Curarsi lontano da casa: Enna simbolo della fuga dei malati siciliani e volano i costi della sanità
Enna-Cronaca - 09/02/2026
«Non si parte per vacanza, ma per curare una figlia»: il dramma di Nora e la fuga dalla sanità locale
Quando Tano Franzone racconta di settimane tra ospedali di Siena, Padova e Roma per le cure della figlia Nora, colpita da retinoblastoma, mette a fuoco una realtà che non è solo tragica ma sistemica. Non si tratta della singola storia di una famiglia, ma di migliaia di persone che ogni anno scelgono o sono costrette a uscire dalla Sicilia per trovare risposte sanitarie adeguate. (citazione dal testo fornito dall’utente)
Un’esodo che pesa economicamente: cifre e numeri sulla migrazione sanitaria siciliana
Secondo il report della Fondazione Gimbe, la mobilità sanitaria interregionale in Italia ha raggiunto quota circa 5 miliardi di euro nel 2022, la cifra più alta mai registrata. Di questi, una parte consistente è rappresentata da pazienti del Sud che si rivolgono ad altre regioni italiane. La Sicilia è tra le regioni più penalizzate: nel 2022 registra un saldo negativo della mobilità sanitaria di oltre 241,8 milioni di euro. Ciò significa che le risorse finanziarie lasciano l’Isola per curare i suoi cittadini altrove, rendendo il fenomeno economicamente insostenibile.
I dati
Saldo negativo mobilità sanitaria Sicilia: -241,8 milioni nel 2022. Cittadini siciliani curati fuori Regione: decine di migliaia ogni anno, con costi che pesano sui bilanci regionali.
Dove vanno i pazienti siciliani?
I flussi di migrazione sanitaria vedono la Sicilia in uscita verso Regioni del Nord con sistemi ospedalieri più strutturati, attrezzati e con tempi di attesa in generale inferiori. Le principali destinazioni sono: Lombardia
Emilia-Romagna e Veneto. Queste tre Regioni raccolgono la maggior parte delle risorse e dei pazienti provenienti dal Sud, confermando una forte attrattività sanitaria che è anche economica.
Le cifre che fotografano il divario Nord Sud
Nel 2023, la spesa della Sicilia per la mobilità sanitaria passiva ha superato i 220,9 milioni di euro, un valore che colloca l’Isola tra le prime cinque Regioni italiane per perdita economica legata alla migrazione sanitaria. Lombardia, Emilia-Romagna e Veneto guidano da sole la classifica delle regioni che attraggono pazienti, grazie a specializzazioni avanzate, tecnologie moderne, tempi di attesa più rapidi e una reputazione clinica consolidata. Queste disparità non sono casuali: non si tratta solo di scelta libera dei pazienti, ma di una capacità del sistema regionale di garantire cure tempestive e adeguate a prescindere dalla gravità della patologia, elemento cruciale per famiglie costrette come quella di Nora a trasferte medicalmente lunghe.
La sanità siciliana a confronto con le altre regioni
La mobilità sanitaria è spesso vista come un indicatore della capacità di un sistema sanitario di soddisfare i bisogni dei cittadini. Secondo l’Agenas, in Italia si registrano circa 668 mila ricoveri interregionali pari a quasi 2,9 miliardi di euro complessivi; di questi, oltre l’80% si spiega con la mobilità reale, cioè la ricerca di cure non disponibili in loco. La Sicilia, insieme ad altre regioni del Sud, mostra un indice di attrattività di poco superiore all’1 %, tra i più bassi a livello nazionale, segno che il sistema non è percepito come capace di rispondere pienamente ai bisogni dei propri residenti.
Il cuore del problema: carenza di medici e specialisti
Uno dei punti di maggiore criticità è la scarsa disponibilità di personale medico. La Regione ha avviato procedure straordinarie per reclutare personale dall’estero, cercando di colmare gap importanti nei reparti ospedalieri. La richiesta di medici in Sicilia arriva a oltre 1.400 unità mancanti: anestesia e rianimazione, pronto soccorso, cardiologia, chirurgia generale, gastroenterologia, ginecologia, neurologia, ortopedia, pediatria e psichiatria sono tra le aree con maggior carenza.
Solo adottando misure straordinarie si tenta di arginare la crisi, con l’impiego di personale straniero e procedure di assunzione rapide, ma la domanda supera ancora di gran lunga l’offerta.
La provincia di Enna dove la sanità è fragilità quotidiana
La sanità provinciale ennese vive le stesse difficoltà strutturali, amplificate dalla dimensione territoriale e dai limiti infrastrutturali. Anche qui l’ASP di Enna convive con la carenza di personale medico, tanto che sono stati prorogati i contratti di 30 medici nei pronto soccorso di Enna, Nicosia e Piazza Armerina per garantire continuità assistenziale.
La carenza strutturale di medici è una delle ragioni principali che spinge molti pazienti a rivolgersi a strutture esterne alla provincia o alla Regione, soprattutto per patologie complesse o che richiedono specialisti non sempre disponibili sul territorio. La direzione dell’ASP ha dichiarato l’impegno per potenziare e differenziare l’offerta sanitaria territoriale, ma si tratta di processi lunghi che dipendono da risorse, personale e riorganizzazione dei servizi.
Le sofferenze
Le criticità maggiori si registrano al Pronto soccorso ma, come denunciato dal Comitato Pro Chiello, sussistono dei problemi nella struttura di Piazza Armerina, balbettante, usando un eufemismo, in Cardiologia, addirittura un anno fa Ortopedia andò in tilt perché si ammalò l’unico medico dirigente, per cui furono sospesi i ricoveri e gli interventi operatori. In generale, per le patologie complesse, oncologiche e pediatriche, la provincia non dispone di reparti iperspecializzati, costringendo le famiglie a spostarsi.
Le conseguenze sociali di una sanità che non basta
Per molte famiglie siciliane, la realtà quotidiana è fatta di: viaggi continui per visite, terapie o interventi, come denunciato da Franzone. Costi non sempre rimborsabili integralmente dallo Stato regionale, con contributi spesso limitati a un solo accompagnatore e al giorno della visita. Carico emotivo e logistico enorme, soprattutto per chi vive con patologie croniche o infantili.
Conclusione: tra diritti alla salute e divari regionali
La migrazione sanitaria è più di un fenomeno statistico: è un segnale che qualcosa nel sistema di tutela sanitaria regionale non garantisce pienamente il diritto alla salute. I dati sul saldo negativo, i flussi verso il Nord, la carenza di medici e specialisti, e l’esperienza diretta delle famiglie mostrano un quadro complesso in cui la Sicurezza Sociale di un’intera comunità rischia di indebolirsi.
La testimonianza di chi parte non per scelta, ma per necessità, non può essere ignorata: è una voce che interpella le istituzioni e richiama la politica alla responsabilità di garantire un sistema sanitario capace di curare, vicino a casa, ogni cittadino siciliano.