“Ingegneri: 33, 33 e 33” quando la ripartizione dei soldi sembra una scena di Benigni e Troisi

Nel surreale Medioevo di Non ci resta che piangere, Leonardo da Vinci distribuiva cifre con leggerezza geniale a due improbabili tecnici del futuro, interpretati da Massimo Troisi e Roberto Benigni.

Oggi, però, non c’è poco da sorridere. Quei “33, 33 e 33” diventano milioni di euro, assegnati dal Governo nazionale a Sicilia, Calabria e Sardegna per fronteggiare i disastri causati dal ciclone Harry. Una ripartizione aritmeticamente perfetta, politicamente esplosiva, umanamente insufficiente per territori che ancora contano ferite aperte, frane, strade spezzate e comunità in ginocchio.

I soldi ripartiti

Il Consiglio dei ministri ha deliberato uno stanziamento complessivo di 100 milioni di euro, poco più di 33 milioni per ciascuna Regione colpita. Una prima risposta all’emergenza, secondo l’esecutivo. Un’“elemosina”, secondo le opposizioni. In Sicilia, dove i danni stimati dai Comuni superano il miliardo di euro, la distanza tra cifre e bisogni reali appare abissale.

La situazione nell’Ennese

Particolarmente critica la situazione nell’Ennese, uno dei territori più colpiti dal ciclone Harry. Smottamenti, dissesti idrogeologici, viabilità compromessa e infrastrutture danneggiate hanno isolato intere aree interne, aggravando una fragilità strutturale già nota. In diversi Comuni si continua a intervenire in regime di emergenza, mentre famiglie e imprese attendono risposte certe sui tempi e sulle risorse per la ricostruzione.

L’attacco di Faraone

Su questo scenario si innesta l’attacco durissimo di Davide Faraone, vicepresidente di Italia Viva, che affida ai social una denuncia senza sconti:

“Un miliardo di euro di danni per l’uragano stimati dai comuni. E il governo Meloni per la Sicilia stanzia 33 milioni: un’elemosina. E Schifani dichiara pure la sua soddisfazione”.

Faraone punta il dito contro Palazzo Chigi, accusando l’esecutivo di aver bloccato 1,3 miliardi di Fondi di sviluppo e coesione per il Ponte sullo Stretto, mentre l’Isola “affonda”. Nel mirino anche l’assenza della presidente del Consiglio dai territori colpiti, il silenzio su emergenze come quella di Niscemi e una classe dirigente nazionale più impegnata, a suo dire, in passerelle e manovre politiche che nel confronto con le emergenze reali. “Non è distrazione – conclude Faraone – è una scelta politica precisa”.

Il ministro Musumeci

Di segno opposto la posizione del ministro per la Protezione civile e le Politiche del mare, Nello Musumeci, che da Cagliari, durante un sopralluogo nelle zone devastate dal ciclone in Sardegna, difende l’impostazione del Governo. “Non daremo denaro da tenere immobilizzato – spiega – ma man mano che si andrà avanti con i cantieri, questi saranno finanziati, fino a quando sarà ricostruita l’ultima struttura distrutta”.

Per Musumeci, i 100 milioni rappresentano un primo step: anticipazioni per le spese già sostenute dai Comuni, in attesa di un quadro progettuale più definito. Serviranno progetti dettagliati, priorità chiare e cantieri avviati per sbloccare ulteriori risorse. Un approccio che guarda anche al futuro, perché – avverte il ministro – eventi come il ciclone Harry sono destinati a ripetersi con maggiore frequenza e impongono una strategia preventiva, non solo emergenziale.

Tra l’ironia amara di una citazione cinematografica e la durezza della realtà, resta un dato: 33 milioni possono forse avviare la macchina della ricostruzione, ma difficilmente bastano a restituire sicurezza e prospettive a territori che chiedono molto più di una divisione in parti uguali.