Convegno a Piazza Armerina per ricordare lo storico Ignazio Nigrelli

Venerdì 16 gennaio 2026, l’Università Popolare “Ignazio Nigrelli” di Piazza Armerina, a 100 anni dalla nascita di Ignazio Nigrelli, ricorderà la figura dello storico e ambientalista siciliano al quale l’associazione è stata intitolata nel novembre 2000, pochi mesi dopo l’improvvisa scomparsa. Co-organizzatrice dell’incontro è la sezione di Italia Nostra di Piazza Armerina.

A ricordare la figura di Nigrelli saranno: Salvo Adorno, storico dell’Università di Catania e Presidente nazionale della Società Italiana di Storia Ambientale; Leandro Janni, architetto, docente e Presidente regionale di Italia Nostra Sicilia dal 2004 al 2025; Giuseppe Anzaldi, Presidente di Italia Nostra, sezione di Piazza Armerina dal 2000.

Ignazio Nigrelli era nato a Leonforte l’11 gennaio 1926 ma, seguendo il padre, cantoniere che doveva abitare nei caselli dislocati lungo le strade statali, ha vissuto tra Leonforte, Enna, Licata e Gela, città dove aveva conseguito la licenza liceale, prima di iscriversi all’Università di Catania dove si sarebbe laureato in Lettere nel 1951. Dalla fine degli anni ‘40 ha sempre vissuto a Piazza Armerina.

Intellettuale tra i più noti della Sicilia centrale si è dedicato agli studi storici, alla politica e all’ambientalismo dando priorità a uno o all’altro di questi interessi nelle diverse fasi della sua vita.

Iscritto al PCI fin dal 1946 nei primi 15 anni dopo la fine della guerra si concentra sia sugli studi di storia medievale, ai quali aveva dedicato anche la tesi di laurea sulla fondazione federiciana di Gela, sia alla militanza politica partecipando, tra l’altro, all’occupazione delle terre nella piana di Gela tra il ‘52 e il ‘53 con Paolo La Rosa e Pio La Torre e poi come consigliere comunale a Piazza Armerina e dirigente provinciale a Enna.

Sono anni caratterizzati dalle lotte per i diritti dei lavoratori nelle miniere e nelle campagne, ma soprattutto dalla battaglia contro la speculazione edilizia prodotta negli anni del boom con il sostegno della classe politica al governo cittadino e a sostegno della necessità di dotare la città di un Piano regolatore. Ma sono anche gli anni della battaglia contro la costruzione di una struttura residenziale per sacerdoti addossata al Gran priorato di Sant’Andrea, monumento romanico dell’XI secolo.

Dal punto di vista dell’attività di ricerca, accanto alla storia delle origini di Gela medievale, riveste particolare importanza lo studio dei Fasci siciliani nelle miniere pubblicato nel 1958 da Feltrinelli che gli valse anche la partecipazione a un documentario di due puntate della RAI andato in onda nel 1980.

A metà degli anni ’70 lascia la politica attiva e riprende con intensità gli studi storici ai quali affianca l’attività pubblicistica come collaboratore alle pagine culturali del quotidiano l’Ora di Palermo e la militanza ambientalista, fondando nel 1977 la sezione di Italia Nostra che, pur avendo sede a Piazza Armerina, avrà competenza per l’intera provincia di Enna. A questi anni risalgono alcuni dei suoi libri più importanti: da “Piazza Armerina medievale” del 1983, ai due libri dedicati ai gesuiti nel ’700 (“Filippo Arena e la cultura scientifica del Settecento in Sicilia” del 1991 e “La cultura scientifica e i Gesuiti nel Settecento in Sicilia” del 1992) fino a “Per non dimenticare. Testimonianze di reduci della Seconda Guerra Mondiale di Piazza Armerina” pubblicato poco prima della morte e accompagnato da una video cassetta che raccoglie le testimonianze dei superstiti di quella stagione, disvelando la partecipazione significativa di siciliani alla Resistenza.

Accanto alle opere esito della sua attività di ricerca, meritano di essere ricordate le prime due guide turistiche della “città dei mosaici” pubblicate per conto dell’Azienda Autonoma di Soggiorno e Turismo nel 1972 e nel 1978 e il volume del Touring Club Italiano dedicato alla provincia di Enna edito poco dopo la sua scomparsa nel 2000.

Nel 1989, viene eletto Presidente del Consiglio Regionale Siciliano di Italia Nostra, carica istituita in quell’anno e che ricoprì fino al 1996.

Alla sua attività di ambientalista, svolta con una costante attenzione alla ricerca scientifica e alla divulgazione soprattutto in ambito scolastico, si deve, tra l’altro, l’istituzione delle riserve naturali in provincia di Enna e la lunga battaglia (insieme a WWF e Legambiente) per la difesa del lago di Pergusa; il contributo ai lavori del Comitato Stato-Regione-Enti Locali-Ambientalisti per l’esame del Piano di Risanamento dell’area ad elevato rischio ambientale di Gela e all’avvio delle attività del Ente parco minerario di Floristella-Grottacalda, istituito nel 1995 e di cui è stato vice presidente del Comitato Tecnico Scientifico.

Le città di Piazza Armerina e di Gela gli hanno dedicato rispettivamente un viale e una piazza.

Hanno scritto di lui:

Nino Bivona (1997):

“Anzitutto, l’esemplare chiarezza del vero maestro. Ignazio Nigrelli ci espone alcuni principi della sua formazione di storico con semplici e lapidarie parole. Non ci vuole molto per comprendere che ci si trova a confronto con un intellettuale che ha sostituito all’esibizione dei galloni, la pratica severa della scienza”.

Gaia Pallottino (2000), segretaria nazionale di Italia Nostra ai tempi della scomparsa di Nigrelli: “Ignazio Nigrelli ha profuso passione e grande impegno in tutti i ruoli che la vita gli ha offerto, ma soprattutto in quello del volontariato in Italia Nostra che considerava uno strumento importante perché riesce a rappresentare aspetti, bisogna aspettative che possono dare linfa e più spessore alla democrazia e alla vita pubblica”.

Giuseppe Pagnano (2010), professore ordinario e direttore del Dipartimento ASTRA dell’Università di Catania:

“Un autore emblematico del quadro degli odiosi siciliani nella seconda metà del secolo scorso […] uno studioso di grande spessore che ha incarnato per mezzo secolo, la figura complessa e severa del ricercatore occupato, con la stessa passione, nella ricerca storica, nella difesa dell’ambiente e nell’impegno politico”.

Giuseppe Giarrizzo (2010), professore ordinario e preside dal 1968 al 1999 della Facoltà di Lettere dell’Università di Catania:

“Data dal 1957, un’amicizia, fatta di rade frequentazioni (maggiori le mie nella sua Sicilia), ma cementata dalla comune illusione di poter giovare alla cultura e all’umanità anche attraverso un impegno diretto in politica. E quando poi contavamo le cicatrici che segnavano la nostra fragile pelle di intellettuali siciliani, Nigrelli non si rassegnò a rifarsi uomo di studio e di scuola: scese con lo studio del territorio l’appassionata di festa dell’ambiente-indifferente, ora che i figli erano cresciuti, minacce e pericoli. […] dagli anni 80 nella storiografia della Sicilia medievale egli sarà per definizione lo storico dell’ambiente: in cui storia e natura (clima, etc.) sono alla costante ricerca di nuovi, difficili, equilibri”.

Leandro Janni (2021), architetto, docente di Storia dell’arte, presidente regionale di Italia Nostra Sicilia dal 2004 al 2025:

“La scoperta della Gela medievale si deve a Ignazio Nigrelli. A questo tema dedicò la sua tesi di laurea sotto la guida della più grande medievista italiana della metà del secolo, Gina Fasoli. Ne derivò un saggio, pubblicato su Siculorum Gymnasium, che gli storici ritengono irrinunciabile per comprendere la politica di fondazioni dell’imperatore: “La fondazione federiciana di Gela ed Augusta nella storia medievale della Sicilia”, nel 1953. Tornò sul tema quasi 40 anni dopo partecipando alle giornate di studi dedicate a Federico II, che si svolsero a Gela nel 1990. In quell’occasione, come sottolineò dieci anni fa Giuseppe Giarrizzo, suo grande estimatore, avendo spostato la sua attenzione di storico alla storia dell’ambiente, rimise in discussione le sue teorie giovanili, spiazzando tutti i presenti, ma ponendosi di nuovo al centro della riflessione sulla storia medievale della Sicilia Centro Orientale oltre che di Gela. Successivamente, con il libro scritto con Liliane Dufour nel 1997 (“Terranova: destino della città federiciana”) diede, sempre per citare Giarrizzo, una esemplare lezione storiografica”.