Consiglio comunale Troina chiede gestione servizio idrico

TROINA. Come prevede la legge regionale n. 1 del 2004, che regola l’iniziativa legislativa d’iniziativa popolare e dei consiglio comunali, il Comune di Troina ha trasmesso alla Segreteria dell’Assemblea Regionale Siciliana (ARS) la Delibera n. 93 del 23 dicembre 2009 con la quale il Consiglio Comunale ha fatto propria la proposta di legge d’iniziativa popolare e dei Consigli Comunali per restituire all’amministrazione pubblica la gestione del servizio idrico integrato. Sono 70 i Consigli Comunali siciliani che hanno fatto fatti propria la proposta di legge per ripubblicizzare la gestione dell’acqua nella Regione Siciliana. La prima delibera consiliare contenente questa proposta di legge è stata depositata presso la Segreteria dell’ARS il 2 dicembre 2009. Il termine di presentazione delle delibere consiliari con tale proposta di legge scadrà il 2 marzo. I promotori di quest’iniziativa sono soddisfatti perché, con 70 i Consigli Comunali che hanno approvato la proposta di legge da sottoporre all’ARS, hanno superatro la soglia minima di 40 Consigli Comunali e di 500 mila abitanti. L’obiettivo è di raggiungere 1 milione di abitanti, come dichiara il sindaco del Comune di Palma di Montechiaro, componente del Coordinamento nazionale degli Enti Locali per l’acqua bene comune e la gestione pubblica del servizio idrico: “Sappiamo che altri Comuni sono in procinto di deliberare; con un ulteriore impegno da parte di tutti, è possibile portare all’ARS la proposta di legge presentata da Comuni che rappresentino un milione di abitanti, dando in tal modo più forza alla proposta stessa che, per altro, ha già ricevuto il consenso preventivo di tutti i capigruppo all’ARS”. Non sarà una battaglia facile quella che i 70 consigli comunali hanno ingaggiato per riportare sotto il diretto controllo pubblico la gestione delle acque. Attorno alla privatizzazione della gestione del servizio idrico si è costituito un forte blocco di interessi di gruppi imprenditoriali privati e di settori del ceto politico, che si ispirano a quelle correnti di pensiero liberista, che vedono nel mercato, sottratto persino al più debole controllo pubblico, l’unico ed esclusivo regolatore della società e dell’economia. Per questi, l’acqua è una merce come un’altra da cui si deve trarre solo profitto. Quelli che non condividono tali posizioni pensano che l’acqua sia invece un bene pubblico essenziale, che deve essere sottratto alla logica del profitto e di mercato per poterlo garantire a tutti.

Silvano Privitera