Enti locali, Asael: “Ddl all’Ars è un’occasione persa, serve una riforma organica”

di Massimo Greco e Matteo Cocchiara

In merito al Ddl all’esame dell’Ars, ecco l’intervento del presidente dell’Asael – associazione siciliana amministratori enti locali, Matteo Cocchiara, e di Massimo Greco, esperto dell’associazione ed editorialista di ViviEnna.

Il disegno di legge che sarà trattato dall’Assemblea Regionale Siciliana in questi giorni rappresenta l’ennesima occasione persa per i nostri enti locali. Il ddl si occupa solo di questioni che ineriscono alla sfera di chi rappresenta gli enti locali e non anche di cosa dovrebbero rappresentare oggi gli enti locali.

Cosa affronta il Ddl

E’ certamente utile affrontare le questioni del 3° mandato, dell’incompatibilità della carica di assessore con quella di consigliere e del consigliere supplente così come è altrettanto utile assicurare una quota minima di rappresentanza di genere nelle giunte comunali, tuttavia ha poco senso occuparsi solo dei “conducenti” lasciando inalterate le condizioni di funzionamento della “macchina” alla cui guida sono preposti.

La maggior parte dei Comuni siciliani svolge ormai compiti e funzioni di “sopravvivenza istituzionale” e non solo per le note difficoltà finanziarie. E’ il “tridente ordinamentale”, costituito da popolazione, sovranità e territorio, che rischia di scollarsi in modo irreversibile.

Le criticità: crisi demografica e questione Aree interne

La popolazione, compresa quella delle aree metropolitane, è in crisi demografica e la questione delle aree interne è diventata una vera piaga sociale. La sovranità è sempre più rappresentata dall’Idra di Lerna, quel mostro acquatico della mitologia al quale spuntavano due teste ogni volta che se ne tagliava una.

La confusione istituzionale

I servizi essenziali dei Comuni, alcuni dei quali vitali, sono infatti da anni decentrati in confuse e disordinate governance multilevel (liberi consorzi comunali, città metropolitane, società di regolamentazione rifiuti, assemblee territoriali idriche, unioni di comuni, distretti socio-sanitari, aree urbane funzionali, gruppi di azione locale, parchi naturali etc.) che rispondono solo a sfocati ed incontrollati indirizzi politici.

Da lustri il territorio non rappresenta più l’interfaccia delle comunità esponenziali e l’imposizione coatta di confini amministrativi finisce solo per generare fenomeni repulsivi e risposte inadeguate alle nuove sfide.

Verso l’instabilità

La prossima primavera si andrà al rinnovo di numerosi Comuni, l’esito dei quali si ripercuoterà anche sulle labili governance dei costituiti enti di area vasta. In tale contesto, il mantenimento della doppia carica di Sindaco della città metropolitana e di Sindaco del rispettivo capoluogo di provincia, già censurato dalla Corte Costituzionale, è destinato a creare instabilità in un ente che cerca faticosamente di ritornare in vita dopo undici lunghi anni di commissariamento.

La via di uscita

Sarebbe stato opportuno, se non necessario, condividere con le rappresentanze degli enti locali, magari all’interno di quel Consiglio Regionale delle Autonomie Locali che solo in Sicilia non si vuole istituire, una riforma organica per assicurare stabilità al sistema delle autonomie locali, tenendo conto dei principi ispiratori contenuti nelle leggi regionali n. 1/79 (sul trasferimento di funzioni ai Comuni) e n. 7/92 (sull’elezione diretta del Sindaco). Seneca ci ricorda che: “Non c’è vento favorevole per il marinaio che non sa verso quale porto dirigersi”.