La frana a Niscemi nel racconto di un ennese: “Temevo di non tornare a casa”

«Per qualche minuto ho pensato che non saremmo più tornati a casa». La voce è ancora tesa, anche ora che tutto è finito. L’uomo, originario di Enna, si trovava a Niscemi insieme alla moglie per una semplice visita ad amici. Una giornata normale, trasformata all’improvviso in un’esperienza di paura pura.
«Abbiamo sentito un rumore strano, profondo, come se il terreno si stesse spezzando sotto i piedi. La gente correva, qualcuno urlava di andare via. In quel momento non capisci nulla, sai solo che devi scappare». Le strade chiuse, la confusione, le indicazioni frammentarie hanno reso quei minuti interminabili. «Guardavo mia moglie e pensavo solo a portarla via da lì. Quando siamo riusciti a rientrare a Enna insieme è stato un sollievo enorme. Siamo stati fortunati».


La frana che isola Niscemi

Quella paura ha un nome preciso: frana. L’ennesimo smottamento ha colpito la strada provinciale 10 Ponte Olivo, imponendo la chiusura immediata al traffico. Un provvedimento inevitabile, ma dalle conseguenze pesantissime. Nel giro di poche settimane è il secondo collegamento a venire meno, dopo la provinciale 12, già resa impraticabile da un cedimento precedente. Due arterie fondamentali, oggi entrambe interdette. Sono le uniche vie di accesso alla statale Catania-Gela. Senza di esse, Niscemi resta praticamente isolata.


L’ordinanza del sindaco

La chiusura è stata disposta con ordinanza dal sindaco Massimiliano Conti, chiamato a decidere in un contesto senza alternative. Le piogge hanno aggravato una situazione geologica già compromessa. I tecnici parlano di un fronte franoso esteso per chilometri lungo il versante orientale dell’abitato, un movimento lento ma continuo che ha reso necessaria l’evacuazione immediata di circa mille persone.


L’accoglienza degli sfollati

La palestra comunale “Pio La Torre” è stata trasformata in centro di accoglienza. Qui vengono registrati gli sfollati — diverse centinaia — e coordinate le prime forme di assistenza per chi non ha soluzioni abitative alternative. Il Centro operativo comunale è attivo 24 ore su 24, in stretto raccordo con Protezione civile, forze dell’ordine e tecnici regionali.


Il governo segue l’emergenza

Da Roma è arrivato l’intervento del ministro per la Protezione civile, Nello Musumeci, che segue costantemente l’evolversi della situazione e ha disposto l’invio di un team di specialisti a supporto delle strutture locali. Le alterazioni del terreno, ha spiegato, “si sono accentuate nelle ultime ore”, rendendo necessarie evacuazioni precauzionali e un monitoraggio continuo dell’area.


La Regione in campo

Anche la Regione Siciliana ha attivato la macchina dell’emergenza. Il presidente Renato Schifani mantiene un filo diretto con il capo della Protezione civile regionale, Salvo Cocina, incaricato di coordinare gli interventi urgenti sul posto. L’obiettivo è garantire la sicurezza dei cittadini e lavorare al ripristino dei collegamenti viari, consapevoli che l’isolamento rappresenta una minaccia concreta per la tenuta economica e sociale della città.


La voce del territorio

Ma dietro i comunicati ufficiali c’è una comunità che vive ore di angoscia. Il sindaco Conti non usa mezzi termini: la situazione è “drammatica” e non può essere sottovalutata. Le evacuazioni sono state disposte mentre il fenomeno era ancora in atto, per evitare conseguenze irreparabili. Ai cittadini chiede responsabilità: niente curiosi oltre le transenne, niente allarmismi inutili.
«Non ci sono feriti, ed è la notizia più importante», sottolinea, «ma i danni alle abitazioni sono seri e il senso di isolamento è pesantissimo». Niscemi, aggiunge, è “quasi isolata”, colpita da una ferita che si aggiunge a fragilità mai davvero risolte.

Nelle prossime ore sono previsti nuovi incontri istituzionali con il coinvolgimento della Prefettura di Caltanissetta e dei vertici delle forze dell’ordine. Sul tavolo non c’è solo la gestione immediata dell’emergenza, ma una domanda più ampia: quale futuro per un territorio che continua a franare?
Perché quanto sta accadendo a Niscemi non è un episodio isolato, ma il segnale di una fragilità strutturale che chiede risposte durature. E mentre i tecnici monitorano il terreno e le istituzioni promettono interventi, la popolazione resta in attesa, sospesa tra paura e speranza.