divieto della nostra legislazione, in riferimento all’articolo 556 del codice penale che prevede anche 5 anni di carcere”.
La fotografia sulla stato di salute della famiglia siciliana e italiana è emersa invece dall’intervento della sociologa catanese Rita Palidda che ha affrontato il tema: “Fare famiglia nel mezzogiorno: tra post modernità e sottosviluppo”. L’incidenza della povertà relativa al 2008 attesta le famiglie del nord al 4,9% mentre al sud l’incidenza è del 23,8 per cento. Il reddito medio familiare, secondo una recente ricerca assegna alla Sicilia il titolo di fanalino di coda con un reddito che si aggira intorno ai 26.000 euro annui. La sociologa ha parlato di “famiglie monopersonali”, molti anziani soli e single soprattutto nelle città. Progressivo il calo delle nascite e dei matrimoni. Ci si sposa grandi e il tasso di fecondità è sceso ovunque. Le cause sono tante, molte sono addebitabili alla mancanza di lavoro soprattutto per le donne; “e qui, dice la sociologa, è necessario sfatare un luogo comunque che afferma che quando le donne lavorano non fanno figli”. Per la ricercatrice che ha osservato anche gli altri stati come la Francia e i paesi scandinavi i tassi di natalità sono alti anche per l’occupazione di molte donne. “Dal congresso nazionale del C.S.V.E. è emerso l’appello alle istituzioni a occuparsi di più di famiglia, attraverso un sostegno economico concreto e non a spot, ha dichiarato il direttore Sonia Longo”. “In Sicilia purtroppo si registra una inversione di tendenza rispetto ai dettami europei; all’invito “More and better job” nella nostra terra , ha concluso Rita Palidda, c’è “poco e cattivo lavoro”, per l’alto tasso di irregolari e per il precariato. Quando la povertà colpisce i giovani si ipoteca il futuro, allora la famiglia diventa il vero punto di riferimento certo in termini di centrale educativa che va sempre più potenziata e rilanciata. Le conclusioni del congresso sono state affidate a Mario Raspagliesi, referente del distretto “Catania – Città” del Centro servizi per il volontariato etneo.